-
AIAC_2840 - Fondi ex Cossar - 2011
L’area dei fondi ex Cossar si trova nel settore sud-orientale della città antica, immediatamente all’interno della cinta muraria di età repubblicana, nelle vicinanze della celebre basilica cristiana. Qui gli scavi novecenteschi di Giovanni Battista Brusin, seguiti dagli interventi di Luisa Bertacchi, portarono in luce una torre angolare appartenente alla suddetta opera difensiva, un tratto di strada basolata e un’ampia porzione di quartiere abitativo contraddistinta dalla ricca presenza di pavimentazioni musive. Benché profondamente restaurato e aperto da decenni al pubblico, il settore occupato dalle abitazioni rimase a lungo oggetto di difficoltà interpretative, determinate dalla lacunosa conoscenza delle testimonianze strutturali sotto l’aspetto planimetrico, funzionale e cronologico. I resti della torre difensiva, in precario stato di conservazione, furono invece ben presto reinterrati.
A partire dal 2009, su incarico della Fondazione Aquileia, alla quale è conferita l’area ai fini della valorizzazione, e in convenzione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova sta attuando un articolato progetto di ricerca. L’impegno dell’Ateneo patavino si concentra in particolare sulla casa centrale, che presenta caratteristiche di maggiore leggibilità dal punto di vista planimetrico rispetto a quelle confinanti, tanto da essere talvolta citata in modo autonomo con riferimento al mosaico della scena di pesca, uno dei suoi pavimenti musivi più conosciuti.
Le nuove ricerche riguardano sia il settore abitativo già esposto da tempo, con approfondimenti mirati nella corte centrale e negli ambienti prossimi al tratto stradale sopra ricordato, sia la porzione occidentale della casa, sita all’interno di un campo adiacente che è stato recentemente acquisito allo scopo. Le indagini stanno così interessando nel complesso una superficie assai vasta, pari a circa 1840 mq, nell’intento di affrontare per la prima volta in modo unitario lo studio dell’intero impianto della casa centrale, esaminandone e ricostruendone la planimetria, gli accessi e i percorsi interni, la funzione degli ambienti, le tecniche costruttive, le coperture, la collocazione urbanistica e la cronologia delle fasi di costruzione, di vita e di abbandono.
Le campagne di scavo sin qui condotte consentono di ipotizzare l’esistenza di un primo edificio domestico, caratterizzato dalla tipologia ad atrio ben nota nell’edilizia abitativa romana ma sinora mai documentata ad Aquileia, il quale fu oggetto di un deciso intervento di ampliamento nel corso dell’età imperiale. Dati stratigrafici di particolare importanza, attualmente in corso di studio, riguardano anche le fasi di frequentazione tardo antiche e alto medievali, purtroppo molto spesso trascurate da una lunga tradizione di scavi aquileiesi rivolti più al ritrovamento di strutture, mosaici e manufatti di età romana che alla ricostruzione delle sequenze storico-insediative.
Sondaggi di dimensioni più ridotte riguardano infine il tratto di strada basolata e la torre difensiva, al fine di verificarne le modalità realizzative e la datazione.
-
AIAC_2840 - Fondi ex Cossar - 2012
The 2012 campaign investigated three different sectors of the excavation. Area I investigated part of the town wall at the south-eastern end of the archaeological area. The defensive structure, uncovered in 1932 and then reburied, was newly investigated in 2011. The other two sectors (areas II and III) are situated inside the large _domus_ occupying the central sector of the archaeological area. The house was partially excavated last century, and investigations were renewed in 2009.
In area I, excavations continued inside the trench opened in the previous season. Here, the consistence of the stratigraphic deposits associated with the construction and use of the brick-built town walls, traditionally thought to be of Republican date, was documented. Elements emerged that are of use for defining the construction methods and for documenting the restructuring of the wall in the middle imperial period. An analysis of the stratigraphic contexts will make it possible to date the construction and restoration phases of the walls for the first time, adding significant elements to the history of Aquileia’s urban development.
The other interventions involved the large _domus_ situated in the central part of the area. Excavations in area II investigated the large south-eastern sector of the house. Mainly negative traces were uncovered of the eastern end, the structures relating to a portico facing onto the nearby road, a series of shops between the portico and the house itself, some small underground drains, as well as several occupation and reconstruction phases subsequent to the original construction.
