Name
Michele di Filippo
Organisation Name
Sapienza. Università di Roma, Dipartimento di Scienze della Terra

Season Team

  • AIAC_2694 - c.d. Villa degli Antonini - 2010
    La c.d. Villa degli Antonini si estendeva per un’area molto vasta a sud del diciottesimo miglio della via Appia antica. La villa, di cui alcune strutture pertinenti al complesso termale sono sempre rimaste visibili, è stata identificata, a partire dal XVIII secolo, come uno dei possedimenti della famiglia degli Antonini. Tale attribuzione è basata sia sull’analisi delle fonti letterarie (Historia Augusta, Antonino Pio I.8, Commodo I.2), sia sul rinvenimento, nel 1701, di una serie di busti rappresentanti membri appartenenti alla suddetta dinastia imperiale in un’area non ben precisata tra la via Appia e i resti delle terme ancora oggi esistenti. Resti della villa vennero descritti e parzialmente scavati a più riprese, in maniera non sistematica, tra il XVIII ed il XIX secolo. Il primo intervento a carattere propriamente scientifico è stato condotto nel 1989 dalle dottoresse Nicoletta Cassieri e Giuseppina Ghini della Soprintendenza per i Beni Archeologici per il Lazio. Questo intervento ha permesso di riconoscere in tali resti il complesso termale della villa. Nel 1996 un breve intervento di ripulitura condotto dall’ArcheoClub di Ariccia ha messo parzialmente in luce strutture murarie curvilinee adiacenti al complesso termale. La campagna di scavo 2010 ha avviato nuove indagini archeologiche volte ad uno studio sistematico di ciò che rimane dell’antico complesso. Durante tale campagna si sono approfondite le ricerche nell’area delle suddette strutture murarie curvilinee. Alcuni elementi costruttivi ed il tipo di materiali rinvenuti sembrano avvalorare l’ipotesi del carattere idrico di questa struttura, forse da interpretarsi come fontana monumentale. Inoltre i bolli laterizi confermano l’attribuzione del complesso residenziale ad età antonina. In concomitanza con la campagna di scavo sono state inoltre svolte indagini geofisiche che hanno evidenziato probabili strutture murarie con andamento planimetrico apparentemente indipendente dalla struttura curvilinea.
  • AIAC_2694 - c.d. Villa degli Antonini - 2011
    The second field season conducted by Montclair State University took place in July 2011. The season continued the archaeological investigations begun in 2010. In 2011 we continued to investigate the curvilinear structure adjacent to the bath complex. This structure, preserved at foundation level, consists of three concentric wall segments connected by radial walls. We explored several different sectors. The NW sector was opened ex novo with the aim of verifying the results of geophysical surveys conducted in 2010, which provided evidence for the presence of wall segments there, although we have not yet been able to confirm the survey results. In the N and S-SW sectors we tried to understand whether the wall structure continued or not. So far we have been able to obtain a positive result only in the N sector. In fact, here not only do the walls continue, but we also uncovered a wall in opus latericium that perhaps belongs to a preceding construction phase, since it appears to be imbedded in the outermost wall of the curvilinear structure. The 2011 geophysical survey, conducted with a different electromagnetometer, using an induction sensor, concentrated on an area already surveyed in 2010, and on an additional strip to the north. This new survey showed, west of the curvilinear structure, an area of low conductivity, which allows the hypothesis that the walls continue so as to form an ellipse or an approximate circle, perhaps to be interpreted as an amphitheater. Similarly to 2010, the majority of the artifacts unearthed are fragments of white and polychrome marble and of black-and-white mosaic tesserae and polychrome glass tesserae. Noteworthy are also numerous anepigraphic brick stamps. In the seasons to come one of our major goals is to define the exact layout, function, and chronology of this curvilinear structure and the adjacent areas.
