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AIAC_101 - Foro di Cesare - 2000
Durante gli scavi del 2000 sul lato sud-est del Foro di Cesare è stato rinvenuto un pavimento in opus sectile "a grande modulo a tessitura rettangolare reticolare". I riquadri rettangolari disposti su tre file parallele, componevano un disegno articolato in sette moduli centrali. Le modalità di realizzazione indicano indubbiamente che si tratta di una pavimentazione eseguita in epoca tarda e una datazione all'epoca dioclezianea sembra confermata anche dai dati di scavo.
Nell'ambito del progetto di studio per l'allestimento del Museo di Fori Imperiali si è avviata una revisione sistematica dei frammenti architettonici relativi al Tempio di Venere Genitrice e, in occasione del restauro delle tre colonne del Tempio, si è realizzata la pianta archeologica e si è proceduto ad un riesame sul posto di tutte le strutture emergenti.
Una limitata indagine archeologica all'interno della cella del tempio ha permesso di precisare le fasi della sistemazione interna della cella, mentre il riesame dei frammenti di lastre con amorini, generalmente attribuite alla decorazione traianea dell'esterno della cella, ha consentito di meglio precisare la collocazione dei diversi motivi decorativi conosciuti.
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AIAC_94 - Foro di Traiano - 2000
The principal objective of the recent excavations in the Forum of Trajan within the modern city was to extend our knowledge of the urban complex desired by the emperor and carried out by the architect Apollodorus of Damascus (A.D: 107-112). Only a small part of the forum had been revealed by previous excavations: by now 40% of the entire area has been uncovered. The Forum, which originally covered 29,000 square metres, comprised the piazza, the Basilica Ulpia, the historiated column and the two libraries, Greek and Roman, adjacent to it. We are still trying to establish the position of the Temple of Divine Trajan, known only from the sources. The recent excavations have allowed us to understand the stratigraphic sequence extending from the Roman period to the present day in a central area of the city and to clarify much of the plan of the Forum itself. This includes the foundation trench for the equestrian statue of the emperor, allowing us to place this monument correctly for the first time inside the open piazza. The bronze statue, so admired by ancient authors, must have been at least half again as large as that of Marcus Aurelius.
The piazza itself was completely despoiled of its marble paving slabs around the middle of the ninth century. We have also recovered innumerable fragments of the decoration of the porticoes that surrounded the piazza, among which figured two colossal statues and the splendid head of a Dacian prisoner in white marble. The south wall, originally supposed to have been semicircular, is now revealed as composed of three straight segments, one parallel to the north wall, flanked by two oblique segments. These were decorated with gigantic engaged columns. (Roberto Meneghini)
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AIAC_95 - Foro di Nerva - 1997
Begun under Domitian but inaugurated by Nerva in A.D: 97, the complex appears as an elongated rectangle, whose form was exaggerated by the presence of high columns protruding slightly from the continuous perimeter wall. Two of these, traditionally know as the "Colonnacce", are still visible at the corner of Via dei Fori Imperiale and Via Cavour. The piazza was closed off by the temple dedicated to Minerva, with six columns along the front of the pronaos and three on the sides. The temple was destroyed at the beginning of the seventeenth century by order of Pope Paul the fifth, who used its spolia in the fountain of the Acqua Paula on the Janiculum, and in the Borghese Chapel at Santa Maria Maggiore. Behind the temple was found the Porticus Absidata, a semicircular building with several orders of columns that served as a monumental entrance to the Forum from the Subura while masking the rear of the Temple of Minerva. The recent excavations show that the Forum continued in use for a very long time. As late as the eighth century A.D. the piazza was maintained in good condition. During the last decades of the century a road was created along the line of the ancient Argiletum, linking the area of the Roman Forum with the Subura. Along this road in the course of the ninth century a series of large houses was built. These substantial buildings had two floors, and in one case a portico along the street. They are now restored, and visible in the Forum itself. (Riccardo Santangeli Valenzani)
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AIAC_96 - Foro di Cesare - 2000
Caesar's construction of the earliest Imperial Forum, which would serve as the model for all the successive complexes, was inspired by both urbanism and propaganda. Built from 54 B.C. onwards, after the acquisition of a series of buildings, it was intended to take pressure of the Roman Forum. The monument was completed by Augustus after the death of the dictator. It comprises a rectangular piazza flanked by double colonnades behind which opened a series of tabernae, shops or offices. The north side of the piazza was occupied by the large temple dedicated to Venus Genetrix, the mythical progrenitrice of the gens Iulia from which Caesar was descended. This is a monument of clear ideological intent, and was the subject of two important restorations, by Trajan and by Diocletian. Without changing the plan of the building, these restorations modified substantially its aspect.
