-
AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2010
Nella campagna di scavo che si è svolta nel mese di settembre del 2010 si è operato in cinque aree, con particolare riferimento ai livelli dell’età del Bronzo.
1) Nei settori F2H, F2R, G1O, G2A da un lato si è continuata la messa in luce della struttura individuata nelle precedenti campagne e dall’altro si è avviato un approfondimento dell’esplorazione relativa al tratto di mura protoappenniniche presente nel primo dei quadrati citati. Per quel che riguarda la struttura, sono stati individuati subito a nord quattro buchi di palo che dovevano sorreggere la copertura e si sono riconosciute le tracce del battuto precedente quello già messo in luce. Nella parte settentrionale di F2H si è condotto un saggio nel riempimento delle mura dell’Appenninico Antico, realizzato con terreno misto a calcare giallo frantumato, con lo scopo di verificare se in questo punto si potesse riconoscere l’esterno della postierla individuata a suo tempo nel settore F2N. La fronte esterna della postierla è conservata fino alla sua copertura ed è stata messa in luce per gran parte della sua altezza originaria, raggiungendo la base dei livelli del Protoappenninico Recente, costituiti da un piano in terreno misto a calcare giallastro.
2) Nei settori G2H, H2E, H2I (parte nord) è proseguita l’esplorazione dei livelli del Protoappennico Recente posti al di fuori delle prime mura di fortificazione, interessati da tracce di incendio. E’ stata così messa in luce una parte più bassa della postierla coperta qui presente, senza raggiungere ancora la base. Le mura protoappenniniche sono qui conservate in elevato per almeno 2 m, ma anche di queste non si è raggiunta la base. Nel settore H2E, alla base dei livelli d’incendio riferibili al Protoappenninico Recente, è stata posta in luce una struttura di combustione di forma circolare. E’ stata riconosciuta inoltre una precedente fase di occupazione relativa al medesimo periodo, caratterizzata dalla presenza di un acciottolato e di numerosi buchi di palo, che in parte seguono l’andamento della fronte esterna delle mura protoappenniniche.
3) In G2R, H2I (parte sud), H2O è proseguita l’esplorazione del lato interno delle mura protoappenniniche e dei successivi rifacimenti. Anche in H2I e H2O, come già visto in G2M e G2N, tale lato interno subì in antico una vasta depredazione delle pietre, ma anche una risistemazione non accurata del paramento interno. A tale paramento fu addossata una certa quantità di terreno giallastro. A sua volta al di sopra e a contenimento parziale di esso fu realizzata una nuova fronte interna. Quando anche questa andò in rovina, i residui furono coperti con una gettata di terreno argilloso, al di sopra del quale, almeno in parte, fu realizzato un acciottolato; ancora al di sopra di esso, nel Subappenninico Antico, fu accumulato nuovamente uno strato di terreno giallastro. La parte meridionale dei settori G2R e H2O risulta pesantemente disturbata dall’intervento della ruspa del 1979: in gran parte questo ha asportato il riempimento di due strutture sub-cilindriche di grandi dimensioni, simili ad altre tre già messe in luce precedentemente nei settori adiacenti, probabilmente scavate alla fine del Subappenninico Recente.
4) In G2O, G2P, G3B, G3C da un lato è proseguita l’esplorazione dei livelli subappenninici, dall’altro si è proceduto nello scavo del riempimento di una struttura in pietrame che si presentava a pianta semicircolare, successiva all’età del Bronzo. Dai livelli del Subappenninico Recente indagati in quest’area provengono diversi frammenti di metallo, alcuni elementi in corno di cervo segati e un vago in cristallo di rocca. Tali livelli non sembrano essere riferibili a una struttura ben definita: la presenza di un allineamento di pietre di grandi dimensioni è forse da interpretare come una banchina più che come base di un muro. In due punti localizzati si hanno tracce di combustione con presenza di fibre vegetali, forse tavole connesse con una copertura piana o un soppalco soggetto a un crollo parziale. La struttura sopra citata, che appare a pianta semicircolare (ma non si può escludere che fosse in origine circolare), risulta realizzata con più filari in pietrame sovrapposti, il cui diametro aumenta scendendo verso il basso. All’esterno non c’è una faccia vista, per cui si può ipotizzare che la struttura fosse stata costruita scavando una grande fossa e appoggiando il pietrame alle sue pareti.