  • AIAC_2694 - c.d. Villa degli Antonini - 2012
    During the third season of excavation, we continued the investigation of the curvilinear structure to the west of the bath complex. With the aim of defining the precise plan as well as the character of this structure, the excavation sectors to the north and east of the emerging walls were expanded and a new sector about 30m to the west of the west edge of the excavation area was opened. The continuation of investigations in the northern sector clarified the nature of a curving wall identified at the end of the previous season. It belongs to a still buried spiral staircase of which only the base of a window, a fragment of one of the treads, and the central column remain. The staircase must have led to at least one room underneath, the existence of which was already inferred since 2010 and which was apparently covered by a groin vault. Excavation in the new sector, aimed at testing the results of 2011 geophysical surveys which suggested that the already emerging walls continued so as to form an elongated oval, brought to light new curving wall segments of identical type and layout to those already uncovered. The wall structures from both areas may therefore be attributed to a single building of elliptical shape, thus lending more weight to the hypothesis that we are dealing with the amphitheatre at Lanuvium where, according to the ancient sources, Commodus killed wild beasts. The artifacts recovered consist mainly of large numbers of white and colored marble fragments, very numerous polychrome tesserae in glass paste, a number of brick stamps, especially anepigraphic ones, and ceramic fragments such as African slipware. Future investigations will seek to define the exact plan and chronology of this building and to identify other structures in the adjacent areas.
  • AIAC_2694 - c.d. Villa degli Antonini - 2013
    La quarta campagna di scavo ha confermato che la c.d. ‘struttura curvilinea’ indagata a partire dal 2010 è, senza ombra di dubbio, un edificio anfiteatrale. Al fine di definire con più precisione i dettagli planimetrici dell’anfiteatro sono stati aperti due nuovi settori di scavo (Saggio C ed E) in aggiunta al settore aperto nel 2012 a ca. 30 m a ovest della c.d. ‘struttura curvilinea’ (Saggio A). Il saggio E, aperto in corrispondenza dell’ipotizzato accesso nord dell’anfiteatro, non ha restituito alcun dato a causa dell’ingente quantità di terra di riporto qui presente, tuttavia il Saggio C ha confermato il tipo di edificio ed ha permesso di determinarne l’esatto andamento ellittico. Si è continuato inoltre ad approfondire le indagini nel settore a N della principale area di scavo in corrispondenza della scala elicoidale individuata a fine campagna 2011 e si sono concentrate le indagini nella fascia di terreno ad est dell’anfiteatro al fine di definirne l’assetto topografico in relazione con il complesso termale ad esso adiacente. Contestualmente sono state condotte prospezioni geofisiche in un terreno a ca. 150 m a nord delle strutture emergenti, attualmente adibito a circolo di tiro con l’arco, che hanno evidenziato delle zone di anomalie ascrivibili alla presenza di strutture sepolte. Tra i materiali si continuano ad annoverare abbondantissimi frammenti di marmo (bianco e colorato), numerosissime tessere di mosaico in pasta vitrea, incluse diverse con foglia d’oro, bolli laterizi epigrafi ed anepigrafi, frammenti ceramici, specialemente di terra sigillata africana, oltre a due frammenti di vetro-mosaico, alcune monete di età tardo-imperiale e vari chiodi da carpenteria. Le future campagne prevedono non solo la continuazione delle esplorazioni presso l’anfiteatro ed il settore tra quest’ultimo e le terme, ma anche indagini archeologiche presso il circolo di tiro con l’arco e ulteriori prospezioni geofisiche nei terreni a sud-est del complesso termale.
  • AIAC_2694 - c.d. Villa degli Antonini - 2014
    Durante la campagna di scavo 2014 si è continuato ad indagare l’anfiteatro, identificato come tale nel 2012. A tal scopo si sono concentrate le esplorazioni nel Saggio A e nel settore a N e ad E nell’Area 1 (originariamente denominata area della c.d. ‘Struttura Curvilinea’), immediatamente ad O del complesso termale. Contestualmente è stata indagata una nuova area (Area 2 – Saggio F), circa 200 m a N delle suddette strutture, in corrispondenza della zona attualmente adibita a circolo di tiro con l’arco. Quest’area è stata interessata nel 2013 da prospezioni geofisiche. Nella zona dove le indagini avevano evidenziato delle zone di anomalie ascrivibili alla presenza di strutture sepolte sono venuti alla luce alcuni setti murari la cui lettura topografica è ancora di difficile intepretazione ed un mosaico di tipo bianco-nero con decorazione a cerchi allacciati che determinano esagoni, motivo iconografico identico ad uno presente negli _Hospitalia_ presso Villa Adriana. Tali resti potrebbero essere pertinenti alla parte residenziale della villa, fino ad oggi mai individuata. Da questa zona provengono in particolare un considerevole numero di frammenti di marmo bianco, modanati e non, ed alcuni frammenti di affresco a decorazioni geometriche e vegetali. Numerosi altri frammenti di affresco, a motivi floreali, provengono dal saggio A. Il resto dei materiali continua a restituire un quadro simile a quello degli anni precedenti: preponderanza di frammenti di marmo, colorato e non, e di tessere in pasta vitrea; presenza di bolli laterizi epigrafi ed anepigrafi; frammenti di anfore e di ceramica da cucina e da mensa, tra cui sigillata africana, ascrivibili al II d.C.; frammenti di vetro-mosaico; chiodi di bronzo e di ferro ed altri elementi metallici non meglio identificati. Inoltre, prospezioni geofisiche sono state condotte in un terreno in loc. Quarto della Mandorla, a ca. 200 a S delle terme, che necessita ulteriori esplorazioni.
