Name
Daniele Aureli
Organisation Name
Università degli Studi di Siena

Season Team

  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2011
    Dal 5 al 23 settembre 2011 sono proseguite le ricerche nel riparo del Paleolitico medio dell'Oscurusciuto a Ginosa (TA). Nella prima parte della campagna è stato ultimato lo scavo dell'unità stratigrafica 11 che negli scorsi due anni ha restituito numerosi focolari impostati in fossette circolari (diam. tra i 20 e i 50 cm, prof. 3-6 cm.). Nell'area di scavo, estesa circa 10 mq, queste strutture sono concentrate in una fascia orientata N/E – S/W e lasciano completamente libera un'area d'angolo del riparo di circa due metri di ampiezza, probabilmente utilizzata dai neandertaliani come giaciglio o zona di stazionamento. Nel corso di questa campagna sono stati rinvenuti una coppia di piccole strutture di combustione in fossette (diam. circa 20 cm), parzialmente sovrapposte, e un focolare di dimensioni maggiori (circa 40 cm di diametro) sottostante un'area del settore Sud dello scavo, caratterizzata da una forte concentrazione di focolari. I focolari dell'unità 11 sono spesso sovrapposti e non è possibile effettuare una correlazione di utilizzo tra le singole strutture rinvenute all'interno del sedimento (8 cm di spessore medio) a causa della mancanza di evidenze di piani intermedi di frequentazione. Fa eccezione l'insieme basale, costituito da 16 focolari con fossette di circa 20 cm di diametro (compresa la coppia di fossette rinvenute durante questa campagna), che caratterizza la parte inferiore dell'unità stratigrafica. Questi focolari sono tutti di dimensioni più piccole rispetto a quelli superiori di US 11 e 9 e probabilmente appartengono ad un'unica fase di frequentazione. Sono ancora in corso le analisi microstratigrafiche che potranno fornire dati su un eventuale diverso utilizzo dei focolari in relazione alle dimensioni delle fossette. Nella parte basale di US 11 aumenta gradualmente la frazione di tefra del sedimento e risultano meno abbondanti i reperti litici e ossei. La seconda fase dello scavo ha interessato l'asportazione della sottostante US 13, in parte messa in luce lo scorso anno, a matrice ricca di tefra e con piccoli frammenti di calcarenite. Nella parte sommitale sono stati rinvenuti 9 focolari in fossette (diam. 20-30 cm) e un'area più ampia di combustione di cui non si conosce la reale forma ed estensione perché in parte asportata dall'erosione di versante. I focolari, per lo più isolati, occupano la stessa zona delle strutture soprastanti: rimane libero da focolari l'angolo N/W del riparo e un corridoio lungo la parete di fondo. Sono quasi tutte strutture isolate: solo tre risultano sovrapposte (83a, 83b, 84). Nello strato i materiali sono sporadici e spesso rinvenuti in piccole concentrazioni. Le ossa, fortemente frammentate, la produzione litica continua ad essere caratterizzata dalla dominanza della modalità Levallois unipolare ricorrente, senza che si siano notate in fase di scavo particolari cambi di gestione nella catena operativa. Questa unità stratigrafica copre uno strato di ceneri vulcaniche compatte dello spessore di circa 60 cm (US 14) che sigilla una paleosuperficie ricca di materiali. I focolari rinvenuti in US 13 sono quindi pertinenti alle prime sporadiche frequentazioni del riparo, successive alla cospicua caduta di ceneri. Le analisi in corso del tefra probabilmente forniranno dati sull'attribuzione e quindi sulla cronologia dell'evento vulcanico. La superficie di US 14 è irregolare, caratterizzata da frequenti depressioni/escavazioni forse legate ad azioni erosive. Queste buche irregolari, in parte ancora da svuotare, risultano riempite da US 13 e hanno restituito pochi reperti litici e ossei. La parte superiore dello strato di ceneri vulcaniche contiene rari materiali antropici penetrati nel sedimento e andrà indagata nella prossima campagna di scavo.
  • AIAC_2961 - Valle Giumentina - 2013
    Valle Giumentina è un sito all’aperto del Paleolitico antico e medio, scavato brevemente negli anni 1950 dal Professor Radmilli dell’Università di Pisa, in collaborazione con il geologo J. Demangeot. Sette livelli archeologici sono stati messi in luce all’interno di un contesto globalmente lacustre, sul versante di un’incisione profonda che ha eroso i depositi del Pleistocene, fino a 25 m di profondità (Radmilli et Demangeot, 1966). Nell’ambito del programma quinquennale dell’École Française de Rome (2012-2016), sul sito sono riprese le ricerche pluridisciplinari allo scopo di precisarne la cronostratigrafia, determinare la natura tecnica delle industrie litiche presenti e le modalità di occupazione del sito. Durante la prima missione, tra settembre e ottobre 2012, nei depositi quaternari è stato effettuato un carotaggio fino alla profondità di 45 m, e il primo paleosuolo nerastro, localizzato a più di 3,5 m di profondità, è stato scavato su un’area di 1 m². Sono state così rinvenute le prime industrie in contesto stratigrafico nell’ambito del nuovo programma di ricerca. La sezione è stata ripulita fino a 7 m di profondità. La seconda missione (22 aprile – 10 giugno 2013) aveva tre obiettivi principali, completamente raggiunti. 1/ Scavare il primo paleosuolo su un’estensione significativa: per questo è stato necessario l’intervento di una ruspa, che ha creato una piattaforma di più di 40 m². Durante la missione sono stati scavati manualmente 12 m² su uno spessore di circa 60 cm. Sono stati messi in luce due livelli, denominati ALB e LDP, quest’ultimo già riconosciuto durante la prima missione di scavo, nel 2012. Sono stati rinvenuti rari resti di fauna (Cervo) in stato estremamente frammentario, oltre a 88 manufatti litici, tra cui nuclei, schegge e rare schegge ritoccate. Il débitage è realizzato per superfici adiacenti secanti, senza preparazione. Un’area di mezzo metro quadro è stata scavata nel livello ABF, ed ha restituito 5 industrie litiche. 2/ Completare i dati cronostratigrafici: la sequenza stratigrafica è stata messa in luce manualmente fino a circa 16 m di profondità. I diversi specialisti hanno così avuto la possibilità di intervenire per descrivere, misurare, prelevare e campionare i depositi. Sono stati realizzati rilievi stratigrafici, misure di suscettività magnetica, prelievi e misure per lo studio sedimentologico, micromorfologico e per effettuare delle datazioni OSL. 3/ Determinare la morfologi del bacino calcareo di Valle Giumentina e la geometria dei depositi: sono state realizzate delle misure geofisiche di resistività elettrica lungo l’asse longitudinale (1 transetto) e trasversale della vallata (2 transetti). In alcuni punti il riempimento quaternario raggiunge 80 m di spessore. Continuano le escursioni di rilevamento geomorfologico. Tutti gli studi proseguono in laboratorio. Presentiamo di seguito le attività realizzate sul sito durante la missione dal 22 aprile al 10 giugno 2013.