Name
Eleonora Montanari
Organisation Name
Università degli Studi di Milano

Season Team

  • AIAC_2388 - Forcello - 2011
    Le campagne di scavo condotte nei settori Q-R 18-19 da maggio a luglio e nel settembre 2011 hanno avuto come obiettivo principale quello di mettere in luce una porzione più ampia della casa FII di fase F, collocata immediatamente a sud-ovest della casa FI. Il limite settentrionale di quest’ultima è stato infatti individuato con le campagne del 2010, mentre della casa FII si conoscevano solo tre ambienti di dimensioni differenti e indagati parzialmente. La ricerca si è concentrata lungo la fascia più occidentale della trincea di scavo, comprendente sia l’area indagata nel settembre del 2010 sia l’area corrispondente ai qq. R18 b-m3-14, scavata fino al 1998. A giugno, infine, è stata anche aperta una nuova area, in corrispondenza dei qq. Q18-19 s-u18-3, R19 a-b1-3, necessaria per correlare le aree appena citate con quella scavata nel 2009-2010 in corrispondenza dei qq. R19 a-k2-6 ed e-o7-11. I lavori in questa zona, ripresi dai livelli sotto l’agrario, hanno messo in evidenza uno spazio sicuramente esterno alle strutture abitative, forse via di passaggio o area di scarico, caratterizzato da potenti riporti argillosi e interessato solo per una ristretta fascia da piani pavimentali. Qui, tuttavia, si ipotizzava, per simmetria con il limite settentrionale della casa FI, la presenza del limite settentrionale anche della casa FII. Al termine dei lavori non solo è stato raggiunto l’obiettivo proposto, mettendo in luce su tutta l’area indagata i piani d’uso di fase F, ma è stato anche completato il perimetro della casa FII, il cui limite occidentale è stato individuato poco prima della sezione di scavo. Sono state così raccolte nuove e importanti informazioni su una seconda abitazione di fine VI secolo a.C., che si distingue dalla prima per numero, forma e dimensioni degli ambienti, nonché per la tecnica edilizia adoperata. Nel settembre 2011, infine, sono ripresi gli scavi anche nel settore R17, dove è stato operato un ampliamento verso ovest, in corrispondenza di un crollo di concotti rinvenuto lo scorso anno. Su un’area di 5x5m, corrispondente ai qq. R17 n-t15-20, sono stati asportati i riporti di bonifica stesi per sigillare il crollo per incendio di una struttura abitativa e si è proceduto a rimuovere il crollo formato dai resti dell’incannucciato delle pareti, al di sotto del quale è affiorato un livello d’incendio poggiante direttamente sul piano d’uso. Da entrambi i livelli provengono moltissimi materiali ceramici, fra cui almeno 120 frammenti di un cratere attico a colonnette a figure rosse, ricomponibile quasi integralmente, e una cinquantina di frammenti di un secondo cratere a colonnette, di maggiori dimensioni. La possibilità di ricongiungimento dei frammenti ceramici dimostra che dopo l’evento catastrofico, tutti i materiali sono stati lasciati in situ e sigillati dai riporti di bonifica. Tra gli altri materiali provenienti dal crollo da segnalare una fibula Certosa in ferro. In base a una prima valutazione, in attesa della pulizia e del restauro, il cratere di dimensioni minori può essere datato al 450-430 a.C., fornendo così un prezioso dato di cronologia assoluta per la fase C a cui è attribuibile la struttura.