  • AIAC_2694 - c.d. Villa degli Antonini - 2015
    In 2015 archaeological investigation at the Villa of the Antonines was conducted in two distinct areas: the main one where the amphitheater and the baths are (Area 1), and another (Area 2) 150 m uphill where the 2014 excavation revealed two rooms decorated with black and white mosaics, of which one, almost completely exposed, presented a motif identical to a mosaic in the Hospitalia at Hadrian’s villa, of interlocking circles defining hexagons. In Area 1 further excavation and geophysical investigation by means of microgravimetric survey inside the arena and in the sector between the outer ring of the amphitheater and the baths confirmed the presence of underground structures. In particular, the eastward expansion of Saggio A has ascertained that two parallel concrete walls oriented W-E partially exposed in 2014 formed the long sides of an apsidal, barrel-vaulted underground chamber. This room is connected, in the middle of the arena, with what must be the central gallery along the major axis of the amphitheater of which segments of walls have been partially excavated. In Area 2 portions of a new room with black and white mosaic flooring decorated with an elaborate octagonal motif were uncovered. Moreover, one of the already identified rooms, in which only a small part of the black and white mosaic was preserved, has revealed that its decoration, originally thought to be exclusively of a divided scales pattern, includes a head of a gorgon. These decorations suggest that the rooms formed part of the residential quarters of the villa, given also their location with an impressive view of plain and sea. Such features, together with continuing finds of fragmentary opus sectile elements, colored glass tesserae, and fresco fragments, although dispersed, contribute to validating the hypothesis of an extensively appointed imperial villa
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2011
    La campagna di scavo del 2011 ha interessato la fascia di confine tra l’abitato etrusco, fondato sulla costa verso la fine del VII secolo, e il duplice complesso santuariale che si sviluppa dalla seconda metà avanzata del VI secolo in corrispondenza della terminazione dell’asse stradale Caere-Pyrgi. Lungo il lato nord della strada glareata che si raccorda con l’asse stradale Caere-Pyrgi, sono in corso di definizione due edifici, delimitati da strutture realizzate con diversa tecnica costruttiva e orientate in maniera non omogenea, riferibili a più fasi edilizie. Il primo edificio appare delimitato da strutture con zoccolo in pietrame e ciottoli e con impiego di blocchi di tufo in posizione cantonale. Esibisce per intero due ambienti, l’uno di forma stretta e allungata (m 2x6,30), con possibile funzione di corridoio di ingresso, aperto con una soglia sul percorso stradale; l’altro a pianta quadrangolare (m 5,20x6,30), provvisto di un pavimento in scaglie di tufo pressate e di un intervento di parziale ripavimentazione in tegole. Un terzo ambiente è stato parzialmente portato alla luce sul lato nord e si mostra ricchissimo di materiale edilizio, di vasellame, molto del quale di importazione, e di reperti zoologici, inquadrabile alla metà del V secolo a.C. Il secondo edificio, presumibilmente a carattere pubblico-monumentale, appare delimitato da strutture perimetrali in opera quadrata di tufo con due diversi orientamenti. E’ possibile osservare almeno un corpo di fabbrica a pianta trapezoidale (m 9,80x8,50) suddiviso in due vani e conservato alla quota di fondazione, provvisto di un avancorpo sul lato della strada. Di notevole interesse è la presenza, presso l’intersezione dei muri perimetrali nord ed est della struttura, di un’offerta costituita da una anfora etrusca piena di ossa combuste e carboni, collocata in verticale; recuperata con un pane di terra, l’anfora sarà sottoposta a microscavo. L’edificio in opera, conservato per un solo filare di blocchi di fondazione, appare preceduto da strutture in pietrame, livelli pavimentali e crolli che ne suggeriscono un inquadramento cronologico post metà del VI secolo a.C. Sul lato sud della strada è in corso di scavo un edificio porticato, articolato in più ambienti, alla cui copertura originaria è stato attribuito un tetto decorato di tipo ceretano, databile