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AIAC_2717 - Pirro Nord - 2011
Il sito di Pirro Nord rappresenta la prima evidenza dell’arrivo dell’Uomo in Europa all’incirca 1,6-1,3 Milioni di anni fa. I reperti litici, associati a faune del Villafranchiano finale (unità faunistica di Pirro Nord), sono stati rinvenuti all’interno di una fessura riempita da sedimenti del Pleistocene inferiore. I reperti litici hanno permesso di definire quelle che sono state le strategie di sussistenza adottate dai primi uomini che hanno colonizzato l’Europa: catene operative corte, su materie prime di origine locale (essenzialmente selce), finalizzate principalmente all’ottenimento si schegge.
La ricchezza del sito paleontologico Pirro Nord è nota sin dagli anni Ottanta del secolo scorso. I vertebrati fossili ammontano a 20 specie di anfibi e rettili, 47 specie di uccelli e oltre 40 specie di mammiferi. Le analisi sistematiche su questi ultimi hanno portato a delineare una comunità di animali caratterizzata da un elevato numero di erbivori, soprattutto cervidi, da _Hystrix refossa_, un istrice di grossa taglia, e dalla prima comparsa di ungulati con le specie _Bison degiulii_ ed _Equus altidens_; tra i numerosi carnivori merita ricordare la grande iena _Pachycrocuta brevirostris_, le tigri dai denti a sciabola _Homotherium latidens_ e _Megantereon whitei_ e i canidi _Lycaon lycaonoides_ e _Canis mosbachensis._
Nessun resto umano è stato ad oggi rinvenuto nel sito di Pirro Nord ed è pertanto impossibile determinare con precisione quale specie umana abbia prodotto gli “strumenti” litici rinvenuti. Tuttavia le recenti scoperte nel sito di Elefante (Sierra di Atapuerca, Spagna), dove alcuni resti umani datati a circa 1,2 milioni di anni fa sono stati ritrovati, potrebbero indurci a pensare che l’artigiano di Apricena fosse un arcaico Homo antecessor. Le schegge e i nuclei rinvenuti sono il frutto di una percussione diretta fatta con un ciottolo, probabilmente calcareo, su un altro ciottolo in selce e ci lasciano intuire che l’uomo già 1,5 milioni di anni fa lavorasse sapientemente la pietra con il fine di ottenere delle schegge dal margine tagliente, probabilmente utilizzate per le attività domestiche.
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AIAC_2717 - Pirro Nord - 2012Il sito di Pirro Nord rappresenta la prima evidenza dell’arrivo dell’Uomo in Europa all’incirca 1,6-1,3 Milioni di anni fa. I reperti litici, associati a faune del Villafranchiano finale (unità faunistica di Pirro Nord), sono stati rinvenuti all’interno di una fessura riempita da sedimenti del Pleistocene inferiore. I reperti litici hanno permesso di definire quelle che sono state le strategie di sussistenza adottate dai primi uomini che hanno colonizzato l’Europa: catene operative corte, su materie prime di origine locale (essenzialmente selce), finalizzate principalmente all’ottenimento si schegge.
La ricchezza del sito paleontologico Pirro Nord è nota sin dagli anni Ottanta del secolo scorso. I vertebrati fossili ammontano a 20 specie di anfibi e rettili, 47 specie di uccelli e oltre 40 specie di mammiferi. Le analisi sistematiche su questi ultimi hanno portato a delineare una comunità di animali caratterizzata da un elevato numero di erbivori, soprattutto cervidi, da _Hystrix_ _ refossa_ , un istrice di grossa taglia, e dalla prima comparsa di ungulati con le specie _Bison degiuli_ ed _Equus altidens_ ; tra i numerosi carnivori merita ricordare la grande iena _Pachycrocuta brevirostris_ , le tigri dai denti a sciabola _Homotherium latidens_ e _Megantereo_ : _whitei_ e i canidi _Lycaon lycaonoides_ e _Canis mosbachensis_ .
Nessun resto umano è stato ad oggi rinvenuto nel sito di Pirro Nord ed è pertanto impossibile determinare con precisione quale specie umana abbia prodotto gli “strumenti” litici rinvenuti. Tuttavia le recenti scoperte nel sito di Elefante (Sierra di Atapuerca, Spagna), dove alcuni resti umani datati a circa 1,2 milioni di anni fa sono stati ritrovati, potrebbero indurci a pensare che l’artigiano di Apricena fosse un arcaico _Homo antecessor_. Le schegge e i nuclei rinvenuti sono il frutto di una percussione diretta fatta con un ciottolo, probabilmente calcareo, su un altro ciottolo in selce e ci lasciano intuire che l’uomo già 1,5 milioni di anni fa lavorasse sapientemente la pietra con il fine di ottenere delle schegge dal margine tagliente, probabilmente utilizzate per le attività domestiche.
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AIAC_2992 - Moncucco - 2012
Il sito paleontologico di Moncucco Torinese, del Messiniano superiore, fornisce ricche associazioni paleontologiche con resti di ostracodi, molluschi terrestri e dulciacquicoli, pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi.
La successione litologica di Moncucco registra il passaggio da ambienti di acque salmastre ad ambienti continentali. I depositi sedimentari sono riconducibili alle fasi di deposito fluviale e di pianura alluvionale (Formazione dei Conglomerati di Cassano Spinola) che caratterizzano gli stadi post-evaporitici del Miocene terminale del bordo meridionale nel “Bacino Terziario Piemontese”.
Moncucco costituisce uno dei pochi siti paleontologici tardo-miocenici dell’Italia peninsulare con associazioni miste a vertebrati e invertebrati. I _taxa_ al momento riconosciuti comprendono: 10 specie di molluschi salmastri a cui si aggiungono decine di taxa indeterminati di molluschi terrestri; centinaia di resti (soprattutto vertebre ed elementi postcraniali) di anfibi, lucertole, serpenti; 6 specie di uccelli (_Phasianidae, Columbidae, Strigidae_), tra cui un carpo-metacarpo di _Palaeortyx_ appartenente a un _taxon_ non ancora descritto in letteratura; un numero elevatissimo di resti di micromammiferi riferibili a diversi gruppi sistematici come insettivori (e.g, _Schizogaleris_), lagomorfi (_Prolagus sorbinii e Leporidae_), muridi (e.g., _Centralomys benericettii, Apodemus pl._ spp.), gliridi (e.g., _Glir minor_); sporadici resti di macromammiferi riferibili a primati (_Mesopithecus_), perissodattili (_Tapirus, Stephanorhinus_), artiodattili (cervidi e bovidi).
In base all’associazione a mammiferi, il sito tardo-miocenico di Moncucco riveste una particolare importanza nel quadro paleobiogeografico sudeuropeo poiché esso si colloca in posizione intermedia tra le province ovest ed est europee e assume quindi un ruolo di comunicazione nelle vie di migrazione e di popolamento attraverso l’Europa continentale.
Altri aspetti rilevanti riguardano la correlazione e il confronto popolazionistico di siti paleontologici equivalenti distribuiti lungo la penisola italiana. Tra questi il principale confronto può essere tracciato con il giacimento di Brisighella in Romagna: l’associazione mammiferiana è molto simile e il compendio tra le due località può fornire un quadro generale della fauna a mammiferi del Miocene superiore non solo italiana, ma in generale del margine settentrionale del bacino mediterraneo. Più complesso è il confronto con le associazioni coeve del Gargano che presentano una dominanza di taxa endemici limitati a condizioni di insularità; tuttavia la presenza di muridi del genere _Apodemus_ sembra garantire un correlazione diretta.