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AIAC_174 - Colle Mazéit - 2010
La campagna di scavi del 2010 sul Colle Mazéit di Verzegnis ha interessato la continuazione delle ricerche nell’Area VII (situata nel settore dell’ingresso orientale all’insediamento fortificato, che si è sviluppato nel pianoro meridionale immediatamente sotto la Torre medievale), con l’ampliamento delle indagini sia all’interno che all’esterno dell’ambiente rettangolare di età romana, impostato a cavallo della cinta in pietre. Gli scavi del corrente anno, in particolare, hanno riguardato il completamento delle indagini all’interno dell’ambiente rettangolare. Sono stati ampliati anche i sondaggi all’esterno dell’edificio, sia verso ovest, all’esterno del lato occidentale del vano, sia verso nord, al di là del lato settentrionale, per verificare la prosecuzione dei resti strutturali scavati tra il 2005 ed il 2008. E’ continuato anche il sondaggio all’esterno dell’ambiente, presso l’angolo sud-orientale, sia vicino al perimetrale sud ed al suo punto d’incontro col muraglione di cinta, sia lungo il perimetrale est. La Torre medievale (Area I) anche quest’anno non è stata oggetto di scavi, ma solo di una bonifica e di una ricognizione dello stato delle ricerche, in vista della prossima prosecuzione dei lavori di recupero e valorizzazione dei resti archeologici (Lotto II: inserimento di una passerella panoramica, illuminazione e disboscamento).
Nel corso delle indagini 2010, per quanto riguarda l’Area VII, sono state confermate la cronologia e le modalità di costruzione dell’ambiente rettangolare, che sembra essere stato edificato in età augustea, in coincidenza con un ampliamento ed una riorganizzazione dell’intero villaggio. Nello stesso momento cronologico, infatti, sono state ristrutturate anche l’Area II (ambiente quadrangolare-torre appoggiato all’angolo sud-orientale della cinta) e l’Area VI (vano lastricato relativo alla fase IV) ed è stata rinforzata l’intera recinzione. L’ambiente a cavallo del muro di cinta, inoltre, in un momento cronologico ancora da verificare, è stato protetto da un’ulteriore cinta muraria più esterna, che parte dall’Area II e che circonda il villaggio più ad oriente. Il muro interno del vano, invece, dove quest’anno è stata scavata una interessante canaletta per lo scolo delle acque, è risultato essere il proseguimento della cinta preromana, collegata, probabilmente, alle strutture murarie più antiche emerse all’esterno del lato occidentale dell’edificio e tagliate dalla costruzione dello stesso, nei cui livelli sono stati recuperati frammenti ceramici dell’età del bronzo.
Quest’anno è stata messa completamente in luce la cinta interna, che era stata rinforzata con una massicciata, mentre, ad ovest ed a nord dei lati occidentale e settentrionale del vano, dove erano già emerse le citate strutture murarie più antiche, sono state evidenziate nuove strutture murarie, che sembrano relative a vani abitativi. Nei livelli superficiali, accanto a materiali tardo-repubblicani e primo imperiali sconvolti dalle varie ristrutturazioni, sono venuti alla luce un’ascia-martello in pietra, di probabile età tardo neolitica, ceramica protostorica, un frammento di braccialetto lateniano in pasta vitrea verde (II sec. a. C.) ed un tallone di lancia in ferro. Questi ritrovamenti confermano la continuità insediativa già attestata nel corso degli scavi dell’Area VI. Inizieranno a breve, appena sarà terminata la gara d’appalto, in concomitanza con quelli della Torre medievale, anche i lavori di copertura con tettoia dell’Area VII, finanziati con la L. R. 10/2000.
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AIAC_174 - Colle Mazéit - 2011
Sono continuate le ricerche nell’Area VII occupata dall’edificio/torre rettangolare di età romana posto a cavallo del muro di cinta, situato nel settore dell’ingresso orientale all’insediamento fortificato, che si è sviluppato nel pianoro meridionale immediatamente sotto la Torre medievale. Essendo terminate le indagini all’interno del vano, gli scavi hanno riguardato gli ampliamenti effettuati ad ovest del muro occidentale dell’edificio (USM 3009) ed a nord del muro USM 3023, tagliato per la costruzione del vano a cavallo delle mura. Nell’ampliamento ovest sono state appurate una continuità insediativa a partire dall’età del bronzo ed una ristrutturazione del villaggio in età augustea, confermata anche dal ritrovamento di una moneta di Augusto. A nord del muro USM 3023 è proseguita l’evidenziazione dei nuovi resti murari ad esso perpendicolari, che sembrano relativi a vani abitativi precedenti la ristrutturazione di età augustea. Nella primavera 2012 inizieranno i lavori di recupero e valorizzazione di quest’area, finanziati con la L. R. 10/2000, tramite l’effettuazione di una copertura e col consolidamento delle strutture.
Nell’Area II (torre quadrangolare di età romana, appoggiata all’angolo sud-orientale della cinta) il nostro intervento si è limitato ad una ricognizione e sistemazione dello stato delle indagini e ad una bonifica dell’intera area, rientrando il sito di Colle Mazéit nel Progetto “Percorso delle Pievi e del Siti Archeologici”, itinerario di visite proposto, tra giugno e settembre 2011, da sette Comuni della Carnia, attraverso antiche Pievi ed aree archeologiche vicine alle Pievi. Quest’area è stata frequentata in più fasi, tra il II-I sec. a. C. ed il IV sec. d.C. E’ stata bonificata anche la cinta in pietre tra l’Area II e l’Area VII.