5) L’ampia area pavimentata con pietrisco non è stata oggetto di ulteriori indagini, ma sono stati scavati alcuni settori nelle sue adiacenze. Nel quadrato F3D, o meglio nella parte a L di esso non scavata precedentemente al di sotto dello strato 1, si è effettuata l’asportazione dei livelli subappenninici precedenti la realizzazione della struttura a pianta sub-rettangolare qui presente: in particolare nei quadrati di 1 m di lato F e G è stata individuata una concentrazione di materiali ceramici, con indizi di frammentazione sul posto. A sud-est, invece, sono stati aperti due nuovi quadrati (G3H, H3E). Il primo dei due è interessato per un’ampia parte dall’azione della ruspa, di cui si sono individuate le tracce; nella restante parte e in H3E, invece, il deposito archeologico risulta conservato a partire da circa 20 cm sotto l’attuale superficie. Si conservano, sia pure in modo discontinuo, diversi elementi, tra cui tre piani di cottura e accumuli di concotto.
-
AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2011
Nella campagna di scavi 2011 a Coppa Nevigata sono state messe in luce testimonianze relative a diverse fasi dell’età del Bronzo. E’ continuata l’esplorazione delle mura protoappenniniche (1700 a.C. circa) nella zona orientale, individuando il punto in cui queste iniziano a piegare verso sud-est. In quest’area è riconoscibile un’ulteriore postierla presso quella che sembra essere un’apertura posta a circa 1 m dalla base delle mura stesse, tamponata in occasione dei rifacimenti di epoca appenninica. E’ stata inoltre scavata completamente, fino alla base, la seconda postierla di cui si conserva anche la grande lastra di copertura, posta nel settore F2H.
Nell’area antistante la postierla sono stati indagati i livelli del Protoappenninico Recente (XVI sec.), interessati da un esteso incendio: sono stati messi in luce diversi frammenti di concotto con impronte di canne/paletti, presumibilmente riferibili al lato occidentale della struttura quadrangolare in gran parte individuata negli anni precedenti, e un’ampia struttura di combustione a pianta circolare.
All’Appenninico Antico (XV sec.) sono riferibili i resti, fortemente disturbati, di una struttura realizzata con un muretto di delimitazione e un riempimento ottenuto con calcare giallastro misto a terra che sembra rientrare in quella serie di elementi presumibilmente ricollegabili con un’esigenza difensiva posti lungo una linea parallela al circuito delle prime mura protoappenniniche. Al livello corrispondente al suo uso sembrano essere riferibili alcuni resti umani selezionati, posti non lontano dalle mura protoappenniniche stesse.
In questa stessa fase o nel Protoappenninico Recente la parte delle prime mura verso l’abitato fu asportata e fu ricostruita una fronte in modo grossolano: anche nel settore H2P si è riscontrato tale fenomeno, ma è stato individuato anche un forno da pane, collocato nell’area interna della probabile postierla ricordata all’inizio. Tra l’Appenninico Antico e l’inizio dell’Appenninico Recente il forno fu in parte smantellato e fu accumulata una notevole quantità di terreno ricco di calcare giallastro.
Su tale livello furono impostate le mura dell’Appenninico Recente. A loro volta queste furono disturbate nel corso del Subappenninico: si sono rinvenute parti di due strutture circolari ad esse addossate.
