Name
José Pérez Ballester
Organisation Name
Università di Valencia

Season Team

  • AIAC_2543 - Pauli Stincus - 2011
    In seguito allo scavo e gli studi geomorfologici e pedologici del 2010, la campagna del 2011, svoltasi durante tre settimane fra giugno e luglio 2011, è stata dedicata alla catalogazione, campionatura ed analisi dei reperti ricuperati dallo scavo. La stragrande maggioranza dei materiali è costituita da reperti fittili: da un totale di 31 US, sono stati esaminati 5.545 frammenti ceramici (172,5 kg in peso). Di tutti questi frammenti è stato identificato il cosiddetto fabric ceramico, ossia impasto, con riferimento a una tipologia di impasti già esistenti per questa zona della Sardegna (si veda http://www.facem.at/map/). Inoltre sono stati documentati in dettaglio 1.028 reperti tramite fotografie, descrizioni, anche tipologiche, e disegni. Le analisi dei fabric confermano che la maggior parte dei reperti fittili sono di produzione locale, visto che 4.006 frammenti, cioè 72% del totale analizzato, sono stati identificati come manufatti locali (fabric A). Al livello formale, il materiale ceramico è quasi esclusivamente di tipologie puniche, per lo più oggetti domestici come coppe, pentole e bacini e di forme da uso produttivo come anfore. Sono anche stati riscontrati vari frammenti di ‘tannur’, che sono piccoli fornelli da pane. Anche la maggior parte della ceramica fine da tavola sembra di produzione sarda. Non mancano tuttavia materiali di importazione come anfore provenienti dalla penisola italica e dal Nord Africa, così come ceramica fine da mensa (prevalentemente a vernice nera) importata dall’Italia e dalla Grecia. Una serie di anfore e pentole sono infine state campionate per analisi chimiche di residui grassi (mass spectrometry-based metabolomics) con l’obiettivo di identificare il loro uso. Fra i reperti non ceramici spiccano soprattutto varie monete, tutte puniche. L’insieme di questi materiali indica che il complesso fu occupato intorno alla prima metà del IV secolo a.C. e verosimilmente abbandonato alla fine del II secolo a.C. Il momento di ristrutturazione del complesso rappresentata dalla seconda fase edilizia, rimane da precisare. Una piccola concentrazione di materiali di età romana imperiale in un’area precisa del sito riflette l’uso continuato della zona anche ben dopo l’abbandono della struttura punica. Gli studi geomorfologici e pedologici condotti negli immediati dintorni del sito di Pauli Stincus nel 2010 sono stati seguiti da una prospezione pedologica nel 2011. Questa indagine ha interessato un’ampia zona del Terralbese, confermando sostanzialmente la ricostruzione di un dinamico paesaggio fisico interessato da attivi processi fluviali e lagunari, dove fertili zone agricole coesistevano con dune di sabbia. In conclusione, le indagini hanno pienamente confermato l’interpretazione preliminare del sito come fattoria punica ed ha anche mostrato stringenti similarità con il vicino insediamento rurale di Truncu ‘e Molas, scavato e studiato dal Progetto Terralba negli anni 2007-09.