In the western sector of the house (area III), last year’s excavations revealed the existence of an original nucleus characterised by a typical “atrium” arrangement. This is the first example at Aquileia of this type of plan, widely known in houses of Republican and imperial date. This year’s excavations in this sector aimed to resolve some important questions regarding the dating and entity of the construction phases and the layout and size of this _domus_. In particular, interventions took place in the _vicolo_ alongside the house, in the south wing of the atrium and the western end of the long corridor joining the large porticoed courtyard to the centre of the house. Trenches were also opened at the centre of the atrium, where a well was emptied, in the northern _cubicola_ and the entrance area.
-
AIAC_2840 - Fondi ex Cossar - 2013
Nella campagna 2013 le ricerche hanno riguardato due diverse aree di scavo, ubicate all’interno della grande _domus_ indagata a partire dal 2009.
La prima (area II) si estende nel settore centrale e orientale della casa; la seconda (area III) si trova nel settore occidentale, acquisito nel 2010 dalla Fondazione Aquileia e sino ad allora quasi ignoto dal punto di vista archeologico.
Gli scavi nell’area II hanno interessato innanzitutto l’esteso settore sud-est dell’edificio abitativo, in continuità con le indagini avviate nella campagna 2012.
Lo scavo ha consentito sia di mettere in luce le tracce di una complessa e articolata sequenza di attività produttive svolte all’interno di un ambiente affacciato sul tratto stradale che fiancheggia il lato est della casa, sia di documentare i resti, seppur estremamente lacunosi, del cordolo di un sottostante e più antico asse viario con il medesimo orientamento nord-sud.
Tale settore offre quindi molteplici spunti di interesse non solo per quanto concerne le vicende dell’edificio domestico, ma anche in relazione ad altri aspetti legati all’archeologia della produzione e alla viabilità urbana aquileiese.
Nella stessa area II un secondo contesto di particolare rilevanza è stato riconosciuto nel settore settentrionale della casa, al fine di stabilire i limiti dell’edificio domestico in corrispondenza di uno spazio scoperto, già posto in luce lo scorso secolo, la cui lettura appariva però di difficile soluzione.
Altri tre sondaggi, molto più contenuti dal punto di vista spaziale, ma di sicuro interesse per la ricostruzione delle fasi di sviluppo planimetrico dell’edificio, hanno interessato poi il settore orientale della casa, quello meridionale e quello della corte centrale.
Vari sondaggi hanno riguardato anche l’opposto settore occidentale dell’abitazione (area III).
Le indagini in quest’area, condotte a partire dal 2010, stanno permettendo di comprendere nella loro interezza la planimetria, l’articolazione e i percorsi interni dell’edificio domestico.
Ciò riveste un eccezionale interesse scientifico, poiché è questa la prima volta in cui ad Aquileia viene posto in luce e affrontato sistematicamente lo studio di una casa di età romana nel suo complesso.
In corrispondenza del settore centrale dell’area III, le indagini archeologiche degli anni scorsi hanno evidenziato l’esistenza di un originario nucleo abitativo caratterizzato da un impianto planimetrico riferibile alla tipologia domestica “ad atrio”, ampiamente diffusa in ambito romano in età repubblicana e alto imperiale, ma sinora mai attestata con sicurezza ad Aquileia.
In questo contesto è stato affrontato lo scavo della supposta bottega affiancata all’ingresso della casa, contraddistinta da una complessa sequenza stratigrafica, e sono state condotte alcune verifiche puntuali all’interno dell’atrio e di un secondo spazio attiguo all’ingresso, nonché lungo l’asse stradale nord-sud dal quale si accedeva all’abitazione.
Sempre nell’area III, è stata portata a termine l’indagine all’interno di un ambiente già parzialmente scavato lo scorso secolo, individuando una serrata sequenza di piani pavimentali sovrapposti e le successive tracce di un’interessante frequentazione tardo antica legata allo svolgimento di attività metallurgiche.
-
AIAC_93 - Nora, Tempio romano - 2012
Nell’area del quartiere orientale della città (area P) le indagini dell’Università di Padova sono proseguite per il 2012 con lo studio del c.d. Tempio romano, complesso di culto messo in luce già negli scavi diretti da G. Pesce e collocato alle pendici orientali del c.d. colle di Tanit, tra il complesso monumentale del foro e il teatro; di tale edificio, dal 2008 oggetto delle indagini dall’ateneo patavino, si è svolta quest’anno in tre distinti saggi (saggi PR1, PR2 e PR6) la lettura stratigrafica delle sequenze insediative.