Nell’area sud-orientale dello scavo si è aperto un intero nuovo quadrato (H3F), che aggiunto a quelli indagati nella precedente campagna costituisce un’area di circa 120 mq. Qui sono state individuate parti di due ampie fosse cilindriche, analoghe a quelle già messe in luce negli anni passati a nord-ovest della trincea prodotta dalla ruspa. Nella restante area sono presenti numerose strutture di combustione, tra cui almeno un probabile forno da pane, realizzate con piani di frammenti ceramici, fino a tre, sovrapposti e separati dalla stesa di un piano di argilla, presumibilmente in relazione ad altrettanti rifacimenti.
In un’ultima area è stato effettuato lo scavo dei livelli subappenninici recenti fino a raggiungere, nei punti in cui era presente, l’ampia sistemazione realizzata con terreno misto a calcare giallo frantumato già riconosciuta in altri settori negli anni passati. Al di sopra di questa, in quasi tutta l’area indagata, è stato rinvenuto un acciottolato realizzato con pietre piccole e ciottoli marini: si tratta probabilmente di una terza sistemazione dell’area, a partire dal basso. Sono state individuate inoltre diverse buche di palo, al momento non facilmente riconducibili a una struttura di forma definita, e parte di una piastra di cottura. Sono stati rinvenuti alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, un peso da bilancia in pietra e, oltre a diversi frustuli di metallo non attribuibili con certezza a oggetti specifici, un coltello a lingua da presa con i chiodetti conservati.
-
AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2012
Nei settori H2L, H2M, H2P e H2Q è stato messo in luce un ulteriore tratto delle mura protoappenniniche, riutilizzate nell’Appenninico Recente con alcune modifiche. Si è così potuta comprendere meglio la situazione solo indiziata in base agli scavi del 2011.
Tra H2L e H2M venne realizzata in una fase avanzata dell’Appenninico Recente una torretta quadrangolare, appoggiata alla fronte delle mura; una seconda torretta è stata individuata pochi metri più a est. La prima delle due torrette venne costruita in corrispondenza di una postierla appenninica, tamponata nel corso della medesima fase; in tale occasione fu presumibilmente realizzato il forno da pane all’interno delle mura, messo in luce nel 2011. La postierla, ricavata sopra la base delle mura protoappenniniche riutilizzate, era inserita tra due avancorpi, uno poco sporgente a est e uno più prominente a ovest. Quest’ultimo, che sembra essere stato realizzato con la tecnica del muro esterno di contenimento in pietrame e riempimento di terreno misto a calcare giallastro frantumato, probabilmente si riconnette con il bastione posto a est della porta appenninica.
In sintesi si può pensare che la ristrutturazione della fronte interna delle mura protoappenniniche e la costruzione della postierla furono realizzate agli inizi dell’Appenninico Recente. Il segmento murario esterno andava anche ad ispessire le mura appenniniche, nella zona in cui erano state maggiormente ridotte di spessore all’interno. La nuova postierla fu quindi incorniciata fra due elementi sporgenti, di cui quello orientale di minori dimensioni, come sembra avvenire anche in rapporto con la postierla appenninica già nota, posta immediatamente a est della porta protoappenninica tamponata e a ovest di un avancorpo a profilo curvilineo, successivamente trasformato in torretta quadrangolare. Anche questa postierla sembra non essere stata più utilizzata in un momento avanzato dell’Appenninico Recente, quando fu realizzata una struttura circolare in corrispondenza di essa, verso l'abitato. A differenza di quanto avviene nel Protoappenninico, quindi, nell'Appenninico Recente le postierle sembrano essere state in numero minore, ma visibili dall'esterno.
Ben presto, tuttavia, le postierle appenniniche furono eliminate e, in corrispondenza di quella messa in luce nella campagna 2012, all'interno, fu realizzato un forno da pane. E’ probabile che quando fu scavato il primo fossato, nel corso dell’Appenninico Recente, anche gli avancorpi, nell'area recentemente scavata, furono defunzionalizzati, sostituiti da torrette impostate a partire da un piano posto a quota più elevata, parallelamente alla chiusura della postierla inserita tra di essi.