  • AIAC_2388 - Forcello - 2012
    La campagna di scavo si è svolta dal 3 al 28 settembre 2012. L’obiettivo principale dell’intervento consisteva nella prosecuzione dell’indagine della cd. casa “dei Crateri” nel settore R-S 17-18, lambita dagli interventi dell’anno 2010 e parzialmente messa in luce - per quanto riguarda la sua porzione più sud-occidentale - nel corso dello scavo 2011. La struttura, di cui si è conservata la fase di crollo per incendio _in situ_, ha restituito numerosi frammenti di ceramica attica, con i quali sono stati identificati almeno due crateri attici a f.r. Per la pertinenza stratigrafica la struttura è attribuibile alla fase C della sequenza insediativa del Forcello, che grazie proprio alla ceramica attica cui si associa nel contesto in oggetto può essere più puntualmente datata verso il terzo quarto del V secolo a.C. Nel 2011 erano stati messi in luce circa 35 mq del piano della abitazione, ma appurato che proseguiva sotto i livelli di fase B in R- S/17-18, se ne rimandava l’indagine alla successiva campagna. Pertanto, la campagna 2012 ha previsto l’asportazione di una serie di strutture più recenti, in particolare il piano della casa di fase B in R- S/17-18 e il riporto sottostante il pavimento, posto a sigillare il crollo di fase C. Il crollo, anche nel nuovo ampliamento, si articola in un livello più superficiale di concotti (US 2198), che alla base poggia su un livello più carbonioso (US 2792); US 2752 comprende abbondanti resti culturali e in particolare ceramiche. Sono stati notati numerosi concotti a faccia piana con impronte di fibre di legno e ancora più frequenti concotti con impronte di incannucciato, ma in ogni caso tutti presentano elevato grado di frammentarietà e tendenza a sbriciolarsi. Questo dato potrà essere approfondito per fornire indicazioni circa la temperatura e la natura dell’incendio che distrusse la struttura. Con l’avanzamento del 2012, la superficie di crollo portata finora alla luce raggiunge i 55 mq, senza naturalmente esaurire l’estensione della struttura che prosegue in direzione nord-est.
  • AIAC_2388 - Forcello - 2013
    _L’intervento_ La campagna di scavo 2013 si è svolta a due riprese, nei settori R-S 18-19 e nei settori R-S 17-18. L’intervento nei Settori R-S 18-19 (maggio-giugno 2013) si è rivolto ad un’area dello scavo non più indagata da oltre 10 anni, la fascia di terreno di circa 20x5m compresa fra l’area occupata dalla casa di fase C ( _casa dei pesi da telaio_ ) nei settori R18-R19 e l’area in cui si sta indagando ormai da qualche anno un’abitazione coeva nei settori R17-S17 ( _casa dei Velna_ ). Scopo ultimo dell’intervento era quello di individuare stratigraficamente il rapporto fra le due unità abitative riconosciute e attribuite alla fase C e, nello stesso tempo, quello di confermare la destinazione d’uso di questa piccola porzione di abitato. È stato possibile portare in fase tutta l’area, confermando il suo utilizzo come spazio esterno di passaggio e di scarico di materiali provenienti dalle abitazioni di fase C, anche se sembra che l’utilizzo come spazio esterno di quest’area abbia dei limiti cronologici più ampi. Un altro dato acquisito riguarda le strutture di perimetrazione delle fasi più recenti (fasi A-B): tutta la fascia nord-orientale dello scavo si configura ora con le medesime caratteristiche già individuate nelle aree contigue, per la presenza di un canale, attivo almeno dalla fase F e riutilizzato probabilmente fino alle ultime fasi di vita dell’abitato, che costeggia sia l’area della struttura abitativa in R18-R19 ( _dei pesi da telaio_ ) sia l’area di quella in R17-S17 ( _casa dei Velna_ ) e di una serie di grandi buche di palo che includono senza soluzioni di continuità entrambi i nuclei di case individuati a nord e a sud dell’area di scarico attualmente in corso di scavo. In questo modo si potrebbe supporre che entrambe le case fossero comprese nel medesimo spazio urbano, ovvero nella stessa insula. Nel Settore R17-S17 (settembre 2013), l’intervento ha proseguito nella messa in luce di una struttura di cui si è conservata la fase di crollo per incendio _in situ_; per la pertinenza stratigrafica essa è attribuibile alla fase C della sequenza insediativa del Forcello, che grazie proprio alla ceramica attica cui si associa nel contesto in oggetto può essere più puntualmente datata verso il secondo quarto del V secolo a.C. Il contesto restituisce infatti numerosi frammenti di ceramica attica, con i quali sono stati identificati almeno due crateri attici a figure rosse, uno dei quali già parzialmente ricostruito e attribuito al pittore del Frutteto (470-460 a.C.). Una coppa iscritta in ceramica etrusco-padana rinvenuta nel 2012 ha fatto ipotizzare l’appartenenza della casa alla _gens_ dei _Velna_. La superficie di questa abitazione, lambita dagli interventi dell’anno 2010, e parzialmente messa in luce - per quanto riguarda la sua porzione più sud-occidentale - nel corso dello scavo 2011 e 2012, con la campagna 2013 giunge a interessare una superficie di oltre 75 mq.
