Name
Chiara Marchetti
Organisation Name
Università degli Studi del Salento

Season Team

  • AIAC_1186 - San Vito dei Normanni - 2008
    L’ottava campagna di scavo, svolta in estate ed in autunno, all’interno del programma di realizzazione del “Museo Diffuso Castello d’Alceste”, ha permesso di approfondire lo studio del ‘grande edificio’, l’esteso complesso di età arcaica ubicato sulla sommità della collina. L’analisi stratigrafica all’interno di uno dei vani della parte residenziale (vano 5), caratterizzato da imponenti muri di perimetrazione, ha permesso di riconoscere le tracce in negativo di una serie di elementi di arredo e di ricostruire la presenza di azioni legate all’uso del fuoco, attraverso la lettura delle chiazze di alterazione termica particolarmente evidenti nella parte centrale dell’ambiente. Di grande rilevanza ai fini dell’interpretazione delle funzioni è il rinvenimento di un deposito votivo con resti faunistici e frammenti di coppe ioniche. L’analisi delle strutture murarie principali consente di identificare nel vano 5 l’ambiente più antico del ‘grande edificio’ arcaico. I risultati forniti dallo scavo contribuiscono in modo rilevante alla definizione delle funzioni rivestite dal complesso, poiché rafforzano l’evidenza relativa alla presenza di azioni legate alla sfera rituale. Un importante risultato si riferisce all’identificazione della cinta muraria inferiore, finora nota solo dalla lettura delle foto aeree, che permettono di ipotizzarne il tracciato al disotto dei muretti a secco di delimitazione fondiaria. Un sondaggio esplorativo condotto lungo il tracciato NW ha consentito di verificare l’esistenza del muro e di riferirlo alla fase arcaica. Un ulteriore intervento ha interessato lo studio della capanna dell’età del ferro (v. relazione 2007). Lo scavo ha permesso di definire la pianta e la tecnica costruttiva dei muri perimetrali (pali lignei inseriti all’interno di una struttura di pietre). All’interno è stato identificato e parzialmente scavato il focolare, attraverso un microscavo, condotto in collaborazione con il Laboratorio di Paleobotanica dell’Università del Salento finalizzato a studiare le tracce di alterazione termica e il funzionamento della struttura di combustione. (Grazia Semeraro)
  • AIAC_3028 - Saturo acropoli - 2011
    La campagna di scavo avviata nell’ottobre 2011 dalla Sapienza – Università di Roma nel sito di Satyrion ha interessato il santuario di Atena sull’acropoli, un’emergenza rocciosa posta a ca. 25 m s.l.m., gravemente danneggiata nella sua porzione nord-orientale dall’installazione di un bunker militare risalente all’ultima guerra mondiale. Le indagini condotte nell’area nel 1959 da Felice Gino Lo Porto avevano messo in luce resti di un sacello, parte di un lastricato, un deposito votivo (640-590 a.C.) delimitato da una cassa litica e una grotticella ipogea dell’età del ferro, lasciate negli anni successivi in stato di abbandono. Dopo una ricognizione generale e una ripulitura estensiva delle superfici emergenti, l’intervento di scavo si è concentrato, in particolare, su tre aree. Sulla sommità dell’altura sono stati riconosciuti buchi di palo appartenenti a capanne che testimoniano la frequentazione dell’area nell’età del bronzo e del ferro; un incasso nel piano roccioso può essere riferito invece all’alloggiamento di una struttura rettangolare, forse la parte orientale del sacello di età greca già individuato da Lo Porto. Nel terrazzo occidentale i pochi lembi di stratigrafia integra hanno confermato che al villaggio protostorico del bronzo e alle strutture insediative dell’età del ferro si sovrappone la fase greca, a partire dalla fine dell’VIII sec. a.C. Infine, in corrispondenza del terrazzo meridionale, circa 2 m più in basso rispetto alla sommità dell’altura, è stato messo in luce un deposito votivo ricco di ceramica, coroplastica e oggetti in metallo, coperto da uno strato di argilla ocra e delimitato da un cumulo di pietrame. La ceramica, quantitativamente prevalente, è rappresentata soprattutto da pissidi, lekythoi, aryballoi, alabastra, kylikes del protocorinzio e del corinzio transizionale e antico. Tra la coroplastica si segnalano un eccezionale pinax con rilievo raffigurante Teseo e Arianna, statuette sub-dedaliche e una figura femminile di tipo xoanico realizzata a mano, forse di produzione iapigia, dunque particolarmente significativa per comprendere le interazioni culturali tra la tradizione indigena e quella greca.