intorno al 530-520 a.C.. In base alle risultanze dello scavo, è ipotizzabile che l’edificio fosse destinato alla gestione pubblica delle derrate, sotto il controllo politico-religioso del Santuario di età arcaica. Sul consistente pavimento in scaglie di tufo pressate sono state riscontrate le tracce per l’alloggiamento di almeno due esemplari di dolia e diverse colature di piombo. Nel nuovo settore di splateo la presenza di ulteriori esemplari di dolia, ma anche di tabelloni pavimentali e di terrecotte architettoniche di rivestimento è indiziata dai numerosi frammenti restituiti dagli strati superficiali disturbati dalle attività agricole. Il consistente affioramento di pietre e ciottoli, anche di grandi dimensioni, consentono di delineare il perimetro dell’edificio lungo la sede stradale e suggerisce l’ipotetico andamento dei muri di tramezzo. Quanto alla sede stradale, è stato possibile portare il luce il manto superiore in pietrisco e ghiaia che, in corrispondenza dell’edificio in opera quadrata e del suo avancorpo, assume l’aspetto di vero e proprio lastricato. In corrispondenza della cunetta di scolo meridionale della strada, cunetta che accoglieva la fossa dei “pesi da telaio” (con forte connotazione rituale), è stato individuato e recuperato un dolio di medie dimensioni, collocato in verticale all’interno di una buca. In attesa dell’analisi della terra di riempimento ricca di carbone isolata alla quota del fondo, si segnala il rinvenimento di uno skyphos attico a figure nere, parzialmente ricomponibile, recante una serie di personaggi seduti su diphroi, databile alla seconda metà del VI sec. a.C.
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2012
    L’indagine del 2012 è stata indirizzata alla definizione della fascia di confine tra l’abitato etrusco, fondato sulla costa verso la fine del VII secolo, ed il duplice complesso santuariale che si sviluppa dalla seconda metà avanzata del VI secolo in corrispondenza della terminazione dell’asse stradale Caere-Pyrgi, attraverso la prosecuzione dello scavo stratigrafico e delle prospezioni di tipo geofisico. Nel 2012 è stato operato un ulteriore allargamento dell’area di scavo. L’estensione del saggio è stata indirizzata in primo luogo ad indagare il raccordo tra le due arterie stradali. In corrispondenza dello snodo tra i due percorsi, è stato evidenziato un intervento di ristrutturazione del tracciato della Caere-Pyrgi, caratterizzato da una lastricatura con grandi pietre e ciottoli allettata su un poderoso riporto di argilla scura, che interessa una fascia larga circa cm 950 con andamento parallelo al mare; tale intervento risulta posteriore all’abbandono degli edifici in corso di scavo e si riferisce alla sopravvivenza del sistema di collegamento viario, almeno fino all’epoca dell’impianto del _castrum_ repubblicano. Lungo il lato nord della via glareata, l’indagine ha interessato i due edifici parzialmente portati in luce, distinti tanto dal punto di vista funzionale quanto dal punto di vista architettonico. Il primo edificio è delimitato da strutture con zoccolo in pietrame e ciottoli e da blocchi di tufo in posizione cantonale e presenta un corridoio di ingresso, aperto con una soglia sul percorso stradale; a ovest del corridoio di ingresso è stato evidenziato per intero un ambiente a pianta quadrangolare (cm 520 x 630), provvisto di un pavimento in scaglie di tufo pressate e di un intervento di parziale ripavimentazione in tegole; a nord è stato parzialmente portato alla luce un ulteriore ambiente, caratterizzato da due strati di accumulo pavimentale ricchissimi di materiale edilizio (spezzoni di tegole e coppi di I e II fase), e di frammenti di vasellame da mensa . Il secondo edificio, delimitato da muri in opera quadrata di tufo, si configura come un corpo di fabbrica a pianta trapezoidale (m 9,80 x 8,50) suddiviso in due vani e provvisto di un avancorpo sul lato della strada. La fronte di tale edificio sul versante della strada presenta un andamento fortemente obliquo, non coerente con la maglia urbanistica del settore in corso di scavo ma piuttosto rispondente all’orientamento degli edifici templari A e B. E’ pertanto legittimo ipotizzare che la struttura rispetti un orientamento di tipo rituale, e che rientri in un intervento di ristrutturazione collegabile alle fasi