Il primo saggio, PR1, è stato aperto nel 2012 in corrispondenza della corte scoperta posta all’interno del recinto sacro, tra la strada e l’edificio di culto vero e proprio. È stato possibile mettere in luce in estensione la preparazione del pavimento in tessellato che originariamente occupava lo spazio antistante la gradinata del pronao e che oggi si conserva particolarmente frammentario ai lati dell’altare del tempio. Si è optato per proseguire l’intervento solo in corrispondenza delle due porzioni più lacunose della pavimentazione, ossia nel settore immediatamente antistante l’altare e nella porzione più occidentale dello spazio aperto. Lo scavo ha consentito di individuare sia la sequenza dei livelli di preparazione del mosaico di età medio imperiale sia i livelli di cantiere pertinenti alla costruzione del Tempio romano, che potrà quindi essere datata con notevole precisione in base allo studio dei materiali recuperati attualmente in corso. È stata inoltre rimessa in luce un’evidenza costituita da tre grandi blocchi in arenite sovrapposti all’interno di una profonda fossa dalle pareti verticali, plausibilmente interpretabile come fondazione per un monumento, forse un secondo altare. Lo scavo si è poi approfondito e ha intercettato anche murature che, sebbene di non semplice interpretazione, sono certamente pertinenti alla fase punica, che dal III scende fino al V sec. a.C.. Molteplici ed evidenti sono anche le tracce della prima occupazione di età fenicia.
Nel secondo saggio, PR2, aperto nel 2011 in corrispondenza dello spazio originariamente occupato dal pronao del Tempio romano, è continuato lo scavo al fine di riportare in luce le tracce di frequentazione precedenti la costruzione dell’edificio di culto di età medio imperiale. Già nella scorsa campagna, infatti, si erano intercettati due muri orientati in senso nord-sud, perimetrali di un grande ambiente di età tardo repubblicana, forse a destinazione sacra. Tra queste due strutture, allungata in senso est-ovest, è stata individuata quest’anno una profonda fossa di spoglio che si approfondiva sino a intercettare una cisterna.
È opportuno infine sottolineare che già a partire da quest’anno sono iniziate le prime operazioni connesse con la conservazione e la valorizzazione del complesso.
Nel corso della campagna 2012 è proseguito inoltre il progetto di ricerca dedicato allo studio delle cave di arenite presso la penisola di Is Fradis Minoris posta a poca distanza dalla città antica e caratterizzata dalla presenza di vistose tracce di un antico luogo di estrazione del materiale da costruzione largamente impiegato in città dall’arcaismo alla tarda antichità.
Infine va pure segnalata per la campagna 2012 (maggio e settembre) la prosecuzione delle attività di rilievo finalizzate alla ricostruzione dell’assetto architettonico e funzionale della fascia costiera del promontorio della città di Nora, alterato nella sua conformazione dall’innalzamento del livello marino e dall’avanzamento della linea di costa.
-
AIAC_93 - Nora, Tempio romano - 2013
Le indagini condotte nell’autunno 2013 dall’Università di Padova nel complesso noto come Tempio romano di Nora (area P) si sono concentrate in quattro distinti saggi (PR1, PR6, PS4 e PQ).
Nel saggio PR1, sviluppato in corrispondenza della corte del tempio, le indagini hanno restituito importanti evidenze pertinenti alle prime fasi di frequentazione dell’area: a ovest dell’altare è stato, infatti, individuato un pozzo che, direttamente inciso nella roccia, si configura come la struttura idraulica più antica rinvenuta nell’area del tempio; ad est, invece, è stata intercettata una cisterna «a bagnarola» riferibile alla prima età imperiale, ma defunzionalizzata nel corso delle operazioni prodromiche alla costruzione dell’edificio di culto medio imperiale.
Contestualmente nel saggio PR6, a est della cella del tempio, lo scavo ha confermato la presenza di un pozzo, profondo oltre 4 m, strutturato nella porzione più superficiale con filari di conci arenitici, in quella inferiore inciso nella roccia.
Con l’auspicio di meglio comprendere l’inserimento nel tessuto urbano del complesso di culto del Tempio romano, sono stati avviati i saggi PQ e PS4, localizzati rispettivamente a est della corte del tempio e immediatamente oltre il perimetrale occidentale dei tre ambienti che delimitano ad ovest il luogo di culto.
Lo scavo in PQ ha permesso di comprendere come l’area sacra medio imperiale si sviluppasse verso est oltre i limiti finora noti e sono stati già da ora intercettati piani di vita e strutture pertinenti alle precedenti fasi di frequentazione.
Il sondaggio in PS4, invece, ha messo in luce un’ulteriore articolata successione stratigrafica: rilevante è il rinvenimento anche in questo settore dello scavo di una cisterna che, sebbene rasata sino al fondo, testimonia ancora una volta quanto il settore urbano alle pendici del colle di Tanit fosse rilevante a Nora per l’approvvigionamento e la conservazione dell’acqua.