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AIAC_109 - Viale Trento/Via De Magistris - 2003
I lavori condotti dall'Impresa Puddu per la realizzazione di nuove costruzioni nell'area compresa fra Viale Trento e Via De Magistris, a Cagliari, hanno comportato sbancamenti profondi che hanno inciso per diversi metri di altezza la roccia calcarea.
E' stato messo in luce un settore dell'acquedotto romano del quale si era persa la memoria dopo le relazioni accurate fornite da autori del Settecento e dell'Ottocento. In piena corrispondenza con tali descrizioni è stato messo in luce un vano rettangolare dal quale si diramano tre cunicoli: uno d'arrivo, percorso per oltre duecento metri, nel quale il canale scavato, rifasciato da muretti in pietra e mattoni, era coperto da embrici disposti a tettuccio, e due di uscita - uno in asse con il primo, l'altro in direzione ortogonale, - privi di rivestimento, ma dotati di integrazioni in muratura laddove la roccia presentava cavità o punti di debolezza. Il condotto a valle è stato esplorato per circa settanta metri, quello rivolto verso la città per circa quattrocento metri.
Dallo stesso ambiente di raccordo si diparte una sorta di ampio corridoio che consentiva l'afflusso dell'acqua verso un impianto di risalita a servizio di una villa realizzata in superficie. E' plausibile che in questo complesso, del quale sono stati esposti alcuni tratti di muro al margine nord dell'area di scavo, l'acqua attinta tramite ruote abbia sostituito quella raccolta in una ampia cisterna che è stata interamente rimessa in luce. Un'altra cisterna, parte di un secondo complesso residenziale romano, con tracce d'uso anche in età moderna, è stata evidenziata e scavata presso Via De Magistris.
La scoperta integra i dati già acquisiti con l'individuazione e l'esplorazione di ampi tratti dello stesso acquedotto nelle campagne di Elmas, a circa dieci chilometri da Cagliari.
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AIAC_110 - Pille Matta - 2000
La necropoli è stata occasionalmente individuata nell'aprile 2000 alla periferia di Quartucciu durante lavori di sbancamento relativi ad insediamenti industriali. Con cantieri annuali sono state finora indagate oltre duecento tombe che si distribuiscono in un arco di tempo molto ampio. Solo una decina di sepolture sono però attribuibili alla più antica fase punica (IV sec. a.C.), mentre la concentrazione maggiore è compresa fra la metà del III e la metà del V sec. d.C.
La tipologia funeraria, che non ha confronti puntuali, prevede la realizzazione di una o due nicchie contrapposte - ricavate sui lati lunghi di una profonda fossa rettangolare, - accuratamente chiuse da embrici posti a coltello. La fossa è poi riempita dalla terra ottenuta dallo scavo. I corredi, abbondanti nel numero, vari nella composizione, eccezionali per la qualità dei materiali per lo più integri, comprendono brocchette, piatti, lucerne, bicchieri in vetro, oggetti di corredo personale.
Spesso lucerne e bicchieri sono contenuti in uno dei piatti, in una composizione che può ripetersi più volte all'interno di una stessa sepoltura. La presenza frequente di monete, che consente di datare con sufficiente sicurezza il momento della deposizione, fornisce dati di eccezionale rilevanza per la datazione dei materiali e in special modo per quella delle lucerne e delle stoviglie in sigillata, delle brocchette costolate, delle produzioni locali, consentendo di ricostruire sequenze affidabili delle diverse produzioni.
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AIAC_114 - Viale S. Avendrace - 2003
La realizzazione di nuove costruzioni lungo il Viale S. Avendrace ha fornito ancora una volta l'occasione per sottoporre a scavo archeologico le pendici della collina che ospita la monumentale necropoli punica di Tuvixeddu, costituita da tombe a pozzo scavate nel calcare. A valle, verso la via moderna che ricalca il primo tratto dell'antica a Caralibus-Turrim, la roccia compatta cede il posto a ampi tratti terrosi disposti su una sorta di gradone dove hanno trovato posto, oltre a poche tombe a pozzo, molte sepolture a fossa e a incinerazione, distribuite dal V secolo a.C. ai primi secoli dell'impero.
L'area indagata, infatti, di modesta estensione, ha restituito una stratigrafia complessa, nella quale sono state individuate, sulla base dei resti numerati, oltre 250 deposizioni, sovrapposte nel tempo con rituali differenti: le più numerose sono semplici fosse aperte nel terreno, talvolta direttamente sovrapposte, più spesso fra loro tagliate e disposte con orientamento non costante. Più contenuto, ma comunque consistente, il numero dei busta.
Rispetto alle indagini precedenti condotte lungo la stessa fascia, questo settore mostra un utilizzo molto più intenso e corredi più modesti nella composizione e nella quantità, anche se non mancano, per le fasi più antiche, monili ed amuleti. Rari, invece, gli interventi moderni che incidono sulle deposizioni, considerato che l'area è stata a lungo adibita a orto delle casupole che costeggiavano la strada. Dopo la loro demolizione, sotto i pavimenti, sono stati ritrovati ampi accumuli di reperti romani frammentari, segno di tombe della prima età imperiale smantellate nel livellamento, mentre una lunga muratura individuata ai margini e sotto il livello della strada moderna sembra essere stata realizzata per sanare un avvallamento naturale del terreno in funzione dell' utilizzo della necropoli.