edilizie del Santuario. Sul lato sud della strada è in corso di scavo un edificio porticato, articolato in più ambienti delimitati da muri in pietrame e ciottoli e tramezzati con muri in materiale deperibile, alla cui copertura originaria è stato attribuito un tetto decorato di tipo ceretano, databile intorno al 530-520 a.C.. In base alle risultanze dello scavo, è ipotizzabile che l’edificio fosse destinato alla gestione pubblica delle derrate, sotto il controllo politico-religioso del Santuario di età arcaica. La campagna di scavo del 2012 ha definitivamente confermato la pertinenza degli edifici che si sviluppano lungo la sede stradale glareata all’area santuariale di Pyrgi, documentando la progressiva monumentalizzazione degli isolati che si sviluppano lungo la sede stradale glareata ed evidenziando la presenza di infrastrutture, strutture a carattere cultuale e contesti a carattere rituale.
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2013
    L’indagine del 2013 è stata indirizzata alla definizione della fascia di confine tra l’abitato etrusco, fondato sulla costa verso la fine del VII secolo, il duplice complesso santuariale che si sviluppa dalla seconda metà avanzata del VI secolo in corrispondenza della terminazione dell’asse stradale Caere-Pyrgi e l’area portuale, attraverso la prosecuzione dello scavo stratigrafico avviato in estensione nel 2009 e di saggi mirati alla verifica dei risultati delle prospezioni geofisiche. L’indagine di scavo è stata condotta all’interno dell’ampio saggio (m. 28 x 36) che abbraccia il tratto urbano della via di collegamento Caere-Pyrgi, sul lato dell’entroterra; l’innesto ad angolo retto con la via Caere-Pyrgi e lo sviluppo in direzione dell’area portuale di una larga _via glareata_, che si configura come importante elemento di demarcazione topografica; una serie di edifici diversi per tecnica edilizia e destinazione funzionale che si sviluppano lungo il percorso di quest’ultimo asse stradale. A nord della _via glareata_ è proseguito lo scavo nel sottosuolo dell’edificio monumentale in opera quadrata, arrivando ad evidenziare strutture murarie e livelli di abbandono pertinenti a un preesistente edificio, distrutto in seguito ad incendio e databile entro il terzo quarto del VI sec.a.C. A sud della _via glareata_ lo scavo ha interessato in primo luogo il settore in cui ricade il basamento quadrangolare, delimitato da blocchi di tufo e pavimentato con lastroni poligonali in calcare e arenaria, portato in luce nel 2012 sul limite ovest del saggio. L’interpretazione del basamento come altare ha ricevuto una conferma dallo scavo del contiguo ambiente/recinto, delimitato da strutture in pietrame, al cui interno era presente una depressione colmata con carbone di legna, cenere e ossa animali, assimilabile a una _eschara_. Alla funzione cultuale del basamento si riferisce inoltre un eccezionale atto rituale compiuto nei pressi: la deposizione, all’interno di una piccola buca, di una olpe locale in argilla depurata, fissata sul fondo con un chiodo da carpenteria. Lo scavo del livello pavimentale approntato a sud del basamento, oltre a fornire un termine di datazione al secondo quarto del V sec.a.C., ha consentito di portare parzialmente in luce strutture in opera quadrata con orientamento SE-NW, obliterate mediante scarichi di tegole e coppi di I fase; la presenza di due incassi circolari a carico dei blocchi potrebbe suggerirne la pertinenza a un edificio preceduto da una tettoia. Sul medesimo versante della via glareata, lo scavo ha permesso di esaurire gli strati di abbandono e di precisare ulteriormente l’articolazione planimetrica del cd edificio porticato, la cui funzione di magazzino è stata confermata dal ritrovamento di un ulteriore esemplare di dolio. Resta da rintracciarne il muro di delimitazione sul lato dell’entroterra, dove l’edificio si interrompe per la presenza di un fossato agricolo post-antico. L’indagine è stata avviata aprendo una trincea esplorativa, che ha evidenziato una struttura muraria probabilmente riferibile all’edificio e, immediatamente all’esterno, una pavimentazione lastricata sconvolta dalle arature, riferibile alla sistemazione dello snodo tra i due percorsi stradali. La trincea ha inoltre permesso di evidenziare in tutta la sua estensione (largh. cm 520) la