AIAC_1184 - Egnazia - 2010Le indagini condotte nel 2010 nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ hanno chiarito che l’impostazione delle terme sulla _via Traiana_, al limite dell’area destinata con ogni probabilità al foro, risale al III sec. d.C. e comporta l’obliterazione di un edificio più antico, verosimilmente della prima età imperiale, del quale sono state indagate alcune strutture – come una grande cisterna –. Sul lato opposto rispetto alla strada, il complesso si raccorda peraltro a un nucleo di ambienti ricostruiti nel III secolo e disposti in maniera simmetrica intorno al peristilio centrale in ordine dorico. Questo edificio, connesso alle strutture del _balineum_, non risulta destinato al percorso termale, ma, in attesa dell’ulteriore approfondimento dello scavo, sembra legato piuttosto ad attività commerciali, a giudicare dall’articolazione planimetrica, dalla localizzazione rispetto alla contigua area forense e dalla ceramica proveniente dagli strati di frequentazione, nei quali predominano nettamente i manufatti di importazione sia da trasporto sia da mensa rispetto al vasellame d’uso comune.
La riorganizzazione dell’intero comparto, intervenuta agli inizi del V secolo e indotta dalla costruzione di un vasto impianto produttivo di materiali per l’edilizia, è stata ulteriormente documentata con l’evidenziazione dei vani connessi all’attività dei forni da calce, già indagati, costruiti nel rispetto dell’assetto icnografico adottato nell’intera area. Ogni ambiente sembra destinato ad assolvere una funzione specifica nell’ambito della filiera artigianale: in particolare, approvvigionamento idrico, taglio dei blocchi da calcinare, lavorazione dell’argilla impiegata verosimilmente per coibentare i forni prima di avviare un nuovo ciclo di cottura. Nel settore limitaneo meridionale dell’opificio è attestata anche l’attività commerciale legata sia ai frammenti ceramici e laterizi sia alla malacofauna, triturati in altri spazi della stessa manifattura per essere impiegati nella preparazione del cocciopesto.
Nell’area della cosiddetta ‘acropoli’, l’ampliamento dell’indagine all’esterno del tempio ha consentito ulteriori acquisizioni sull’edificio della piena età imperiale, costruito su podio e preceduto da una scalinata con avancorpi. L’aedes risulta, infatti, inserita in un ampio recinto porticato, caratterizzato da due nicchie quadrangolari in corrispondenza dei lati lunghi del tempio, secondo un modello consolidato in età imperiale che trova le prime attestazioni a Roma in età flavia, per poi svilupparsi in Italia e nelle Province.
A partire dalla seconda metà del IV secolo, questo complesso – come le terme e la piazza porticata poste subito a Sud della ‘acropoli’ – è profondamente rifunzionalizzato con l’impostazione di ambienti che occupano lo spazio dei portici e sono utilizzati per attività di stoccaggio legate al vicino scalo portuale. Al commercio sono affiancate attività produttive, connesse anche in questo caso alla fabbricazione della calce, cui è destinato un grande forno parzialmente evidenziato (corda massima documentata m 5), che conserva ancora l’ultimo carico di cottura da cui provengono materiali utili a datarne la dismissione tra la fine del IV e gli inizi del V secolo.
Nell’area occidentale del portico, lo scavo ha consentito inoltre di cogliere, per la prima volta, le modalità di organizzazione dell’abitato medievale connesso alla fortificazione della ‘acropoli’, solo in minima parte documentato durante le prime indagini in quest’area svolte negli anni Sessanta del Novecento. Nello spazio interno al recinto porticato i vani di questo periodo si sovrappongono a quelli di età tardoantica ricorrendo a strutture di fondazione in pietra legata con molta terra e ad elevati leggeri in argilla cruda e legno.
La documentazione materiale è caratterizzata soprattutto da ceramica invetriata e dipinta a bande, nonché da lucerne a becco ogivale – già evidenziate nel corso degli scavi pregressi – che, insieme alle attestazioni numismatiche prevalentemente bizantine, consentono di ascrivere all’XI secolo il termine ultimo di frequentazione dell’area