Name
Gianluca Romanelli
Organisation Name
Università degli Studi di Firenze

Season Team

  • AIAC_2291 - Domo - 2010
    La terza campagna di scavo in località di Aia del Castellare si è svolta dal 28 giugno al 16 luglio con la partecipazione di una equipe composta da nove persone provenienti da diverse Università italiane. Anche questo intervento ha ribadito l’eccezionale importanza del sito musteriano di Aia del Castellare che, attraverso l’esame tipologico preliminare del complesso litico pare collocabile in un momento molto antico del Paleolitico medio, caratterizzato dalla presenza di faune a grandi mammiferi. Quest’anno sono stati indagati 17 quadrati, situati nelle aree localizzate sia a est che a ovest del condotto dell’acquedotto. In particolare sono state esaminate tre zone del sito: un settore posto a est del tracciato dell’acquedotto del Fiora, venuto in luce in seguito al crollo di un albero (quadrati G-H-I 1-4); un settore localizzato nell’area sud-ovest del sito (quadrati C-D-E -2) e un piccolo settore posto a ovest del tubo dell’acquedotto (quadrati E-F 2). In questo ultimo settore, dopo aver asportato un esiguo lembo di deposito superficiale, si è raggiunto uno strato sabbioso, giallo, contenente industria litica, ma non ancora sottoposto a indagine. Nel settore sud-ovest è stata individuata la superficie di una formazione stalagmitica che prosegue quella delimitata l’anno passato. Particolarmente interessante è risultato il deposito del settore est dove, sotto l’humus smosso a causa della caduta di un piccolo albero, è comparso uno strato di colore bianco tenacemente concrezionato, ricchissimo di industria litica e resti faunistici (che sembra corrispondere a quello individuato lo scorso anno in gran parte del settore ovest) che ricopre uno strato giallo, sabbioso, anch’esso ricco in ossa e strumenti litici e che a sua volta parrebbe essere in relazione con quello scoperto nel settore ovest. Sono stati ritrovati abbondanti materiali litici in tutti e tre i settori: si tratta di elementi di dimensioni generalmente medio-piccole, ma con presenza di diversi strumenti più grandi e tutti mostrano un diffuso impiego del ritocco bifacciale. Inoltre appare ricchissimo anche il dato faunistico che ha permesso, tra l’altro, di individuare la presenza di resti di rinoceronte e, probabilmente, di un proboscidato. Si conferma dunque l’ipotesi che l’area interessata dallo scavo, che attualmente si presenta come uno spazio aperto, fosse costituita da una grande caverna, una grotta di dimensioni piuttosto importanti e l’esistenza di un deposito pluristratificato che si è formato all’interno della cavità stessa durante una fase molto antica del Paleolitico medio. In base ai dati ottenuti si prevede il proseguimento dell’intervento di scavo archeologico al fine di determinare con esattezza la natura dei due strati antropizzati individuati fino ad oggi.
  • AIAC_2291 - Domo - 2011
    Dal 27 giugno al 16 luglio 2011 si è svolta, in località Aia del Castellare, la quarta campagna di scavo che ha visto la partecipazione di un gruppo di ricerca composto da membri di varie Università e Associazioni italiane. Durante i lavori sono stati indagati 11 quadrati, situati nelle aree localizzate sia a est che a ovest del condotto dell’acquedotto: in particolare la ricerca è stata dedicata alla porzione di deposito posto a est del tracciato dell’acquedotto del Fiora (quadrati H-I-J 2, 1, 0, -1), ma nel corso dell’intervento sono stati effettuati dei saggi limitati anche nell’area ovest del sito (quadrati C-D 3, D 2). Nel settore orientale si è potuto constatare come lo strato di colore bianco, tenacemente concrezionato, ricchissimo, a vista, di industria litica e resti faunistici, in precedenza individuato a circa 40-50 cm di profondità dal suolo attuale, si estenda anche nei nuovi quadrati indagati questo anno (H-I-J). Negli stessi quadrati si ripete pure la situazione stratigrafica osservata durante la scorsa campagna di scavo con il passaggio, tra quota -140 e -190 (a causa dell’inclinazione del pendio della collina), fra un sedimento fine, bianco tenacemente concrezionato e un sottostante deposito giallo, sabbioso, molto meno tenace che, procedendo in profondità, sembra assumere un colore più scuro e una maggiore compattezza. Al limite del pendio della collina, alcune formazioni stalagmitiche testimoniano, anche in questa parte del sito, l’anteriore esistenza di un ambiente ipogeo come era stato individuato nel settore occidentale lo scorso anno. Il deposito del settore occidentale interessato dai lavori di quest’ultima campagna (quadrati C-D) sembra presentare la stessa situazione stratigrafica riscontrata nei quadrati orientali, ma più puntuali osservazioni stratigrafiche vengono rimandate a causa della limitata estensione dell’area indagata. In entrambi i settori è proseguito il rinvenimento di abbondante materiale litico, a stato fisico fresco, privo di alterazioni superficiali, caratterizzato da un ampio uso della tecnica a lavorazione bifacciale e di dimensioni prevalentemente medio-piccole che, dal punto di vista tipologico, risulta precisamente inquadrabile in una fase molto antica e modestamente attestata del Paleolitico medio italiano. È stata rinvenuta anche una notevole quantità di reperti faunistici tra i quali si segnala, non individuata in precedenza, la presenza di resti del genere orso.