massicciata tufacea della Caere-Pyrgi, di intercettarne la crepidine orientale in blocchi di tufo (parzialmente smantellata in antico) ma soprattutto di chiarire che la strada correva su un rilevato artificiale, contenuto da un potente terrapieno di argilla sterile foderata con detrito tufaceo, con andamento a scarpa; la strada era affiancata una profonda depressione, parzialmente indagata, che sulla base delle risultanze della prospezione geofisica potrebbe riferirsi ad un fossato. Per verificare le risultanze delle prospezioni geofisiche eseguite nel 2011-2013, è stato infine aperto un saggio misurante m 15 x 10 ad ampliamento dell’area di scavo in direzione del Santuario Monumentale. Tale saggio, confermando la corrispondenza delle anomalie lineari con altrettante strutture murarie, ha evidenziato la presenza di una serie di vani affiancati, che si sviluppano in direzione NW/SE, e che affacciano su un piazzale; di estremo interesse è la presenza, all’interno del piazzale, di un basamento in blocchi di tufo, purtroppo quasi completamente divelto dalle arature.
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2014
    La campagna di scavo del 2014 ha interessato prevalentemente la fascia a Nord del Santuario Monumentale, proseguendo lo scavo in estensione avviato nel 2009. A nord della via glareata, è proseguito lo scavo all’interno dell’edificio monumentale in opera quadrata di primo quarto del V sec. a.C., purtroppo rasato alla quota di fondazione. Di estremo interesse è il rinvenimento di una offerta nel cavo del muro occidentale, che contribuisce a segnalare il carattere del tutto eccezionale dell’edificio: si tratta dei resti di un cane, fatto in pezzi e deposto all’interno di una buca rivestita e sigillata con frammenti di tegole. Tale offerta riveste un chiaro significato infero e probabilmente segnala la funzione liminare del fabbricato, per il quale è forse possibile avanzare l’interpretazione di casa-torre in prossimità di un importante varco di accesso. Lo scavo di questo settore ha permesso inoltre di perfezionare la lettura delle fasi di vita preesistenti, databili entro la seconda metà del VI sec. a.C, evidenziando strutture in pietrame a secco riferibili ad almeno due diverse fasi edilizie, connesse a piani pavimentali in battuto di tufo e in materiale deperibile recanti tracce di incendio e sigillati da una coltre di tegole e coppi di prima fase. A sud della via glareata, lo scavo è stato invece condotto in estensione ed è stato mirato a perfezionare la lettura planimetrica del complesso di strutture che, delimitato dai percorsi della Caere-Pyrgi e della via glareata, si sviluppa verso sud in direzione del Santuario Monumentale. Lo scavo, limitato agli strati di abbandono, ha permesso di identificare la presenza di almeno due diversi isolati. Il primo isolato a partire da nord si attesta contro la sede stradale glareata e presenta lungo il perimetro una serie di vani di diverse dimensioni, delimitati da strutture in pietrame a secco e affacciati su un’area cortilizia centrale. La serie di strutture comprende sul lato ovest il basamento pavimentato in lastroni di calcare già interpretato come altare e la contigua eschara; sul lato est, il cd. “edificio porticato” di cui è stato possibile evidenziare, oltre al muro di fondo del portico, la presenza di almeno due ambienti affiancati e, nel sottosuolo, di un canale di drenaggio in blocchi di tufo. Resta da chiarire il rapporto dell’edificio con il percorso della Caere-Pyrgi. Il secondo isolato, sul versante del Santuario Monumentale, appare occupato da un poderoso basamento in blocchi di tufo in gran parte divelto dalle arature e da strutture in blocchi di tufo che, con andamento parallelo al tempio A proseguono in direzione dell’entroterra e risultano obliterate da un consistente strato di abbandono, databile entro il IV sec. a.C: si tratta di uno strato ricco di ossa di animali di grande taglia e ceramiche in gran parte ricomponibili, tra cui figurano olle di grandi dimensioni e coperchi di impasto, coppette miniaturistiche e piattelli in argilla depurata acroma e a vernice nera etrusco-arcaica, ma anche frammenti di terrecotte architettoniche. La campagna del 2014 ha infine segnato la ripresa delle indagini nel Santuario Monumentale, interessando la terrazza davanti al TpA.