Infine, in un momento avanzato dell’Appenninico Recente fu accumulata una certa quantità di terreno misto a calcare giallastro, addossata alla faccia interna delle mura usate nella prima fase, accumulo sul quale fu impostata la nuova fronte interna delle mura appenniniche, rinvenuta nel 2012 anche in H2Q. Anche il forno da pane fu abbandonato, danneggiato e inglobato entro la nuova fronte muraria. Questa complessa serie di trasformazioni nell'arco di un periodo di tempo che non dovrebbe aver raggiunto i 150 anni (da poco dopo la metà del XV alla fine del XIV secolo) indica la frequenza con cui avvenivano modifiche, anche rilevanti, nel sistema delle fortificazioni in tale periodo.
-
AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2013
Nella campagna di scavi 2013 sono stati aperti diversi settori nella parte nord-orientale dell’insediamento, fino ad arrivare ai confini con il moderno percorso in terra battuta che segue all’esterno la recinzione dove sono ospitate le bufale, percorso che attualmente impedisce di esplorare la prosecuzione delle fortificazioni stesse verso sud-est. Per sfruttare al massimo lo spazio disponibile in questa direzione è stata data una forma triangolare o poligonale ad alcuni settori. In particolare sono stati aperti: la parte sud-orientale (triangolo) del settore H2A, la parte sud-occidentale (triangolo) del settore H2F, la parte orientale (rettangolo privo di un piccolo angolo) del settore H2Q, la parte sud-occidentale del settore H2R (triangolo), il settore H3D (quasi completo) e i settori H3C, H3G e H3H (completi). I risultati ottenuti sono di particolare interesse.
In H2A è stato posto in luce un allineamento di grandi pietre che delimitano un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato. Tale allineamento si ricollega presumibilmente (c’è solo una piccola lacuna, dovuta all’erosione che in quest’area deve aver avuto particolarmente effetto) con la parte di struttura analoga posta in luce nel 2012.
In H2Q è stata individuata la prosecuzione delle mura appenniniche (XIV secolo a.C.: figg. 3-4), con la fronte impostata al di sopra di quella protoappenninica, nonché della torretta quadrangolare tardoappenninica e dell'avancorpo orientale riferibile a un momento iniziale dell'Appenninico Classico. La fronte delle mura è stata seguita anche nell'adiacente settore H2R e per un breve tratto in H3D, dove inizia a curvare verso sud-est.
Allo stesso periodo sono riferibili le testimonianze poste in luce in G3E, dove è stato effettuato un approfondimento al di sotto del piano di calpestio dello spiazzo consolidato con pietrisco, esplorando una serie di livelli che appaiono ancora tutti riferibili all'Appenninico Classico (XIV secolo a.C.), anche con sistemazioni ad acciottolato (fig. 5).
In H3C e in H3H è stata individuata una grande struttura delimitata verso sud-ovest da una fila di pietre di medie dimensioni e caratterizzata dalla presenza a nord-est di uno strato di pietrame medio-piccolo (figg. 6-7). Il confine di quest'ultimo verso nord-est appare mal definito: è probabile che l'erosione, come sopra ricordato, abbia provocato la sua cattiva conservazione su tale lato a causa della pendenza della collinetta artificiale in tale direzione. Questa struttura, presumibilmente databile al XIII secolo a.C., appare essere successiva alle mura appenniniche e precedente agli ultimi livelli subappenninici conservati in posto e non è ancora interpretabile con precisione.
Nel quadrato H3E sono presenti più livelli riferibili al XII secolo a.C., costituiti alternativamente da terreno ricco di elementi organici e sottili preparazioni in calcare giallastro frantumato, che fanno pensare a una serie di episodi ripetuti di occupazione e di rifacimento dei piani di calpestio. E' stata posta in luce in quest'area una porzione corrispondente a circa un quarto di una struttura di combustione, a pianta circolare o a ferro di cavallo (fig. 10). Anche in H3L è stata individuata la base di preparazione di una piccola area di combustione (fig. 11).