  • AIAC_3028 - Saturo acropoli - 2014
    Giunta ormai al quarto anno di scavo presso il sito dell’Acropoli, l’équipe della Sapienza – Università di Roma sotto la direzione scientifica di Enzo Lippolis, nel mese di ottobre 2014 ha proseguito le attività di indagine ampliando il settore a est dell’altura - in corrispondenza del salto di quota posto poco al di sopra del livello altimetrico dell’ingresso del bunker -, dove già nel 2013 era stata scoperta parte di un edificio monumentale a pianta rettangolare allungata. La struttura, composta da pietre di medie dimensioni sbozzate ed allettate a secco, è emersa quest’anno nelle due dimensioni complessive, di circa 16 x 4,50 m, con orientamento nord-ovest/sud-est e si conserva per un elevato di massimo 0,60 m. La larghezza dello spazio interno tende a ridursi progressivamente verso l’accesso, posto sul lato sud-orientale e chiuso da due brevi ante, dove raggiunge i 3 m circa. I materiali recuperati e posti in relazione con le sue fasi di vita, - attualmente in corso di studio -, rimanderebbero ad un orizzonte cronologico pertinente al Bronzo Recente. A est dell’edificio è stata portata alla luce una porzione di muro ad aggere (5 x 3,50/4,50 m), in allineamento con il tratto individuato nel 2013 e appartenente, con molta probabilità, alla stessa struttura individuata da Quagliati e Lo Porto sul pendio sottostante, in direzione di Porto Perone e relativa all’insediamento del Bronzo Recente. Questo confermerebbe che il sistema di delimitazione e difesa del villaggio protostorico si estendeva dalla parte più elevata dell’acropoli fino a raggiungere la baia di Porto Perone, seguendo il profilo naturale dell’altura. Oltre il muro meridionale del grande edificio, è emersa una fossa di forma rettangolare di circa 1,96 x 1,22 m, nel cui terreno di riempimento sono stati deposti numerosi frammenti ceramici tra cui, degni di nota, una lopas frammentaria di piccole dimensioni rinvenuta capovolta e, subito al di sotto, il fondo di una coppa, ricomponibile grazie agli altri pezzi ritrovati a profondità diverse. Infine, nel corso dell’indagine del settore sono state individuate tre sepolture di cui due in fossa (una risultava disturbata e conservava le sole ossa raggruppate ma scomposte) e una cappuccina, prive di corredo, probabilmente pertinenti ad una frequentazione tarda del sito, forse da mettere in relazione con la sottostante villa romana. Il lavoro di catalogazione dei materiali, svolto contestualmente alle attività di scavo e nei mesi successivi ad esso, presso il laboratorio del Dipartimento di Scienze di Antichità, sta restituendo un panorama di frequentazioni piuttosto fitte già dalle fasi pregreche, come testimoniano i frammenti di ceramica micenea e japigia, rinvenuti purtroppo in giacitura secondaria. Il contesto della fossa rettangolare posta non lontano dal grande edificio invece, risulta particolarmente interessante non solo per la sua probabile finalità cultuale, alla luce dell’analisi delle forme vascolari gettate al suo interno, ma anche per l’orizzonte cronologico testimoniato, pertinente ad un periodo che oscilla tra la fine dell’età classica (vernice nera) e l’inizio di quella ellenistica (ceramica sovraddipinta), ad oggi scarsamente documentata in tutto il resto dell’Acropoli.
  • AIAC_4322 - Tarquinia - 2018
    Si è continuato lo scavo iniziato nel 2016 estendendo le indagini verso Ovest ed Est (figg. 1-2). L’abitazione risulta essere molto estesa, almeno 2000 mq, compresi i cortili. A Nord-Ovest, nel settore II è venuto alla luce un ambiente (Q) che, dopo essere stato tagliato da un muro, era stato adibito a triclinium (figg. 3-4). Immediatamente a Nord si sono messi in luce (da E verso O) un piccolo spazio cultuale quadrato (fig. 5), delimitato da lastre di pietra, sormontato da un piccolo altare in macco, riempito di terra e contenente pochi frammentari di oggetti di culto in terracotta; poi una stanza rettangolare (fig. 6) pavimentata in parte in scutulatum e in parte in mosaico con decorazione a meandri in bianco e nero; adiacente, verso O, si trovava un butto di materiali fittili costituito da piccoli mattoni, ceramica comune di forma aperta molto frammentaria e una serie di piccole basi di vasetti, simili a coperchietti, e una pala in ferro molto ossidata; subito a S di questo butto se n’è trovato un altro contente frammenti di ceramica della fase preromana; poco a Ovest si è scavato un pozzo votivo (figg. 7-8) foderato da pietre, profondo ca 1,70 m, contenente resti di animali, frammentari oggetti metallici molto corrosi, due coppe in ceramica comune, mal conservate, qualche coppetta miniaturistica e tre votivi fittili, di cui uno apparentemente in argilla cruda, raffigurante un braccio. Nel grande ambiente I.B si è approfondito lo scavo della risega di fondazione del muro sul lato Ovest (fig. 9), che risulta spettare al II secolo a.C., mentre il coevo pavimento in scutulatum messo in luce nella precedente campagna è risultato essere un angolo rialzato di ca 40 cm, con pareti soprastanti bene intonacate (fig. 10), in un ambiente del quale si è messo in luce, per ora, un pilastro. Nella parte Est dell’area scavata si sono messi in luce alcuni ambienti (fig. 11), due dei quali pertinenti circa al III secolo a.C. (fig. 12).