  • AIAC_953 - Pyrgi - 2015
    La campagna di scavo del 2015 ha interessato la fascia a Nord del Santuario Monumentale, proseguendo lo scavo in estensione avviato nel 2009 in corrispondenza del raccordo tra la Caere-Pyrgi e l'asse stradale glareato diretto al porto orientale di Pyrgi. A nord della via glareata, è proseguito lo scavo nel sottosuolo dell’edificio monumentale in opera quadrata di tufo (intorno al 500 a.C.), interpretato come casa-torre in rapporto a un varco di ingresso sulla sede stradale. E' stato in parte evidenziato un edificio delimitato da strutture con fondazioni in pietrame a secco e alzato in mattoni crudi e provvisto di un pavimento in battuto di tufo, articolato in almeno due ambienti e ristrutturato nel corso della seconda metà del VI sec.a.C. A sud della via glareata, l'area di indagine è stata ampliata in direzione dell'entroterra di ulteriori 200 mq precisando lo sviluppo planimetrico del grande isolato attestato contro i due assi stradali e articolato in sequenze di vani affacciati su un'area cortilizia. Lo splateo ha permesso di portare in luce l'ala occidentale dell'isolato, preceduta da un portico scandito da colonne con basi in peperino, e intaccata longitudinalmente da tre larghi e profondi fossati post-antichi. Lo scavo ha privilegiato l'angolo settentrionale dell'isolato, al raccordo dei due tracciati stradali, evidenziando un fabbricato articolato in più vani e delimitato sul lato sud da una stretta intercapedine muraria. Tale intercapedine è percorsa da una fognatura in blocchi di tufo funzionale a drenare l'area cortilizia verso l'entroterra, che prosegue attraversando diagonalmente il tracciato della Caere-Pyrgi. Lo spaccato dei fossati post-antichi dimostra che tale edificio è preceduto da almeno due fasi costruttive, con diverso impianto planimetrico. A tale porzione dell'isolato sono attribuibili più tetti decorati databili nella seconda metà del VI sec.a.C.: ai frammenti recuperati in precedenza dagli strati di abbandono finali, si è aggiunto quest'anno un frammento di antefissa di tipo campano a testa gorgonica (530-520a.C.). Lo scavo degli ambienti appartenenti all'ala meridionale dell'isolato ha permesso di intercettare un consistente deposito di materiali, che si riferisce con ogni probabilità allo svolgimento di una cerimonia collettiva di espiazione/purificazione, in occasione della ristrutturazione dell'edificio di pertinenza intorno al 500 a.C. Il deposito comprendeva infatti oggetti ricomponibili, reiterati e specificatamente selezionati: alla sfera del bere alludono in particolare diversi esemplari di anfore di importazione e di _kantharoi_ e calici in bucchero deposti all'intorno di un cratere a vernice nera; alla sfera della preparazione e consumo del cibo carneo preceduti dal sacrificio alludono invece l'abbondante quantità di ossa animali (in particolare, mandibole), le olle di diverso formato e i frammenti di fornello. L'indagine ha infine interessato un secondo isolato, solo parzialmente portato in luce sul versante del Santuario Monumentale. In questo settore è presente una platea quadrangolare in blocchi di tufo rosso, dotata di una probabile funzione idraulica: lo scavo del 2015 ha infatti evidenziato una opera di canalizzazione sotterranea in blocchi di tufo che da essa prende avvio, garantendo il drenaggio dell'area in direzione dell'entroterra.