Name
Federico Giacomello
Organisation Name
Università degli Studi di Padova

Season Team

  • AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2010
    Le indagini della campagna 2010 si sono poste l’obiettivo di definire con maggiore precisione l’articolazione planimetrica della domus delle Bestie ferite nel suo sviluppo diacronico, dal primo impianto all’abbandono dell’edificio. A questo scopo, oltre a riprendere lo scavo stratigrafico di aree sensibili già parzialmente sondate nelle precedenti campagne, è stato operato l’allargamento del saggio per un ampliamento complessivo di ulteriori 200 mq verso est. L’indagine estensiva della nuova area ha consentito di individuare setti murari, fosse di spoliazione e piani d’uso strutturati, relativi ad alcuni ambienti della _domus_. La sovrapposizione dei piani pavimentali e le diverse tecniche edilizie che caratterizzano i setti murari conservati acclarano la lunga continuità di vita che contraddistinse l’edificio, dall’ultimo scorcio del I sec. a.C. all’età tardoantica. All’interno di tale arco cronologico, la sequenza stratigrafica del sito orienta per la definizione di due principali fasi edilizie, con ulteriori sottofasi che apportarono modifiche planimetriche meno significative o il semplice aggiornamento dei sistemi decorativi. A conferma del quadro delineato in occasione della campagna 2009, l’analisi stilistica dei pavimenti in tessellato consente di inquadrare la fondazione della _domus_ in un orizzonte cronologico di fine I secolo a.C.-inizio I secolo d.C. A questa prima fase possono essere assegnate alcune strutture murarie in arenaria associate a raffinati pavimenti in tessellato a decorazione geometrica, che denotano già in questo periodo l’alto livello della committenza. Una ridefinizione planimetrica della domus è invece documentata a partire dal IV secolo d.C., quando le evidenze archeologiche testimoniano la realizzazione di interventi edilizi unitari che segnarono una profonda cesura nel palinsesto edilizio del sito. Attraverso le nuove indagini è stato appurato un costante rialzamento dei livelli pavimentali operato mediante l’apprestamento di _suspensurae_ o livelli di riporto costituiti da argilla frammista a materiale di scarto (frammenti di intonaco dipinto, stucchi, lastrine, ecc.). Strutture murarie con fondazione a sacco - cifra tecnica della nuova fase edilizia - vengono a intercettare, demolendoli, i precedenti piani pavimentali.
  • AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2011
    Le indagini archeologiche della campagna 2011 hanno avuto una duplice modalità di svolgimento: da un lato si è ampliata l’area di scavo - che raggiunge ora gli 800 mq - effettuando un ulteriore allargamento verso Nord-Ovest, in un’area mai compiutamente indagata; dall’altro si sono condotti una serie di sondaggi stratigrafici all’interno di aree messe in luce durante le campagne 2007-2010, in particolare in corrispondenza della corte centrale e nel settore a sud dell’aula absidata. Obiettivi di questi interventi erano da un lato l’acquisizione di dati inediti circa la configurazione planimetrica della _domus_, in un settore dove buona era la probabilità di intercettare strutture in buono stato di conservazione, e parallelamente l’approfondimento di problematiche inerenti il suo sviluppo diacronico. Nell’area settentrionale l’asporto degli interri moderni ha messo in luce la presenza di una corte scoperta, di dimensioni più contenute rispetto allo spazio lastricato già noto. Attorno a questa seconda corte gravitano una serie di rivestimenti in cementizio e in tessellato delimitati dalle fosse di spoliazione delle rispettive strutture murarie, fra cui un’ampia sala di rappresentanza pavimentata da un mosaico con motivi figurati e ingresso monumentalizzato da pilastri. La sovrapposizione di piani pavimentali attesta anche in questo settore la lunga continuità di vita, collocabile - sulla base di considerazioni stilistiche e stratigrafiche - dal I sec. d.C. a età tardo antica. Proprio a questa fase vanno attribuiti, in sintonia con quanto avviene nel resto della domus, interventi di ristrutturazione anche consistenti che definiscono nuovi assetti planimetrici. L’approfondimento nel settore della corte lastricata centrale ha comportato l’individuazione di strutture murarie e sistemazioni pavimentali non rilevate nel corso delle campagne precedenti, apportando nuovi dati funzionali alla ricostruzione dell’assetto dell’area nelle sue varie fasi e agganciandole a cronologie più certe. Il ritrovamento di una moneta in bronzo (AE 3, riconducibile ai principati di Graziano - Valentiniano II - Teodosio) colloca in particolare l’ultima sistemazione della corte, in lastre litiche, posteriormente al 378-383 d.C. Si è giunti a una più chiara definizione anche del settore residenziale posto a meridione dell’aula absidata, articolato in tre vani: i dati di scavo confermano ancora una volta la sovrapposizione nel tempo di sistemazioni diverse, con ristrutturazioni anche consistenti che intaccano i piani pavimentali e le strutture murare, portando probabilmente anche a mutamenti nelle destinazioni d’uso.
  • AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2012
    Le indagini archeologiche della campagna 2012 si sono concentrate nel settore nord-est dell’area in concessione, con lo specifico obiettivo di riportare in luce il pavimento musivo “delle Bestie ferite”, il cui primo rinvenimento data agli interventi di emergenza degli anni Sessanta. La scelta di intervenire in questo settore della _domus_ è stata motivata dalla prospettiva di valorizzare _in situ_ uno dei pavimenti musivi più rappresentativi della produzione aquileiese: a questo scopo, oltre ad una prima operazione di restauro del tessellato condotta con le tecniche più aggiornate, è stata previsto un rilievo in 3D delle strutture tramite laser scanner, integrativo della pregressa documentazione grafica e fotografica. Infine, lo scavo stratigrafico delle evidenze archeologiche e l’analisi archeometrica dei componenti del pavimento (tessere vitree e marmoree, malte di preparazione) consentono la ricostruzione del palinsesto edilizio di questo settore della domus e, al contempo, l’approfondimento della conoscenza tecnica del manufatto. Lo scavo dei riporti moderni - costituenti la gran parte della stratificazione rimossa - ha permesso di recuperare le evidenze strutturali già note. Si tratta nello specifico di una serie di setti murari in parte conservati e in parte ricostruibili sulla base delle relative fosse di spoliazione, del pavimento musivo dell’aula absidata e di sottostanti piani pavimentali con rispettivi livelli di preparazione, visibili in corrispondenza delle lacune del rivestimento più tardo e messi in evidenza a seguito dell’asporto dei riempimenti delle fosse di spoliazione. I dati così raccolti hanno poi reso possibile la ricostruzione delle tre principali fasi edilizie di questa area della _domus_, agganciando le fasi a cronologie assolute. Più in dettaglio, nel settore indagato si riconosce una prima sistemazione collocabile tra la fine del I sec. a.C. e i primi decenni del secolo successivo, rappresentata da setti murari con fondazioni in laterizi e dai relativi pavimenti, realizzati in tessellato, in cementizio e a commessi laterizi disposti a spina di pesce. L’assetto dell’impianto originario doveva prevedere una corte centrale scoperta su cui si affacciavano due ambienti di rappresentanza raccordati da un corridoio con planimetria a U. La seconda fase - collocabile in un’epoca posteriore all’età augusteo-tiberiana e resa possibile dalla rasatura di precedenti strutture murarie e, contestualmente, dalla realizzazione di nuovi setti perimetrali funzionali al nuovo assetto -, comportò l’ampliamento del vano principale e la sua ripavimentazione in tessellato. Nell’ultima fase, inquadrabile cronologicamente non prima della metà del IV sec. d.C., l’ambiente principale viene ulteriormente ampliato tramite la realizzazione – in un unico intervento edilizio - di un’abside sopraelevata posta sul lato orientale. La sala - ora interamente rivestita dal nuovo pavimento musivo “delle Bestie ferite” - era accessibile da ovest e si affacciava sulla corte lastricata già messa in luce nelle precedenti campagne, fiancheggiata a sud da vani già indagati. L’abbandono dell’area è testimoniato da livelli di bruciato analoghi a quelli già documentati in altre aree della domus e dall’attività di spoliazione sistematica delle strutture murarie, da situarsi in un orizzonte cronologico di VI-VII sec. d.C.
  • AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2013
    Le ricerche condotte durante la campagna 2013 si sono concentrate sia su un fondo a ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e ora acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, sia sui settori nord e nord-est, già oggetto di indagini e ora interessati da approfondimenti stratigrafici. L’intervento ha consentito di precisare la conoscenza dell’articolazione della _domus_ in tutta la sua estensione, acquisendo nuovi dati relativi allo sviluppo planimetrico della porzione occidentale anche in relazione agli assi della viabilità antica, oltre che di approfondire problematiche inerenti la sua evoluzione nel tempo. Nel settore nord, l’asporto dell’interro moderno - che rappresenta gran parte della stratificazione rimossa - permette di riconoscere la prosecuzione di strutture già in parte intercettate nel corso di precedenti campagne, chiarendone l’articolazione e riconoscendo l’esistenza di sistemazioni pavimentali sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dal I sec. d.C. sino a età tarda. Le fasi di abbandono e la spoliazione delle strutture sembrano infatti datarsi successivamente alla metà del V sec. d.C. Nel settore nord-est, gravitante intorno al vano rivestito dal tessellato “delle Bestie ferite” - uno dei principali ambienti di rappresentanza della _domus_ -, alcuni sondaggi e lo scavo della stratificazione moderna hanno permesso di individuare numerose evidenze strutturali. Esse consistono in setti murari, conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione, in apprestamenti a vespaio e in riporti, questi ultimi finalizzati alla realizzazione di pavimenti. Le strutture riconosciute testimoniano - nella sovrapposizione dei pavimenti e nella successione dei muri - il lungo periodo di vita della casa: in particolare mostrano l’esistenza di almeno due fasi di vita riguardanti gli ambienti posti a sud dell’aula absidata, essa stessa preceduta da altrettante sistemazioni: nel caso dell’abside, lo studio dei materiali rinvenuti nei livelli di sottopreparazione consente di agganciare questa ricostruzione a cronologie assolute, rispettivamente l’età augusteo-claudia e fine del III-IV sec. d.C. Nel terreno di nuova acquisizione, lo scavo estensivo è stato preceduto da una campagna di prospezioni con georadar, che ha orientato la ricerca rilevando la presenza di setti murari e fosse di spoliazione associati a piani pavimentali, in continuità con le strutture individuate nel settore occidentale dell’area già indagata. L’ampliamento e la rimozione dei riporti moderni hanno consentito di identificare otto ambienti disposti in modo paratattico, ognuno dei quali caratterizzato da una lunga continuità di vita. Tra i vani messi in luce, si segnala un ampio ambiente di rappresentanza in cui le fasi di vita dell’abitazione sono ben leggibili: esso - pavimentato da un rivestimento in _opus sectile_ asportato e indiziato dalla preparazione in cementizio con impronte - è ascrivibile a un orizzonte posteriore al III-IV sec. d.C. e risulta aver obliterato rivestimenti pavimentali più antichi e un pozzo, collocabile cronologicamente in epoca medio-imperiale. L’abbandono dell’area è testimoniato da livelli neri analoghi a quelli già documentati in altre aree della _domus_ e dall’attività di spoliazione sistematica delle strutture murarie, che i dati preliminari relativi allo studio dei materiali situano in un orizzonte cronologico di VI-VII sec. d.C.
  • AIAC_3413 - Torba - 2013
    Il complesso di Torba, di proprietà del FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano), costituisce un'appendice verso la valle dell'Olona del castello tardoantico di Castelseprio. Le ricerche, che vi sono state condotte tra la fine degli anni '70 e gli inizi degli anni '80, hanno documentato: (a) tre tratti della cortina difensiva che sale sulla sommità del colle: il primo compreso tra una torre a mezzacosta e un'area di frana; il secondo a est di questa fino ad una torre d'angolo; il terzo costituisce il perimetrale dell'edificio attualmente adibito a ristorante; (b) la torre d'angolo, conservata interamente in elevato, presenta più fasi costruttive con almeno una sopraelevazione al terzo livello, la cui cronologia dipende da un generico _ante quem_ rispetto al ciclo di affreschi che, tra IX e X secolo, ha decorato gli ambienti al secondo e terzo livello; (c) la chiesa di Santa Maria con quattro principali fasi costruttive, la cui cronologia e sequenza è ancora oggetto di discussione; (e) un'area cimiteriale, parzialmente indagata nel 1983 a sud della chiesa. Nella prima campagna di ricerche, condotta tra maggio e luglio 2013, sono stati perseguiti quattro obiettivi: (1) il completamento delle analisi stratigrafiche sulle murature in alzato della chiesa di Santa Maria, della Torre d'angolo e dell'edificio costruito a cavallo delle mura; (2) una valutazione archeologica dell'intera area di proprietà del FAI attraverso: (a) una preliminare campagna di prospezioni georadar (da parte di personale docente e tecnico dell'Università di Padova); (b) la pulizia delle sezioni esposte (risultato di precedenti scavi); (3) lo scavo a nord e a ovest della chiesa di Santa Maria, su una superficie di ca. 200 mq, al fine di documentare la qualità del deposito, la presenza di strutture e attività anteriori al cenobio e l'articolazione del complesso monastico. I risultati di queste indagini sono andate al di là delle aspettative, sia per quanto riguarda gli edifici già noti (Torre d'angolo ed edificio ad essa addossato, chiesa), sia per quanto riguarda lo scavo nei settori a nord e a ovest della chiesa. Hanno infatti dimostrato come esistano stratigrafie delle murature conservate in alzato e sepolte di grande interesse, che non solo ampliano di molto le nostre conoscenze sul complesso di Torba, ma si prestano anche per una ulteriore valorizzazione. In particolare: (a) ad ovest della chiesa sono state individuate due grosse murature di sostruzione del soprastante terrazzo, dove occorre estendere lo scavo per capire quale deposito archeologico vi sopravvive; (b) a nord della chiesa è stato scoperto un ambiente lungo quanto la chiesa e largo ca. 3 metri, utilizzato a lungo come area funeraria privilegiata, con sepolture riferibili alle varie fasi di vita del luogo di culto; (c) a cavallo del muro difensivo di V secolo, è stata messa in luce una porzione di un edificio costruito dopo la demolizione di almeno parte della cinta stessa e lo scavo andrà ampliato per poterlo indagare compiutamente.
