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AIAC_2543 - Pauli Stincus - 2010
Il sito di Pauli Stincus è stato indagato nell’ambito del progetto Terralba che indaga le modalità organizzative e produttive dell’insediamento rurale di età punica nel Terralbese, nell’entroterra del Golfo di Oristano (Sardegna centro occidentale). A seguito di sistematiche raccolte di superficie e prospezioni geofisiche condotte nel 2004 (giugno), il sito è stato scavato integralmente nel corso di tre settimane fra giugno e luglio 2010.
Nonostante le continue attività agricole dei decenni passati abbiano notevolmente compromesso lo stato di conservazione dei resti archeologici, lo scavo ha chiaramente messo in evidenza due fasi di vita di un complesso rurale a permanente funzione abitativa e destinato ad attività agrarie. L’articolazione del complesso, solo parzialmente incluso nel campo indagato (ca 30 x 10 m), appare composta da un edificio centrale con un cortile interno e da varie dipendenze. La potenza dei muri riferibili alla seconda fase dell’edificio centrale suggerisce l’esistenza di un secondo piano. Intorno al corpo principale si estendeva un cortile esterno, almeno in parte, ma probabilmente del tutto, circondato da un muro esterno. Nel cortile si trovavano, interrate, varie discariche. Direttamente fuori dal perimetro è stata attestata una zona intensivamente coltivata in età punica, probabilmente identificabile come l’orto dello stabilimento.
I materiali ricuperati negli strati non disturbati sono per la maggior parte di tipologie puniche e distinti da impasti grossolani. In attesa dell’accurato studio dei reperti (giugno 2011), è comunque evidente che si tratta prevalentemente di oggetti domestici come pentole, bacini e contenitori di uso produttivo come anfore. Sono stati riscontrati anche vari frammenti di tabuna (fornelli da pane). La stragrande maggioranza dei reperti fittile è di produzione locale. Non mancano tuttavia oggetti di importazione, in particolare anfore, per lo più di tipologia punica, e ceramica fine in vernice nera. Questi materiali indicano che il complesso fu occupato nel corso della prima metà del IV secolo a.C. e verosimilmente abbandonato verso la fine del II secolo a.C. Il momento di ristrutturazione del complesso, a cui riferire la seconda fase edilizia, rimane da precisare.
Una piccola concentrazione di materiali di età romana imperiale in un’area precisa del sito riflette l’uso continuato della zona anche ben dopo l’abbandono della struttura punica.
Studi geomorfologici e pedologici condotti nei dintorni del sito attestano un dinamico paesaggio fisico interessato da attivi processi fluviali e lagunari, dove fertili zone agricole coesistevano con dune di sabbia. L’insediamento è situato su un alto morfologico che sovrasta una depressione nota come area paludosa nel secolo scorso, dalla quale deriva il toponimo del sito.
Lo scavo ha pienamente confermato l’interpretazione preliminare del sito come fattoria punica ed ha anche mostrato stringenti similarità con il vicino insediamento rurale di Truncu ‘e Molas, scavato e studiato dal Progetto Terralba negli anni 2007-09.