In parte di H3G e più estensivamente in H3F e nella zona nord di H3L è stata esplorata un'ampia area interessata dalla presenza di concotto, anche con impronte di elementi vegetali sottili (rami, canne), e da diversi frammenti di vasi rotti in posto (fig. 12).
In H3G, infine, è stato scavato il riempimento di un silos costituito da una grande fossa cilindrica (fig. 13), che si aggiunge a quelle già note nella medesima area (probabilmente scavate alla fine del XII secolo, ma riempite con scarichi nei secoli immediatamente successivi), oltre alla parte orientale di un'ulteriore fossa, già individuata in H3F.
-
AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2014
Le aree indagate sono state essenzialmente tre: 1) la parte nord-orientale delle mura appenniniche, con le successive sistemazioni subappenniniche (XIV-XII secolo a.C.); 2) una parte dell’insediamento riferibile al Subappenninico Recente (XII secolo a.C.), con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco; 3) l’area a sud-est della porta di accesso all’abitato nella fase di passaggio dall’Appenninico al Subappenninico, da collocare intorno al 1300 a.C.
1) Nella prima area è proseguita la ricerca dell’andamento delle mura. Il relativo riempimento in pietrame risulta visibile soltanto per una fascia molto stretta, in parte obliterato dai livelli subappenninici. Gli elementi successivi nell’area di pendio in corso di scavo sono costituiti da parti di strutture a pianta curvilinea (probabilmente in origine circolari, di circa 2 m di diametro, ma fortemente disturbate dall’erosione), delimitate da pietre di medie dimensioni e con acciottolati di pietre più piccole all’interno. I livelli subappenninici più recenti immediatamente a monte del riempimento delle mura appenniniche e della fila di strutture a pianta circolare sono caratterizzati dalla presenza di un allineamento di pietre di medie dimensioni che è stato seguito per quasi 20 m. Tale allineamento è verosimilmente da interpretare come un elemento di delimitazione dell’area posta a sud-ovest di esso; la sua scarsa consistenza fa comunque escludere che si tratti di una sistemazione di carattere difensivo. Potrebbe essere anche il limite sud-occidentale di una stradina che in parte seguiva all’interno il percorso delle precedenti mura, ma non è conservato l’altro limite che confermerebbe questa ipotesi.
2) Lo scavo della parte dell’insediamento subappenninico recente con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco ha interessato numerosi settori. L’aspetto maggiormente caratterizzante è costituito dalla diffusa presenza di resti di concotto in diversi punti, che fanno ipotizzare l’esistenza di strutture in elevato realizzate con pareti con intelaiatura vegetale rivestita di fango. Nel settore H3N tale tecnica è particolarmente ben documentata in quanto si è conservata la parte basale di una di queste pareti, spessa circa 15 cm. In alcuni punti sono presenti anche tracce di strutture di combustione. Sul piano di calpestio sono stati rinvenuti frammenti ceramici, anche di grandi dimensioni, e in alcuni casi scodelle integre o interamente ricostruibili e frammenti di macine. In un’area ristretta si ha inoltre una concentrazione di resti di fauna, connessa con un punto di accantonamento di carattere pratico o simbolico.
3) Infine la terza area di intervento è costituita dall’area a sud-est della porta di accesso all’abitato utilizzata dall’Appenninico fino almeno al Subappenninico. Qui è proseguita l’indagine dei livelli subappenninici, raggiungendo in alcuni settori quelli ascrivibili all’Appenninico. Nella parte più settentrionale si è completata l’asportazione di un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato, deposto in più fasi. Complessivamente questo formava un modesto rilievo con pendenza da est verso ovest (cioè in direzione della strada che attraversava la porta stessa, il cui piano di calpestio nel tempo via via si rialzava) e da nord verso sud. Sia in un momento finale di tale accumulo sia in un momento intermedio furono realizzati basamenti in pietrame a secco, con elementi litici medio-grandi, riferibili quindi a strutture di una certa dimensione, costruite in due momenti successivi in posizione analoga.