Sono stati ripresi i lavori nell’Area VI, che si snoda lungo il limite sud-occidentale della cinta in pietre, nel punto in cui arrivava il vecchio percorso che partiva dai piedi del Colle Mazéit e proseguiva fino alla Torre medievale. Oltre ad aver effettuato un’accurata bonifica con disboscamento dell’intera area, per renderla adeguatamente visitabile, è stato verificato, scavato e rilevato l’allineamento di buche di palo e di tagli nella roccia relativi a strutture insediative probabilmente protostoriche. Queste strutture erano state individuate negli anni 2004 e 2005 nel settore più orientale dell’area, dove sono emersi i resti più antichi. Come è noto, quest’area presenta complesse ed interessantissime tracce di frequentazione, inquadrabili tra il tardo neolitico (3600-3400 a. C.), l’età del bronzo recente/finale (XIV-X sec. a.C.), l’età del ferro evoluta (VI-V sec. a.C.), il periodo celtico e l’età romana tardo-repubblicana, primo-imperiale e medio-imperiale. E’ stata completata anche l’evidenziazione dell’ambiente di età romana con pavimento lastricato, relativo alla fase IV di generale ristrutturazione del villaggio.
L’area archeologica è stata anche dotata di due pannelli illustrativi, realizzati nell’ambito del Progetto “Percorso delle Pievi e dei Siti Archeologici”, finanziato con contributi statali e regionali ex L. 266/97.
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AIAC_2260 - Castello superiore - 2011
Nel 2011 si è svolta nel castello superiore di Attimis una intensa campagna di manutenzione e di disboscamento dell’area. Essa ha interessato in particolare la torre che è stata completamente liberata dalle essenze arboree infestanti, anche al suo interno. L’opera di ripulitura e di manutenzione delle strutture è stata assicurata grazie al lavoro volontario e gratuito dei soci della Società Friulana di Archeologia-ONLUS. Ad essa si sono affiancati studenti di più scuole superiori del Veneto (San Donà e Treviso), nell’ambito di un progetto didattico di propedeutica allo scavo archeologico che ha interessato i campi archeologici di Aquileia e di Attimis.
Sono in corso di perfezionamento accordi con il Centro edile per la Formazione e la Sicurezza (Udine) al fine di realizzare ad Attimis, in questo sito, stages di formazione dedicati all’analisi e alla manutenzione dei resti murari, che saranno eseguiti previa presentazione di un progetto specifico e sotto il controllo della Soprintendenza competente.
Nel corso della pulizia sono emersi pochi resti, in special modo nella stanza C, per lo più riferibili alla frequentazione trecentesca del vano.
Durante l’anno è stata avviata un’ampia campagna di studio dei materiali rinvenuti nelle annate precedenti. E’ stata pubblicata una buona parte del contenuto della vasca di decantazione (UUSS 149-151), con molta probabilità annessa all’officina di un fabbro, attivo nel castello dalla metà del XII secolo. Il contesto chiuso è datato anche da un denaro piccolo o scodellato in mistura di Orio Malipiero, che fu doge a Venezia tra 1178 e 1192. La ceramica in esso contenuta permette di ridiscutere forme e impasti in precedenza attribuiti a periodi precedenti.
Tra i materiali restaurati nel corso dell’anno 2011 si segnala per il suo carattere eccezionale un pendente a foglia di cintura che presenta nella faccia anteriore un motivo che al momento non sembra avere confronti: si vede un uomo armato e con elmo che brandisce una spada contro un cane legato a una corda. Probabilmente si riferisce a qualche episodio effettivamente accaduto e fu forse eseguito su commissione.
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AIAC_2851 - Muris - 2011
Nel 2011 si è svolta la prima campagna di scavo a Moruzzo, in un’area rimasta a prato stabile.
Qui esisteva un insediamento, forse formato da più edifici, di epoca romana. Sono evidenti due fasi distinte, con tratti murari ortogonali tra loro, ben solidi. Presumibilmente la zona – che si ritiene in precedenza estranea alla centuriazione aquileiese, forse per l’eccessiva presenza di acqua in superficie (si rimanda per questo al toponimo Bonifica esistente a nordest) - fu oggetto di massicci investimenti nella proprietà agraria e nello sfruttamento di queste terre a partire dall’età augustea, forse in connessione anche con la nuova sistemazione dell’asse stradale che partendo da Iulia Concordia era diretto ai territori transalpini.
Appaiono specialmente significativi i rinvenimenti all’interno di US 50 e US 60. Si tratta di materiali ampiamente diffusi a partire dall’età augustea, appunto, in particolare alcune forme precoci di ceramica di tipo Auerberg. Ad esse si accostano sporadiche persistenze di oggetti tardo repubblicani (anfore del tipo Lamboglia 2/Dressel 6 A, ceramica semidepurata, ceramica a pasta grigia e un solo frammento di vernice nera). Per una continuazione dell’abitato abbiamo a disposizione un unico frammento di terra sigillata, di forma Conspectus 41, databile tra l’età flavia e quella adrianea, come un fondo di bottiglie in vetro di probabile forma Isings 50, coevo. Il rinvenimento presso USM 3 di un asse di bronzo coniato al tempo di Marco Aurelio (165-166 d.C.) corrisponde al ritrovamento di altra moneta coeva, dal campo a oriente, segnalato dal Tagliaferri. Risultano al momento totalmente assenti materiali databili dal III secolo in poi.
Si potrebbe supporre che dalla fine del II sec. d.C. l’edificio o il complesso di edifici sia stato abbandonato. Ciò corrisponderebbe allo schema ampiamente diffuso di una crisi della villa, e dell’assetto produttivo che ad essa è sotteso, massima specialmente dalla seconda metà del II sec. d.C. forse anche in connessione con la progressiva diffusione della peste, specialmente nell’ottavo e nono decennio del II sec. d.C. Ma l’ipotesi, che richiederebbe ulteriori basi di appoggio, appare al momento prematura.