Name
Carlo Tronchetti
Organisation Name
Sopr. Beni Archeologici province di Cagliari-Oristano

Season Director

  • AIAC_1133 - Truncu ‘e Molas - 2007
    Il sito a Truncu ‘e Molas è stato indagato come parte del Terralba Rural Settlement Project che studia antichi siti rurali nella Sardegna centro-occidentale tra il VI e il II sec. a.C. al fine di migliorare la comprensione dell’economia agricola della Sardegna nel contesto più ampio della rete coloniale cartaginese. Dopo prospezioni geofisiche estensive, raccolta intensiva di superficie e uno scavo di limitate proporzioni nel 2003 e nel 2004, lo scavo nel 2007 ha riportato alla luce elementi della superficie ben conservata dell’edificio punico originario. Esso ha anche mostrato che recenti attività agricole hanno danneggiato il sito proprio al di sotto del pavimento originale. Queste strutture trovate al di sotto della sub-superficie includono due pozzi, una doppia pressa per vino e uno spazio domestico destinato all’immagazzinamento realizzato con anfore riciclate. Tuttavia sono sopravvissuti sufficienti filari di pietra per avere una pallida idea della pianta del sito. La ricognizione ha riportato alla luce un’importante evidenza di attività agricole, come la produzione di vino (torchio vinario, strumenti da potatura) e resti della stessa coltivazione (acini d’uva). Inoltre i rinvenimenti ceramici gettano luce sulla vita domestica, visto che è stata rinvenuta una gran quantità di vasi da cucina e da conserva. Particolarmente degno di nota è la ricca evidenza ambientale che è stata rinvenuta e che getta maggiore luce sulla vita e sul lavoro in una dimora rurale della Sardegna punica. Nel complesso questi risultati aggiungono significanza alla nostra conoscenza delle pratiche agrarie e dello stile di vita domestica nelle comunità puniche rurali. Segnalando l’importanza di un prodotto agricolo destinato alla vendita, come il vino nell’economia rurale locale, questi risultati minano la visione convenzionale che la produzione punica rurale in Sardegna si concentrava esclusivamente sui cereali.