  • AIAC_4660 - Grotta dell’Artofago - 2017
    La Grotta dell’Artofago fu individuata nel 1957 dal Prof. Vincenzo Guerrini, presidente del Gruppo Speleologico Maremmano, che vi raccolse un discreto quantitativo di ceramiche e oggetti (ascrivibili ad un a periodo che va dall’Eneolitico all’età contemporanea) e reperti ossei animali, fra i quali furono identificati anche resti di specie estinte (Guerrini 1968). Tutti i reperti suddetti sono conservati nei magazzini del Museo di Storia Naturale della Maremma di Grosseto e sono stati oggetto in un primo momento, nel 1993, di una revisione a scopo inventariale e in seguito, nel 2002, di una pubblicazione scientifica che ne ha confermato l’importanza (Aranguren, Perazzi 2006). Dopo una visita preliminare al sito, il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Firenze ha deciso, in accordo e con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Gavorrano, di richiedere la concessione di scavo, affidandone la direzione scientifica al sottoscritto. L’ambiente della grotta, posta a quota 260 m circa s.l.m., è costituito da una sala principale, nella quale è presente un grosso pilastro, e da alcuni ambienti laterali più piccoli. La superficie della cavità, che si estende per oltre 700 mq, è occupata in parte da molteplici massi di crollo. Fino a non molti anni fa, da una parete composta da mammelloni calcitici, denominata dagli abitanti del luogo “pocce della Madonna”, colava dell’acqua di colore biancastro alla quale venivano attribuite proprietà taumaturgiche. L’intervento di scavo, finalizzato ad accertare la consistenza del deposito di interesse archeologico e ad iniziarne l’esplorazione scientifica, ha avuto luogo dal 10 al 28 del mese di luglio e ha visto la partecipazione attiva di laureati e laureandi in Archeologia preistorica delle Università degli Studi di Firenze, di Pisa, di Sassari e di Milano oltre che di membri della Società Naturalistica Speleologica Maremmana. Dopo aver provveduto alla quadrettatura dell’area di scavo con un reticolo di quadrati di 1 m di lato, aver posizionato il livello zero di riferimento ed aver allestito l’area per la vagliatura, nella parte settentrionale dell’ambiente posto subito dopo l’ingresso della cavità è stato aperto un saggio, che inizialmente ha interessato, in toto o parzialmente, 13 quadrati. In tutta l’area del saggio, dopo circa 10 cm di humus, è comparso un deposito caratterizzato da una superficie compatta, ma che diviene gradualmente più sciolto, sabbioso, contenente ceramiche e ossa animali. Al limite orientale del saggio, in prossimità dell’ingresso della grotta, sono presenti alcuni accumuli di pietre, derivanti dall’attività di bonifica del sedimento posto nella parte centrale dell’ambiente in periodo non determinabile. Il deposito sabbioso continuava per circa 60/70 cm di spessore terminando sulla superficie di una estesa formazione stalagmitica che procede leggermente inclinata in direzione nord. Dalla ripulitura dell’humus superficiale provengono soltanto pochi residui di frequentazione e elementi faunistici di età attuale; viceversa, dal sottostante strato sabbioso, sono emersi diversi resti animali e moltissimi frammenti ceramici che interessano un arco cronologico assai ampio. La stessa situazione stratigrafica si ripete nei quattro quadrati che sono stati scavati in un secondo momento per ampliare il saggio verso l’interno della grotta. Oltre alla suddetta area, i lavori di scavo hanno interessato anche tre anfratti, due dei quali situati a metà circa della grotta e il terzo nella zona più profonda della cavità. Anche i tre anfratti hanno restituito una discreta quantità di reperti di diversi ambiti culturali tra i quali sono da segnalare abbondanti resti ceramici (impasti protostorici, frammenti acromi e parti di maioliche rinascimentali), rari strumenti litici e pochi elementi di ornamento (vaghi di collana), questi ultimi attribuibili tipologicamente alla media età del Bronzo. Al termine dei lavori, le aree di scavo, protette da un telo di tessuto non tessuto, sono state ricoperte con una parte dei materiali rimossi.
