Name
Francesca Ghedini
Organisation Name
Università degli Studi di Padova

Season Director

  • AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2012
    Le indagini archeologiche della campagna 2012 si sono concentrate nel settore nord-est dell’area in concessione, con lo specifico obiettivo di riportare in luce il pavimento musivo “delle Bestie ferite”, il cui primo rinvenimento data agli interventi di emergenza degli anni Sessanta. La scelta di intervenire in questo settore della _domus_ è stata motivata dalla prospettiva di valorizzare _in situ_ uno dei pavimenti musivi più rappresentativi della produzione aquileiese: a questo scopo, oltre ad una prima operazione di restauro del tessellato condotta con le tecniche più aggiornate, è stata previsto un rilievo in 3D delle strutture tramite laser scanner, integrativo della pregressa documentazione grafica e fotografica. Infine, lo scavo stratigrafico delle evidenze archeologiche e l’analisi archeometrica dei componenti del pavimento (tessere vitree e marmoree, malte di preparazione) consentono la ricostruzione del palinsesto edilizio di questo settore della domus e, al contempo, l’approfondimento della conoscenza tecnica del manufatto. Lo scavo dei riporti moderni - costituenti la gran parte della stratificazione rimossa - ha permesso di recuperare le evidenze strutturali già note. Si tratta nello specifico di una serie di setti murari in parte conservati e in parte ricostruibili sulla base delle relative fosse di spoliazione, del pavimento musivo dell’aula absidata e di sottostanti piani pavimentali con rispettivi livelli di preparazione, visibili in corrispondenza delle lacune del rivestimento più tardo e messi in evidenza a seguito dell’asporto dei riempimenti delle fosse di spoliazione. I dati così raccolti hanno poi reso possibile la ricostruzione delle tre principali fasi edilizie di questa area della _domus_, agganciando le fasi a cronologie assolute. Più in dettaglio, nel settore indagato si riconosce una prima sistemazione collocabile tra la fine del I sec. a.C. e i primi decenni del secolo successivo, rappresentata da setti murari con fondazioni in laterizi e dai relativi pavimenti, realizzati in tessellato, in cementizio e a commessi laterizi disposti a spina di pesce. L’assetto dell’impianto originario doveva prevedere una corte centrale scoperta su cui si affacciavano due ambienti di rappresentanza raccordati da un corridoio con planimetria a U. La seconda fase - collocabile in un’epoca posteriore all’età augusteo-tiberiana e resa possibile dalla rasatura di precedenti strutture murarie e, contestualmente, dalla realizzazione di nuovi setti perimetrali funzionali al nuovo assetto -, comportò l’ampliamento del vano principale e la sua ripavimentazione in tessellato. Nell’ultima fase, inquadrabile cronologicamente non prima della metà del IV sec. d.C., l’ambiente principale viene ulteriormente ampliato tramite la realizzazione – in un unico intervento edilizio - di un’abside sopraelevata posta sul lato orientale. La sala - ora interamente rivestita dal nuovo pavimento musivo “delle Bestie ferite” - era accessibile da ovest e si affacciava sulla corte lastricata già messa in luce nelle precedenti campagne, fiancheggiata a sud da vani già indagati. L’abbandono dell’area è testimoniato da livelli di bruciato analoghi a quelli già documentati in altre aree della domus e dall’attività di spoliazione sistematica delle strutture murarie, da situarsi in un orizzonte cronologico di VI-VII sec. d.C.
  • AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2013
    Le ricerche condotte durante la campagna 2013 si sono concentrate sia su un fondo a ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e ora acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, sia sui settori nord e nord-est, già oggetto di indagini e ora interessati da approfondimenti stratigrafici. L’intervento ha consentito di precisare la conoscenza dell’articolazione della _domus_ in tutta la sua estensione, acquisendo nuovi dati relativi allo sviluppo planimetrico della porzione occidentale anche in relazione agli assi della viabilità antica, oltre che di approfondire problematiche inerenti la sua evoluzione nel tempo. Nel settore nord, l’asporto dell’interro moderno - che rappresenta gran parte della stratificazione rimossa - permette di riconoscere la prosecuzione di strutture già in parte intercettate nel corso di precedenti campagne, chiarendone l’articolazione e riconoscendo l’esistenza di sistemazioni pavimentali sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dal I sec. d.C. sino a età tarda. Le fasi di abbandono e la spoliazione delle strutture sembrano infatti datarsi successivamente alla metà del V sec. d.C. Nel settore nord-est, gravitante intorno al vano rivestito dal tessellato “delle Bestie ferite” - uno dei principali ambienti di rappresentanza della _domus_ -, alcuni sondaggi e lo scavo della stratificazione moderna hanno permesso di individuare numerose evidenze strutturali. Esse consistono in setti murari, conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione, in apprestamenti a vespaio e in riporti, questi ultimi finalizzati alla realizzazione di pavimenti. Le strutture riconosciute testimoniano - nella sovrapposizione dei pavimenti e nella successione dei muri - il lungo periodo di vita della casa: in particolare mostrano l’esistenza di almeno due fasi di vita riguardanti gli ambienti posti a sud dell’aula absidata, essa stessa preceduta da altrettante sistemazioni: nel caso dell’abside, lo studio dei materiali rinvenuti nei livelli di sottopreparazione consente di agganciare questa ricostruzione a cronologie assolute, rispettivamente l’età augusteo-claudia e fine del III-IV sec. d.C. Nel terreno di nuova acquisizione, lo scavo estensivo è stato preceduto da una campagna di prospezioni con georadar, che ha orientato la ricerca rilevando la presenza di setti murari e fosse di spoliazione associati a piani pavimentali, in continuità con le strutture individuate nel settore occidentale dell’area già indagata. L’ampliamento e la rimozione dei riporti moderni hanno consentito di identificare otto ambienti disposti in modo paratattico, ognuno dei quali caratterizzato da una lunga continuità di vita. Tra i vani messi in luce, si segnala un ampio ambiente di rappresentanza in cui le fasi di vita dell’abitazione sono ben leggibili: esso - pavimentato da un rivestimento in _opus sectile_ asportato e indiziato dalla preparazione in cementizio con impronte - è ascrivibile a un orizzonte posteriore al III-IV sec. d.C. e risulta aver obliterato rivestimenti pavimentali più antichi e un pozzo, collocabile cronologicamente in epoca medio-imperiale. L’abbandono dell’area è testimoniato da livelli neri analoghi a quelli già documentati in altre aree della _domus_ e dall’attività di spoliazione sistematica delle strutture murarie, che i dati preliminari relativi allo studio dei materiali situano in un orizzonte cronologico di VI-VII sec. d.C.
