Name
L. Quaroni

Season Team

  • AIAC_953 - Pyrgi - 2010
    La campagna di scavo del 2010 ha interessato il settore immediatamente a nord dell’area del Santuario Monumentale, che corrisponde ad un settore nevralgico del comprensorio archeologico: la fascia di confine tra l’abitato, fondato sulla costa verso la fine del VII secolo, e il duplice complesso santuariale che si sviluppa dalla seconda metà avanzata del VI secolo in corrispondenza della terminazione dell’asse stradale Caere-Pyrgi. L’indagine di scavo è stata impostata a cavallo della via glareata provvista di una cunetta laterale di scolo, che si raccorda ad angolo retto con il monumentale asse viario della via Caere-Pyrgi e che corre in direzione della costa ad una distanza di circa m 48 dal Tempio A. Tale strada è stata utilizzata con continuità fino all’epoca dell’impianto della colonia romana del III sec. a.C., sopravvivendo agli isolati che si sviluppano lungo il suo percorso. Lungo il lato nord della sede stradale sono state portate alla luce, sotto la coltre di humus, una serie di strutture murarie realizzate con diversa tecnica costruttiva e provviste di orientamenti non omogenei, riferibili a più fasi costruttive di almeno due diversi edifici. Il primo edificio, sul lato dell’entroterra, appare delimitato da strutture con zoccolo in pietrame e ciottoli e con impiego di blocchi di tufo in posizione cantonale. Esibisce per intero due ambienti, l’uno di forma stretta ed allungata (cm 200 x 630), con possibile funzione di corridoio di ingresso, aperto con una soglia sul percorso stradale; l’altro a pianta quadrangolare (cm 520 x 630), provvisto di un pavimento in scaglie di tufo pressate e di un intervento di (parziale) ripavimentazione in tegole. Il secondo edificio, presumibilmente a carattere pubblico-monumentale, è stato parzialmente portato in luce estendendo lo scavo in direzione del mare ed è caratterizzato da strutture perimetrali in opera quadrata di tufo che rispondono a due diversi orientamenti. Allo stato attuale dell’indagine è possibile osservare almeno un corpo di fabbrica a pianta trapezoidale (m 9,80 x 8,50) suddiviso in due vani e conservato alla quota di fondazione. Di notevole interesse è la presenza, presso l’intersezione dei muri perimetrali nord ed est della struttura, di una offerta di fondazione costituita da una olla piena di ossa combuste e carboni. Sul lato sud della strada è in corso di scavo un edificio preceduto da un portico, ed articolato in più ambienti, uno dei quali destinato a magazzino di dolia. Sul robusto piano pavimentale in scaglie di tufo pressate, è stato evidenziato un dolio ricomponibile, coricato in orizzontale e schiacciato, ed inoltre tracce dell’alloggiamento di almeno altri due esemplari. Alla copertura di tale edificio è attribuibile un tetto decorato di tipo ceretano, databile intorno al 530-520 a.C. E’ possibile che si tratti di un edificio L’edificio, abbandonato in seguito ad un evento distruttivo entro la prima metà del V sec. a.C., era forse destinato alla gestione pubblica delle derrate, sotto il controllo politico-religioso del Santuario di età arcaica. In corrispondenza della cunetta di scolo della strada, è stata indagata una fossa denominata “dei pesi da telaio”, riempita con un consistente scarico di materiale architettonico e ceramico. La presenza di almeno 30 pesi da telaio tronco piramidali, di un braciere e di due grandi olle d’impasto ricomponibili sottolinea il carattere femminile del contesto, la cui pertinenza ad ambito santuariale appare sottolineata anche dalla presenza di ossa animali, di aes rude e di terrecotte.
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2011
    La campagna di scavo del 2011 ha interessato la fascia di confine tra l’abitato etrusco, fondato sulla costa verso la fine del VII secolo, e il duplice complesso santuariale che si sviluppa dalla seconda metà avanzata del VI secolo in corrispondenza della terminazione dell’asse stradale Caere-Pyrgi. Lungo il lato nord della strada glareata che si raccorda con l’asse stradale Caere-Pyrgi, sono in corso di definizione due edifici, delimitati da strutture realizzate con diversa tecnica costruttiva e orientate in maniera non omogenea, riferibili a più fasi edilizie. Il primo edificio appare delimitato da strutture con zoccolo in pietrame e ciottoli e con impiego di blocchi di tufo in posizione cantonale. Esibisce per intero due ambienti, l’uno di forma stretta e allungata (m 2x6,30), con possibile funzione di corridoio di ingresso, aperto con una soglia sul percorso stradale; l’altro a pianta quadrangolare (m 5,20x6,30), provvisto di un pavimento in scaglie di tufo pressate e di un intervento di parziale ripavimentazione in tegole. Un terzo ambiente è stato parzialmente portato alla luce sul lato nord e si mostra ricchissimo di materiale edilizio, di vasellame, molto del quale di importazione, e di reperti zoologici, inquadrabile alla metà del V secolo a.C. Il secondo edificio, presumibilmente a carattere pubblico-monumentale, appare delimitato da strutture perimetrali in opera quadrata di tufo con due diversi orientamenti. E’ possibile osservare almeno un corpo di fabbrica a pianta trapezoidale (m 9,80x8,50) suddiviso in due vani e conservato alla quota di fondazione, provvisto di un avancorpo sul lato della strada. Di notevole interesse è la presenza, presso l’intersezione dei muri perimetrali nord ed est della struttura, di un’offerta costituita da una anfora etrusca piena di ossa combuste e carboni, collocata in verticale; recuperata con un pane di terra, l’anfora sarà sottoposta a microscavo. L’edificio in opera, conservato per un solo filare di blocchi di fondazione, appare preceduto da strutture in pietrame, livelli pavimentali e crolli che ne suggeriscono un inquadramento cronologico post metà del VI secolo a.C. Sul lato sud della strada è in corso di scavo un edificio porticato, articolato in più ambienti, alla cui copertura originaria è stato attribuito un tetto decorato di tipo ceretano, databile intorno al 530-520 a.C.. In base alle risultanze dello scavo, è ipotizzabile che l’edificio fosse destinato alla gestione pubblica delle derrate, sotto il controllo politico-religioso del Santuario di età arcaica. Sul consistente pavimento in scaglie di tufo pressate sono state riscontrate le tracce per l’alloggiamento di almeno due esemplari di dolia e diverse colature di piombo. Nel nuovo settore di splateo la presenza di ulteriori esemplari di dolia, ma anche di tabelloni pavimentali e di terrecotte architettoniche di rivestimento è indiziata dai numerosi frammenti restituiti dagli strati superficiali disturbati dalle attività agricole. Il consistente affioramento di pietre e ciottoli, anche di grandi dimensioni, consentono di delineare il perimetro dell’edificio lungo la sede stradale e suggerisce l’ipotetico andamento dei muri di tramezzo. Quanto alla sede stradale, è stato possibile portare il luce il manto superiore in pietrisco e ghiaia che, in corrispondenza dell’edificio in opera quadrata e del suo avancorpo, assume l’aspetto di vero e proprio lastricato. In corrispondenza della cunetta di scolo meridionale della strada, cunetta che accoglieva la fossa dei “pesi da telaio” (con forte connotazione rituale), è stato individuato e recuperato un dolio di medie dimensioni, collocato in verticale all’interno di una buca. In attesa dell’analisi della terra di riempimento ricca di carbone isolata alla quota del fondo, si segnala il rinvenimento di uno skyphos attico a figure nere, parzialmente ricomponibile, recante una serie di personaggi seduti su diphroi, databile alla seconda metà del VI sec. a.C.