  • AIAC_4660 - Grotta dell’Artofago - 2018
    La seconda campagna di scavi (15-28 luglio 2018) a Grotta dell’Artofago aveva l’intento principale di proseguire le ricerche all’interno della cavità e di iniziare lo scavo del deposito antropico adiacente l’attuale ingresso della caverna. Verificata l’assenza di danni al deposito archeologico, dopo aver provveduto all’ampliamento del reticolo di riferimento (quadrati di 1 m di lato) in direzione dell’ingresso della cavità, il lavoro è iniziato con la pulitura della zona predisposta all’ingresso e di un’area prospiciente una piccola volta, esterna alla grotta, che si apre nella parete rocciosa posta ad est dell’entrata. L’indagine nella zona della piccola volta è stata presto abbandonata poiché a pochi centimetri dalla superficie è comparsa una spessa formazione stalagmitica che ne ha impedito il proseguimento. Dal poco deposito scavato provengono scarsi resti faunistici di epoca attuale. Nell’area atriale (denominata area C) sono stati demarcati 13 quadrati nei quali, come prima azione, è stato asportato l’humus superficiale, che iniziava a partire da una quota media di circa -120 cm dal livello di riferimento stabilito in questa zona, per uno spessore di 10/15 cm. Questo strato, avvicinandosi verso la parete ovest della cavità, appariva leggermente inclinato verso il basso. Sotto l’humus è stato affrontato uno strato di colore bruno, con pietre a spigoli vivi, dello spessore di circa 25 cm e tracce di focolari attuali, che ha restituito materiali moderni (vetri, resti di scatolette, ecc.). Approfondendo lo scavo, intorno a quota -160, il sedimento è diventato gradualmente più sciolto e rossastro, sempre con abbondante scheletro. Lo strato rossastro è apparso interessato, soprattutto nella zona nord, dalla presenza di alcune buche riempite con pietre. A quota -178 cm il sedimento rossastro è risultato totalmente libero da pietre. Dal quadrato -H1, a circa 60 cm dalla superficie (quota -180), proviene un piccolo pugnale di rame, reperto completamente isolato. Lo scavo è proseguito nello strato rossastro, completamente sterile per ulteriori 10 cm per divenire, verso quota -190, assai più tenace, con presenza clasti di dimensioni medio piccole. Intorno a quota -200, nel quadrato L, sono cominciate a comparire schegge e strumenti di diaspro di piccole dimensioni che in seguito apparivano diffusi un po’ in tutta l’area presa in esame. A -215, nel terreno delle unità L e I era presente una macchia scura, probabile struttura di combustione, e alla stessa quota, in prossimità della sezione est di –H2, compariva una zona grigia con frammenti di ossa annerite e numerosi manufatti litici. Da questo momento lo scavo è proseguito nella fascia H, -H1 e - H2, mentre è stato interrotto nel resto dell’area la cui estensione si era andata progressivamente riducendo per la presenza di blocchi crollati dalla volta. In - H2 la macchia scura, testimonianza di focolare, era larga circa 1 metro e sembrava interessare anche i quadrati limitrofi. A quota -200 il sedimento tornava nuovamente rosso, sia in - H2 che nelle altre unità. Le industrie litiche, che erano presenti in tutti e tre i quadrati, andavano progressivamente a diminuire in H e - H1, mentre persistevano in quantità notevole in - H2. In H, a -230, è comparsa una nuova chiazza scura contenente abbondanti materiali e piccole schegge di osso bruciato. Dopo circa 10 cm (-240) anche in - H1 è ricominciata a comparire una discreta quantità di industria. Alla stessa quota, in - H2, il deposito appariva molto più sciolto di quello degli altri 2 quadrati. Tutte le chiazze di colore più scuro sono state rilevate, documentate e campionate, così come tutti gli altri sedimenti incontrati durante i lavori. Giunti al termine dei lavori 2018, lo scavo dell’area C si è interrotto dopo aver raggiunto quota -240 nella fascia composta dalle unità H, -H1 e -H2, alla presenza di uno strato rossastro meno tenace, assai ricco di industria litica. Contemporaneamente ai lavori nell’area atriale è stato effettuato un saggio all’interno della grotta, in prossimità della parete meridionale della nicchia posta a sud della sala principale. In questo caso, il deposito è risultato completamente rimaneggiato e sono state recuperate ceramiche di varia età e tipologia, oltre a qualche rarissimo frammento umano (piccola parte di resto di cranio, testa di femore), anch’essi di epoca imprecisata. Il saggio è stato interrotto una volta raggiunta la roccia di base posta intorno a quota -120. I lavori si sono conclusi con l’esecuzione della documentazione fotografica e dei rilievi grafici di pianta e sezioni. Infine si è proceduto alla copertura della zona di scavo con retino plastico traspirante sopra al quale sono stati depositati una parte dei materiali (terra e pietre) rimossi in precedenza. I reperti litici rinvenuti nell’area C, di dimensioni generalmente molto piccole o piccole, ad un esame preliminare effettuato sul campo, rivelano una progressiva evoluzione tecnologica che, insieme alla loro tipologia, ne consentono un inquadramento culturale che da un contesto Mesolitico si sviluppa verso una fase terminale del Paleolitico superiore. Inoltre, nell’area C, nonostante l’estensione limitata della superficie indagata, è significativa la presenza di diversi “punti di fuoco” che costituiscono chiara testimonianza della ripetuta frequentazione umana.