  • AIAC_249 - Lavagnone - 2011
    La campagna 2011, svoltasi dall’11 luglio al 5 agosto, ha interessato i settori D ed E. Il settore D, vicino alla palude al centro del bacino e al punto di prelievo dei carotaggi per indagini paleoambientali, è stato aperto nel 2007 per ottenere un riscontro stratigrafico alla sequenza degli orizzonti distinguibili nelle carote. È un piccolo saggio (m 5x5) ove le operazioni di scavo sono fortemente ostacolate dalla ingente ingressione d’acqua. Lo scavo ha interessato la parte sommitale del deposito individuando una serie di strati caratterizzati da una lieve pendenza E-W, probabilmente una zona di sponda soggetta ad interventi antropici segnati da apporti ghiaiosi. Le dimensioni dell’area limitano la comprensione degli aspetti strutturali, ma si segnala la consistente presenza di elementi lignei: pali verticali (spesso con testa piegata e spezzata) ed anche legni in giacitura orizzontale, come rilevato asportando US 4012, caratterizzata da un intrico di elementi lignei sovrapposti. I livelli indagati si riferiscono ad un orizzonte di avanzato Bronzo Medio (BM III), fatto di rilievo nel contesto in esame e nell’intera finestra regionale benacense, dove questo orizzonte è scarsamente documentato attraverso scavi stratigrafici; indicatori cronologici sono un’ascia in bronzo ad alette mediane e alcune ceramiche (tra cui un’ansa con espansione semicircolare e profonda insellatura, un’ansa con appendici coniche laterali ed un’ansa a corna tronche con profonda insellatura). Il settore E è stato aperto nel 2007 tra i settori A/Perini e C, per raccordarne le sequenze; la campagna 2011 si è limitata alla porzione occidentale del settore e più prossima al settore A (quadr. D-M /19-26, per un totale di 64 mq). L’intervento ha riguardato livelli interpretabili come stesure antropiche di bonifica, caratterizzate da ciottoli in matrice, di evidente apporto artificiale, e da numerosi reperti tra cui ceramiche frammentate in situ. Approfondendosi, il deposito assume carattere anaerobico ed infatti è a partire da questa quota che affiorano testate di pali verticali. Si rileva un allineamento nei quadr. D21-23, la cui associazione potrà essere avvalorata con analisi dendrocronologiche. Dal punto di vista cronologico, si anticipano alcune considerazioni preliminari sui contesti più significativi per quantità di reperti. L’US 3073 corrisponde ad un assemblage caratterizzato dalla prevalenza di anse a corna tronche, riferibile al BM IIA; questo orizzonte era già stato individuato al Lavagnone (settore B), ma il complesso del settore E è più consistente e stratigraficamente affidabile. Il sottostante strato segna una fase di transizione BM IIA/BM I: alle anse a corna tronche si accompagnano tipologie più arcaiche: anse ad ascia, a T; si segnalano un frammento di capeduncola con ansa a flabello (confrontabile con esemplari noti a sud del Po: Chiaravalle della Colomba –PC, La Braglia –RE, o con anse ad ascia tipo Monate-Mercurago, riferibili al BM I) e una parete di biconico con enorme ansa a bottone, elemento finora ritenuto esclusivo del Bronzo antico.