Season Team

  • AIAC_1133 - Truncu ‘e Molas - 2009
    The is no summary for this season.
  • AIAC_2543 - Pauli Stincus - 2010
    Il sito di Pauli Stincus è stato indagato nell’ambito del progetto Terralba che indaga le modalità organizzative e produttive dell’insediamento rurale di età punica nel Terralbese, nell’entroterra del Golfo di Oristano (Sardegna centro occidentale). A seguito di sistematiche raccolte di superficie e prospezioni geofisiche condotte nel 2004 (giugno), il sito è stato scavato integralmente nel corso di tre settimane fra giugno e luglio 2010. Nonostante le continue attività agricole dei decenni passati abbiano notevolmente compromesso lo stato di conservazione dei resti archeologici, lo scavo ha chiaramente messo in evidenza due fasi di vita di un complesso rurale a permanente funzione abitativa e destinato ad attività agrarie. L’articolazione del complesso, solo parzialmente incluso nel campo indagato (ca 30 x 10 m), appare composta da un edificio centrale con un cortile interno e da varie dipendenze. La potenza dei muri riferibili alla seconda fase dell’edificio centrale suggerisce l’esistenza di un secondo piano. Intorno al corpo principale si estendeva un cortile esterno, almeno in parte, ma probabilmente del tutto, circondato da un muro esterno. Nel cortile si trovavano, interrate, varie discariche. Direttamente fuori dal perimetro è stata attestata una zona intensivamente coltivata in età punica, probabilmente identificabile come l’orto dello stabilimento. I materiali ricuperati negli strati non disturbati sono per la maggior parte di tipologie puniche e distinti da impasti grossolani. In attesa dell’accurato studio dei reperti (giugno 2011), è comunque evidente che si tratta prevalentemente di oggetti domestici come pentole, bacini e contenitori di uso produttivo come anfore. Sono stati riscontrati anche vari frammenti di tabuna (fornelli da pane). La stragrande maggioranza dei reperti fittile è di produzione locale. Non mancano tuttavia oggetti di importazione, in particolare anfore, per lo più di tipologia punica, e ceramica fine in vernice nera. Questi materiali indicano che il complesso fu occupato nel corso della prima metà del IV secolo a.C. e verosimilmente abbandonato verso la fine del II secolo a.C. Il momento di ristrutturazione del complesso, a cui riferire la seconda fase edilizia, rimane da precisare. Una piccola concentrazione di materiali di età romana imperiale in un’area precisa del sito riflette l’uso continuato della zona anche ben dopo l’abbandono della struttura punica. Studi geomorfologici e pedologici condotti nei dintorni del sito attestano un dinamico paesaggio fisico interessato da attivi processi fluviali e lagunari, dove fertili zone agricole coesistevano con dune di sabbia. L’insediamento è situato su un alto morfologico che sovrasta una depressione nota come area paludosa nel secolo scorso, dalla quale deriva il toponimo del sito. Lo scavo ha pienamente confermato l’interpretazione preliminare del sito come fattoria punica ed ha anche mostrato stringenti similarità con il vicino insediamento rurale di Truncu ‘e Molas, scavato e studiato dal Progetto Terralba negli anni 2007-09.
  • AIAC_2543 - Pauli Stincus - 2011
    In seguito allo scavo e gli studi geomorfologici e pedologici del 2010, la campagna del 2011, svoltasi durante tre settimane fra giugno e luglio 2011, è stata dedicata alla catalogazione, campionatura ed analisi dei reperti ricuperati dallo scavo. La stragrande maggioranza dei materiali è costituita da reperti fittili: da un totale di 31 US, sono stati esaminati 5.545 frammenti ceramici (172,5 kg in peso). Di tutti questi frammenti è stato identificato il cosiddetto fabric ceramico, ossia impasto, con riferimento a una tipologia di impasti già esistenti per questa zona della Sardegna (si veda http://www.facem.at/map/). Inoltre sono stati documentati in dettaglio 1.028 reperti tramite fotografie, descrizioni, anche tipologiche, e disegni. Le analisi dei fabric confermano che la maggior parte dei reperti fittili sono di produzione locale, visto che 4.006 frammenti, cioè 72% del totale analizzato, sono stati identificati come manufatti locali (fabric A). Al livello formale, il materiale ceramico è quasi esclusivamente di tipologie puniche, per lo più oggetti domestici come coppe, pentole e bacini e di forme da uso produttivo come anfore. Sono anche stati riscontrati vari frammenti di ‘tannur’, che sono piccoli fornelli da pane. Anche la maggior parte della ceramica fine da tavola sembra di produzione sarda. Non mancano tuttavia materiali di importazione come anfore provenienti dalla penisola italica e dal Nord Africa, così come ceramica fine da mensa (prevalentemente a vernice nera) importata dall’Italia e dalla Grecia. Una serie di anfore e pentole sono infine state campionate per analisi chimiche di residui grassi (mass spectrometry-based metabolomics) con l’obiettivo di identificare il loro uso. Fra i reperti non ceramici spiccano soprattutto varie monete, tutte puniche. L’insieme di questi materiali indica che il complesso fu occupato intorno alla prima metà del IV secolo a.C. e verosimilmente abbandonato alla fine del II secolo a.C. Il momento di ristrutturazione del complesso rappresentata dalla seconda fase edilizia, rimane da precisare. Una piccola concentrazione di materiali di età romana imperiale in un’area precisa del sito riflette l’uso continuato della zona anche ben dopo l’abbandono della struttura punica. Gli studi geomorfologici e pedologici condotti negli immediati dintorni del sito di Pauli Stincus nel 2010 sono stati seguiti da una prospezione pedologica nel 2011. Questa indagine ha interessato un’ampia zona del Terralbese, confermando sostanzialmente la ricostruzione di un dinamico paesaggio fisico interessato da attivi processi fluviali e lagunari, dove fertili zone agricole coesistevano con dune di sabbia. In conclusione, le indagini hanno pienamente confermato l’interpretazione preliminare del sito come fattoria punica ed ha anche mostrato stringenti similarità con il vicino insediamento rurale di Truncu ‘e Molas, scavato e studiato dal Progetto Terralba negli anni 2007-09.
  • AIAC_93 - Nora, Tempio romano - 2003
    The city was founded by the Phoenicians on the promontory of Capo di Pula in the course of the eighth century BC. The first establishment is located in the area of the forum of the Roman city and a shrine is found on a small rise to the south-east. The Punic city extends for a large part of the promontory, occupying the Isthmus with a rich necropolis of underground tombs. Of the urban site dating to this period only a few traces remain, covered by the successive Roman city. This is characterized initially in the Republican period with grand houses that were successively obliterated from the period of Augustus onwards, when the city began to assume the arrangement visible today. In this phase the center of the city was reorganized with the building of the theater and the forum. In the Imperial period, between the end of the second and the middle of the third centuries AD, the new urbanism was deliniated by the creation of a road system and the building of important public and private buildings. In the Vandal period (fifth century AD), new building activity is attested that turned to the reuse of existing structures and to the reuse of building materials from ruined buildings. The Late-Roman and Byzantine periods see the slow and progressive disintegration of the urban texture, divided into separate residential and production centers, in part reutilizing pre-existing buildings, in part erecting new, modest structures. Many parts of the city were abandoned. The final abandonment of the site of Nora occurred between the seventh and eighth century AD, probably caused by the raids of Saracen pirates that forced the remaining inhabitants to flee further inland. (Carlo Tronchetti)