  • AIAC_2840 - Fondi ex Cossar - 2011
    L’area dei fondi ex Cossar si trova nel settore sud-orientale della città antica, immediatamente all’interno della cinta muraria di età repubblicana, nelle vicinanze della celebre basilica cristiana. Qui gli scavi novecenteschi di Giovanni Battista Brusin, seguiti dagli interventi di Luisa Bertacchi, portarono in luce una torre angolare appartenente alla suddetta opera difensiva, un tratto di strada basolata e un’ampia porzione di quartiere abitativo contraddistinta dalla ricca presenza di pavimentazioni musive. Benché profondamente restaurato e aperto da decenni al pubblico, il settore occupato dalle abitazioni rimase a lungo oggetto di difficoltà interpretative, determinate dalla lacunosa conoscenza delle testimonianze strutturali sotto l’aspetto planimetrico, funzionale e cronologico. I resti della torre difensiva, in precario stato di conservazione, furono invece ben presto reinterrati. A partire dal 2009, su incarico della Fondazione Aquileia, alla quale è conferita l’area ai fini della valorizzazione, e in convenzione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova sta attuando un articolato progetto di ricerca. L’impegno dell’Ateneo patavino si concentra in particolare sulla casa centrale, che presenta caratteristiche di maggiore leggibilità dal punto di vista planimetrico rispetto a quelle confinanti, tanto da essere talvolta citata in modo autonomo con riferimento al mosaico della scena di pesca, uno dei suoi pavimenti musivi più conosciuti. Le nuove ricerche riguardano sia il settore abitativo già esposto da tempo, con approfondimenti mirati nella corte centrale e negli ambienti prossimi al tratto stradale sopra ricordato, sia la porzione occidentale della casa, sita all’interno di un campo adiacente che è stato recentemente acquisito allo scopo. Le indagini stanno così interessando nel complesso una superficie assai vasta, pari a circa 1840 mq, nell’intento di affrontare per la prima volta in modo unitario lo studio dell’intero impianto della casa centrale, esaminandone e ricostruendone la planimetria, gli accessi e i percorsi interni, la funzione degli ambienti, le tecniche costruttive, le coperture, la collocazione urbanistica e la cronologia delle fasi di costruzione, di vita e di abbandono. Le campagne di scavo sin qui condotte consentono di ipotizzare l’esistenza di un primo edificio domestico, caratterizzato dalla tipologia ad atrio ben nota nell’edilizia abitativa romana ma sinora mai documentata ad Aquileia, il quale fu oggetto di un deciso intervento di ampliamento nel corso dell’età imperiale. Dati stratigrafici di particolare importanza, attualmente in corso di studio, riguardano anche le fasi di frequentazione tardo antiche e alto medievali, purtroppo molto spesso trascurate da una lunga tradizione di scavi aquileiesi rivolti più al ritrovamento di strutture, mosaici e manufatti di età romana che alla ricostruzione delle sequenze storico-insediative. Sondaggi di dimensioni più ridotte riguardano infine il tratto di strada basolata e la torre difensiva, al fine di verificarne le modalità realizzative e la datazione.
  • AIAC_93 - Nora, Tempio romano - 2003
    The city was founded by the Phoenicians on the promontory of Capo di Pula in the course of the eighth century BC. The first establishment is located in the area of the forum of the Roman city and a shrine is found on a small rise to the south-east. The Punic city extends for a large part of the promontory, occupying the Isthmus with a rich necropolis of underground tombs. Of the urban site dating to this period only a few traces remain, covered by the successive Roman city. This is characterized initially in the Republican period with grand houses that were successively obliterated from the period of Augustus onwards, when the city began to assume the arrangement visible today. In this phase the center of the city was reorganized with the building of the theater and the forum. In the Imperial period, between the end of the second and the middle of the third centuries AD, the new urbanism was deliniated by the creation of a road system and the building of important public and private buildings. In the Vandal period (fifth century AD), new building activity is attested that turned to the reuse of existing structures and to the reuse of building materials from ruined buildings. The Late-Roman and Byzantine periods see the slow and progressive disintegration of the urban texture, divided into separate residential and production centers, in part reutilizing pre-existing buildings, in part erecting new, modest structures. Many parts of the city were abandoned. The final abandonment of the site of Nora occurred between the seventh and eighth century AD, probably caused by the raids of Saracen pirates that forced the remaining inhabitants to flee further inland. (Carlo Tronchetti)