Name
Silvia Longo
Organisation Name
Università degli Studi del Salento

Season Team

  • AIAC_1186 - San Vito dei Normanni - 2008
    L’ottava campagna di scavo, svolta in estate ed in autunno, all’interno del programma di realizzazione del “Museo Diffuso Castello d’Alceste”, ha permesso di approfondire lo studio del ‘grande edificio’, l’esteso complesso di età arcaica ubicato sulla sommità della collina. L’analisi stratigrafica all’interno di uno dei vani della parte residenziale (vano 5), caratterizzato da imponenti muri di perimetrazione, ha permesso di riconoscere le tracce in negativo di una serie di elementi di arredo e di ricostruire la presenza di azioni legate all’uso del fuoco, attraverso la lettura delle chiazze di alterazione termica particolarmente evidenti nella parte centrale dell’ambiente. Di grande rilevanza ai fini dell’interpretazione delle funzioni è il rinvenimento di un deposito votivo con resti faunistici e frammenti di coppe ioniche. L’analisi delle strutture murarie principali consente di identificare nel vano 5 l’ambiente più antico del ‘grande edificio’ arcaico. I risultati forniti dallo scavo contribuiscono in modo rilevante alla definizione delle funzioni rivestite dal complesso, poiché rafforzano l’evidenza relativa alla presenza di azioni legate alla sfera rituale. Un importante risultato si riferisce all’identificazione della cinta muraria inferiore, finora nota solo dalla lettura delle foto aeree, che permettono di ipotizzarne il tracciato al disotto dei muretti a secco di delimitazione fondiaria. Un sondaggio esplorativo condotto lungo il tracciato NW ha consentito di verificare l’esistenza del muro e di riferirlo alla fase arcaica. Un ulteriore intervento ha interessato lo studio della capanna dell’età del ferro (v. relazione 2007). Lo scavo ha permesso di definire la pianta e la tecnica costruttiva dei muri perimetrali (pali lignei inseriti all’interno di una struttura di pietre). All’interno è stato identificato e parzialmente scavato il focolare, attraverso un microscavo, condotto in collaborazione con il Laboratorio di Paleobotanica dell’Università del Salento finalizzato a studiare le tracce di alterazione termica e il funzionamento della struttura di combustione. (Grazia Semeraro)
  • AIAC_2502 - Castelluccio - 2007
    La campagna di scavi 2007 ha previsto l’indagine delle strutture già emerse nello scavo di emergenza del 2006 condotto dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia a seguito di un intervento agricolo che aveva danneggiato i livelli archeologici, portando alla luce molto materiale dell’età del Ferro. Nella zona sono inoltre state effettuate le prospezioni di superficie finalizzate alla realizzazione della Carta Archeologica del Comune di Cisternino. L’area archeologica si estende su di un pianoro di circa ha 1,2, caratterizzato da una fitta presenza di materiali antichi in superficie. Il pianoro è definito a Nord da un grande muro a secco di terrazzamento, che riprende la linea della fortificazione antica. E’ ubicata in uno dei contesti paesaggistici più belli di Puglia, all’interno di un bosco di ulivi secolari e a poca distanza dal mare Adriatico L’indagine archeologica si è concentrata nell’area della capanna di VIII sec.a.C., individuata nel 2006, riconoscibile grazie alle strutture di fornelli in argilla concotta e alle buche di palo. Lo scavo ha portato alla luce i livelli di distruzione della capanna, i piani di frequentazione e le strutture ad essa connesse, restituendo una grande quantità di materiale ceramico, di resti faunistici e botanici. Insieme alla ceramica geometrica iapigia sono stati rinvenuti anche frammenti di vasi tardogeometrici corinzi. Di notevole rilevanza è il rinvenimento, nell’area adiacente la capanna, di un tratto del muro di fortificazione, databile alla seconda metà dell’VIII sec.a.C.: si tratta di un elemento di notevole rarità nel quadro attuale della ricerca in questa zona della Puglia. Nella struttura muraria, realizzata con blocchi irregolari, si riconosce una interruzione, corrispondente ad una delle porte di accesso alla parte alta del pianoro. I contesti emersi sono di grande rilevanza per l’archeologia dell’Italia meridionale, data la sostanziale assenza di abitati dell’età del Ferro indagati in modo sistematico.