On the short southern side recent excavations have brought to light the fourth portico, as wide as the side ones but single rather than double. Another portico opened onto the Argiletum, the road that linked the Roman Forum to the Subura. The excavations have also given important new information about the protohistoric period in the area, as well as its late Republican plan and the Medieval re-use of the site for habitation from the tenth century onwards. (Riccardo Santangeli Valenzani)
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AIAC_96 - Foro di Cesare - 2008
Una nuova campagna di scavo nel Foro di Cesare ha interessato due settori distinti (A e B) nell’area sud-orientale della piazza.
Nel settore B è stato messo in evidenza, a circa 1 m di profondità rispetto al pavimento del foro, il lato orientale di un edificio di forma quadrangolare realizzato in blocchi di cappellaccio databile per tecnica costruttiva e confronto con strutture analoghe tra il VI e il V secolo a.C. Ad esso era connesso un pozzo circolare.
La struttura viene distrutta da un poderoso incendio riconosciuto lungo tutta la porzione individuata del perimetro dell’edificio e che ha interessato anche altri settori dello scavo. In base alla sequenza stratigrafica e ai reperti ceramici rinvenuti, genericamente databili tra il tardo V e il pieno IV secolo a.C., non è escluso che possa trattarsi dei resti dell’incendio gallico del 390 a.C., avvenimento traumatico per la città di Roma, di cui finora si stentava ad individuare le tracce.
A questo episodio segue una consistente fase di bonifica dell’area che viene colmata di terreno al fine di creare un nuovo piano, entro il quale vengono fondate nuove strutture in opera quadrata, databili ad un momento successivo la metà del IV sec. a.C. non meglio precisabile.
Nel settore E lo scavo ha permesso di chiarire l’articolazione del primo impianto del Foro di Cesare, di circa 20 m più piccolo (circa 140 x 75 m) rispetto a quello definitivo (circa 160 x 75 m) inaugurato da Augusto nel 29 a.C. Durante l’ultima campagna di scavo sono state messe in luce tre fondazioni rettilinee disposte parallelamente tra loro e orientate in senso N-E/S-W pertinenti al lato corto orientale di questo primo foro. E’ stato possibile inoltre verificare l’ampiezza degli intercolumni (2,80 m) del colonnato interno alla piazza e comprendere che il lato corto del foro doveva essere scandito da un doppio porticato schermato sul lato di fondo, da un ordine - di colonne o pilastri - rivolto verso l’interno. Questo primo Foro con ogni probabilità fu quello inaugurato da Cesare nel 46 a.C.
Il rinvenimento di un condotto datato alla prima età augustea, realizzato tagliando le precedenti fondazioni del primo lato corto del foro, ha fornito la prova che durante questo periodo la piazza fu prolungata in direzione dell’Argileto.
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AIAC_967 - Sotterranei di Palazzo Valentini - 2006
Le indagini sono iniziate nel 2005 in cinque locali sotterranei lungo via di S. Eufemia.
Un primo momento costruttivo è da porre in relazione con la sistemazione della zona avviata dall’imperatore Domiziano, conclusa poi da Traiano all’inizio del II sec. d.C., con il taglio della sella che univa il Quirinale al Campidoglio, e che dovette prevedere, in quest’area, la realizzazione di una platea di calcestruzzo destinata a sostenere uno spazio aperto lastricato in travertino e una gradinata relativa ad un edificio o monumento ormai perduto o anche al superamento del dislivello del terreno con terrazze digradanti dal Quirinale verso la valle dei Fori.
In relazione con la realizzazione della platea, o ad essa immediatamente successiva, è la stesura di un basolato, databile in base allo strato di preparazione, nella prima metà del II sec. d.C.
Le statue di togati di enormi dimensioni, riusate forse per la costruzione di un recinto di epoca medievale ivi rinvenute, possono essere messe in relazione con questa fase e permettono di ipotizzare una monumentalizzazione dell’area ad uso pubblico.
Tra l’età antoniniana e quella di Settimio Severo sono da ascrivere strutture murarie pertinenti a lussuosi edifici di carattere residenziale, a più piani, con pavimenti rivestiti di mosaici, pareti decorate da affreschi prima e _opus sectile_ poi; sono state rinvenute anche piccole sculture di marmo, fra cui una divinità, forse Asclepio.
Lo spazio esterno agli edifici, originariamente coperto da basolato, viene obliterato verso la fine del III sec. d.C., per la realizzazione, con un rialzamento di quota, di una pavimentazione di travertino di cui restano solo due lastre nell’ambiente 4 e un battuto di preparazione per il loro allettamento sia nell’ambiente 4 sia nel 5.