  • AIAC_3413 - Torba - 2016
    La campagna di scavi, promossa dal FAI nel 2013 e proseguita nel 2014, aveva interessato: (1) un ambiente funerario a Nord della chiesa di Santa Maria; (2) un grande muro parallelo alla facciata della chiesa, che ha ora la funzione di sostenere il versante sul quale si trova un terrazzo artificiale, ma la cui funzione originaria era forse di delimitare l’area pertinente al monastero; (3) a Nord della chiesa, ad una distanza dalla stessa di un decina di metri, un’area a cavallo delle mura. A monte delle stesse era stata documentata una sequenza che comprendeva: (a) verso Sud un piano di calpestio che ha restituito un elemento di cintura di età carolingia; (b) il crollo delle mura; (c) la costruzione sul bordo esterno delle mura di un nuovo muro pertinente ad un edificio del quale era stato messo in luce l’intero lato meridionale e una parte di quello settentrionale che proseguiva poi verso monte. Nella campagna del 2016 lo scavo è proseguito nella sola area esterna alle mura tardoantiche, comprendendo l’intero edificio documentato nel 2014. Lo scavo ha documentato una sequenza riferibile a due periodi principali, successivi alla realizzazione del complesso monastico: il primo periodo comprende la costruzione di un edificio (I) di mq 88 (interni), composto di due ambienti, addossato dall’esterno alla cinta tardoantica e collegato all’area interna del castrum tramite uno stretto varco aperto nelle mura; il secondo periodo inizia con un evento (terremoto o smottamento) che determina il crollo del tratto Ovest delle mura e probabilmente il dissesto dell’edificio I, e prosegue con la costruzione di un nuovo edificio (II). Quest’ultimo risulta leggermente più piccolo del precedente (a Sud non arriva più fino alle mura), mantiene verso Ovest il limite delle mura crollate e sui lati Est e Nord il perimetrale del primo edificio ed elimina il divisorio centrale. Privo di accessi al piano terra, era collegato all’area antistante la chiesa da una passerella posta al primo piano del lato meridionale, mentre il suo perimetrale Nord proseguiva verso Ovest con una muratura, individuata nel 2013, che si estende sotto la frana. Nella fase di cantiere per la costruzione dell’edificio II, la zona Sud-Ovest dell’edificio II è utilizzata per la forgiatura o la manutenzione di strumenti in metallo. Il contesto è caratterizzato da due fornaci, una buca di palo dove probabilmente alloggiava l’incudine circondata da un’area con malta, ciottoli e frammenti di laterizi organizzati per creare un piano, probabilmente un banco da lavoro. Le due strutture artigianali vennero utilizzate per un breve periodo di tempo e l’ambiente doveva essere pulito con frequenza data la quasi totale assenza di accumuli di scorie e pareti di forno. Una volta terminati i lavori, i forni vennero distrutti e abbandonati e l’intera zona colmata con pietre di grandi dimensioni, ciottoli e frammenti di laterizio. Didascalie: Figura 1: area artigianale con fornaci metallurgiche. Figura 2: fossa di fornace metallurgica. Figura 3: muro divisorio (rasato) dell’edificio I. Figura 4: ripresa complessiva dell’area di scavo a fine campagna. Tavole di rilievo Tavola 1: rilievo generale dell’area del monastero con collocazione del saggio di scavo 2016 (saggio 2) Tavola 2: rilievo delle strutture pertinenti all’edificio I Tavola 3: rilievo delle strutture pertinenti all’edificio II e all’area produttiva