Per le epoche posteriori fino alla costruzione di Palazzo Bonelli restano testimonianze a livello di strutture murarie, di tracciati stradali e di presenza di materiale ceramico. S
arebbero attestate una fase di abbandono intorno al VI secolo e successive fasi di spoliazione degli edifici antichi, di installazione di attività legate alla produzione di manufatti e fasi costruttive di nuovi edifici con parziale riutilizzo delle strutture antiche. (MiBAC)
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AIAC_97 - Foro della Pace - 2000
Connected both urbanistically and architectonically to the complexes of the Imperial Fora, the Templum Pacis, built by the emperor Vespasian and inaugurated in A.D.75, is also composed of a monumental porticoed piazza, with a temple at its north end. It so closely reproduces the form of the earlier fora that it was sometimes identified in the sources as the Forum Pacis. Its official name, Templum Pacis, qualifies it instead as an area consecrated to the goddess Peace, a divinized personification of a quality typical of the Roman religious mentality. The excavations took place in the western corner of the complex, up to now almost unknown archaeologically. They have brought to light a large portion of this area, which emphasizes its difference from the other imperial fora. Unlike these, it was occupied to a large extent by flowerbeds, separated by six long ornamental canals. As we know from the sources, various masterworks of greek art brought to Rome by Nero for his Domus Aurea were displayed in this space, restored to the enjoyment of the public by Vespasian. The discovery of three statue bases inscribed with the names of Attic artists confirms this tradition. The excavation has also revealed the transformations of the area from the late antique period through the destruction caused by Mussolini's creation of the Via dei Fori Imperiali in the -30's. (Riccardo Santangeli Valenzani)
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AIAC_1012 - Foro di Augusto, Quartiere Alessandrino - 2006
Lo scavo interessa un’area triangolare di 976 mq circa, che intercetta il settore dell’isolato compreso tra via Alessandrina, via Bonella, via del Priorato e via dei Carbonari.
Il complesso è stato realizzato alla fine del XIV secolo e demolito negli anni 1931-32 per l’apertura di via dei Fori imperiali. L’asportazione delle macerie ha individuato la presenza di 4 blocchi edilizi addossati (denominati 1, 2, 3 e 4 a partire da quello più a sud-est). Dei 4 blocchi edilizi, si è conservato il limite nord-est, prospiciente via Alessandrina, mentre per il blocco 1, il limite affacciato su via Bonella, per una lunghezza pari a 12 metri. Il lato sud-ovest degli edifici esula dai limiti dell’area di scavo e prosegue al di sotto di via dei Fori Imperiali. Delle parti centrali e orientali degli edifici sono conservate le cantine con le volte di copertura sfondate, mentre solo nelle parti occidentali si sono mantenuti i piani terreni con ambienti di servizio e porzioni di cortili. La lettura stratigrafica degli alzati conservati ha permesso di articolare in 5 periodi la vita del settore del quartiere preso in esame.
Alla fine del XVI secolo (Periodo I: 1580-1600) le famiglie Della Valle e Ghislieri si fanno promotrici dell’urbanizzazione della zona nord del Palatino. Viene edificato prima Palazzo Ghislieri (blocco edilizio 1), mentre le strutture di Palazzo Longhi e delle altre strutture abitative riconosciute verso ovest e tra loro legate (blocchi edilizi 2-4) si appoggiano al muro perimetrale nord-ovest di questo palazzo.
Nei successivi due secoli (Periodo II: XVII-XVIII sec.) si registrano modifiche edilizie all’interno dei due corpi di fabbrica. Il cortile di Palazzo Ghislieri viene parzialmente invaso da fondazioni discontinue, con modifiche alle coperture delle cantine.
Se nella prima metà del XIX (Periodo III) secolo si assiste ad una sopraelevazione e ad una ristrutturazione di cui rimangono tracce nelle cantine (vengono rinforzati nel blocco 1 gli archi a tutto sesto e nel blocco 2 inserito un pilastro che denuncia problemi di statica), e ad una riorganizzazione degli spazi in seguito all’innalzamento degli edifici, nella seconda metà del XIX secolo (Periodo IV) la successiva ristrutturazione interessa i piani terreni conservati nelle parti occidentali degli edifici.
Gli interventi nel XX secolo (Periodo V) che interessano i piani terreni (e in modo più limitato le cantine) sono riconoscibili dall’utilizzo di malte cementizie e non alterano l’assetto l’strutturale degli edifici, ma attestano modifiche di carattere secondario all’interno dei singoli ambienti.
Negli anni 1931-1932 gli edifici vengono abbattuti nell’ambito del progetto di realizzazione di via dei Fori Imperiali. I muri vengono rasati e i vuoti colmati con accumulo di detriti edilizi provenienti dalle demolizioni stesse. (MiBAC)
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AIAC_1013 - Templum Pacis - 2006
Le indagini nell’area nord-ovest del Templum Pacis hanno previsto l’apertura di 2 saggi di scavo finalizzati al consolidamento del lacerto del muro di fondo del Foro (saggio 1) e all’analisi delle sequenze stratigrafiche sottostanti la pavimentazione a lastre marmoree (saggio 2).
Il saggio 1 ha interessato una fossa di spoliazione medievale (XIII secolo), che correva parallela al muro di fondo del Foro della Pace. La spoliazione era finalizzata al recupero dei blocchi di fondazione sottostanti il muro di fondo del Foro. Dopo la cavazione dei blocchi, la fossa è stata riempita con terra mista a detriti fortemente incoerente, per cui il muro di fondo del Foro si è lesionato. Il riempimento della fossa ha restituito una notevole quantità di frammenti marmorei di grandi dimensioni che costituiscono un elemento caratterizzante dello strato (un torso di statua coricata, elementi di trabeazione, un gradino e rocchi di colonne).
Nel saggio 1 è stata individuata una fase precedente alla pavimentazione a lastre marmoree di età flavia, costituita da tre plinti di fondazione di forma rettangolare con paramento laterizio a faccia vista su un lato lungo. Coperta dai tre plinti era una platea cementizia di fondazione, su cui si appoggiava il condotto fognario di età Flavia parallelo al muro di fondo del Templum Pacis.
Il saggio 2 ha confermato la datazione flavia delle lastre pavimentali visibili nell’area sud-ovest del foro e ha permesso di individuare fasi precedenti all’impianto flavio del Foro. Si tratta di una struttura muraria in opera reticolata e di una pavimentazione in cocciopesto pertinente ad un vasto ambiente con un orientamento divergente da quello del Foro (non ancora indagate) che sembrano appartenere ad un ambiente di servizio (magazzino?) di un precedente macellum repubblicano. L’ambiente fu demolito intorno alla metà del I sec. d.C. insieme ad altre strutture circostanti, sulle cui macerie fu scaricato terreno di riporto finalizzato al rialzamento del piano di calpestio. Tali interventi sono stati obliterati dall’impianto del Templum Pacis. (MiBAC)
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AIAC_1014 - Roma, Via dei Carbonari - 2005
L’intervento di scavo in via dei Carbonari (Foro di Traiano), svoltosi nel 2005, interessa un’area collocata presso l’angolo sud del foro a ridosso di via dei Fori Imperiali.
Lo scavo ha evidenziato il sistema di canalizzazioni fognarie relative al complesso sistema di smaltimento delle acque, che tagliando longitudinalmente l’area di scavo, ha compromesso la possibilità di documentare i piani stradali medievali nella loro interezza.
L’acciottolato individuato immediatamente sopra il piano cementizio del foro sottolinea una continuità d’uso ininterrotta fino al XI sec. d.C, quando l’area impaludatasi a causa del collassamento del sistema di smaltimento delle acque reflue, viene abbandonata. Le successive operazioni di bonifica segnano una ripresa delle attività, ma con una diversa destinazione d’uso.
A partire dal XII secolo viene allestito un tracciato stradale, costituito da un acciottolato di frammenti litici e laterizi di piccole dimensioni, con andamento sud-ovest/nord-est. Probabilmente la via era fiancheggiata da spazi aperti, forse destinati ad orticulture.
Tra il XII e il XIV secolo, l’area subisce una risistemazione ed è frequentata assiduamente, tanto che il tracciato stradale necessita di numerosi rifacimenti. Contemporaneamente la zona veniva delimitata sui lati nord-ovest e sud-est da due edifici, realizzati rispettivamente nel XII e all’inizio del XIII secolo.
A partire dal XIV secolo, periodo in cui è datato l’ultimo acciottolato documentato, si assiste ad una stasi edilizia che si interrompe solo nel corso del XVI secolo, quando viene realizzato il sistema fognario che attraversa longitudinalmente via dei Carbonari.
Tali strutture rimasero in uso almeno fino al secolo scorso, quando si provvide alla loro risistemazione. Queste canalizzazioni si resero necessarie con la nascita del quartiere Alessandrino: almeno 2 ambienti vennero costruiti ai lati della via, riutilizzando ciò che rimaneva dell’età medievale. (MiBAC)