Name
Francesco Modugno
Organisation Name
Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Season Team

  • AIAC_1184 - Egnazia - 2011
    Le ricerche condotte nel 2011, nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’, hanno chiarito che il complesso termale, noto soprattutto per la fase edilizia di III sec. d.C., viene impostato in età augustea, in un’area che nel periodo tardorepubblicano è destinata alla lavorazione del metallo. Fin dal suo impianto, le terme risultano strettamente connesse al comparto forense, pure organizzato agli inizi del principato, insieme agli edifici che ne compongono il nucleo monumentale, come la basilica civile. Il legame topografico e funzionale tra terme e foro è rinsaldato nell’ambito dell’incisivo intervento urbanistico legato alla realizzazione della _via Traiana_: il nuovo tratto stradale indagato per una lunghezza di 25 m, si adegua alla planimetria del _balineum_ – anch’esso ristrutturato in concomitanza con i lavori per l’impostazione della strada – e si biforca con una diramazione che consente l’accesso all’ _apodyterium_ e prosegue verso la piazza forense. Questo tratto della _Traiana_, che raggiunge il foro, allo stato attuale delle ricerche è l’unico privo di _orbitae tensarum_, evidentemente perché riservato solo al transito pedonale, a differenza del tracciato principale, lungo il quale la coppia di solchi più antica risulta sostituita da un’altra, lievemente spostata, a causa dell’usura dovuta all’intenso volume di traffico carrabile in prossimità dello spazio urbano principale. Fin dall’impostazione, le terme risultano inoltre collegate all’edificio adiacente, già in parte evidenziato sul lato opposto rispetto alla strada, che proprio nel II sec. d.C. – e dunque in concomitanza con i lavori per la sistemazione della direttrice viaria – viene organizzato in una serie di ambienti disposti intorno ad un peristilio e provvisti di un articolato sistema di approvvigionamento idrico e di drenaggio. Si tratta probabilmente di uno spazio pubblico, con valenza aggregativa, connesso direttamente al _balineum_ e legato al foro. Per la fase meglio nota, che rimanda ad una ulteriore ristrutturazione nel III sec. d.C., è stato ben evidenziato il sistema di riscaldamento termale, documentato in buono stato di conservazione. In particolare, l’ipocausto del _caldarium_ è pavimentato in mattoni laterizi e provvisto di un fitto sistema di sostegni della suspensura: pilastrini in calcarenite, nella zona centrale, e _pilae_ laterizie, a sezione circolare e quadrata, sui lati. L’altezza di questi sostegni, la profondità dell’ipocausto, lo spessore e le caratteristiche tecniche del pavimento rivestito da lastre marmoree mostrano significativa aderenza ai più elevati standard tecnico-costruttivi di età romana così come sono testimoniati, oltre che dalla documentazione archeologica, anche dalle fonti letterarie e, in particolare, dalla trattazione vitruviana, che è peraltro contemporanea al periodo della impostazione delle terme. Sul pianoro della ‘acropoli’, l’approfondimento dello scavo ha permesso di precisare, per l’età imperiale, l’articolazione dell’area sacra indagata negli ultimi anni. È stato meglio documentato il recinto porticato del tempio, caratterizzato da due nicchie quadrangolari in corrispondenza dei lati lunghi e dotato di un muro di fondo in opera quadrata a grandi blocchi. Del piano pavimentale originario del portico restano evidenze scarse, riferibili ad un lastricato – simile a quello conservato in corrispondenza della fronte del tempio –, che risulta in gran parte asportato verosimilmente in età tardoantica nel corso della riorganizzazione generale dell’area. Per questo periodo, l’estensione dell’indagine al settore occidentale del portico ha consentito di delineare con maggiore chiarezza le dinamiche di rifunzionalizzazione del complesso, ormai privo di valenza religiosa, destinato prevalentemente ad attività produttive e di stoccaggio e connesso alla fortificazione riferibile alla seconda metà del VI sec. d.C., il cui bastione arriva ad invadere il limite dell’antica area di culto
  • AIAC_1184 - Egnazia - 2012
    Le ricerche condotte nel 2012, nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’, hanno permesso di evidenziare in maniera più estesa le preesistenze delle terme costruite in età augustea sul lato meridionale del comparto forense. In particolare, un ambiente caratterizzato da dispositivi per il trattamento dei tessuti, verosimilmente una _fullonica_ attiva durante tutto il I sec. a.C., risulta riorganizzata, senza cambiare destinazione d’uso, in concomitanza con la costruzione del _balneum_. Il vestibolo termale si affianca a questo impianto artigianale a riprova del fatto che le terme si impostano in un settore urbano già fittamente strutturato, nell’ambito dell’incisivo intervento urbanistico di età augustea che organizza il nucleo monumentale del foro. È stato inoltre meglio evidenziato l’edificio attiguo alle terme sul lato opposto rispetto alla strada, che a partire dalla prima età imperiale si articola in una serie di ambienti disposti intorno ad un peristilio e provvisti di un esteso sistema di approvvigionamento idrico e di drenaggio. Durante l’intera vicenda del _balneum_, fino alla fine del IV sec. d.C., questo monumento, a forte valenza aggregativa, forma con le terme un complesso unitario ed è interessato dagli interventi di ristrutturazione che coinvolgono i vani termali, soprattutto nel II secolo, in concomitanza con la sistemazione della _via Traiana_, e ancora nel III secolo. Sempre sul limite meridionale del comparto forense, ancora più a Est rispetto alle terme, è stato individuato un monumento finora ignoto di elevato tenore architettonico che, allo stato attuale dell’indagine, risulta in uso in età tardorepubblicana e protoimperiale e non sembra coinvolto dalla rifunzionalizzazione che interessa molti settori della città a partire dalla fine del IV secolo. Ad un edificio pubblico, legato in modo diretto alle attività commerciali del foro, inducono a pensare, in attesa di approfondire la ricerca appena avviata, la planimetria, caratterizzata da un’ampia area centrale chiusa da un’esedra rettangolare e circondata da vani modulari distribuiti in posizione simmetrica, nonché la destinazione esclusiva a deposito di anfore vinarie di un vano rialzato e accessibile da una rampa. Nel santuario dell’acropoli, frequentato già dal VI sec. a.C., rilevanti risultano le nuove acquisizioni per il periodo imperiale, quando il tempio è inserito in un recinto porticato a quattro bracci, dotato di due ampie esedre quadrangolari disposte al centro dei lati lunghi. Le aree aperte comprese tra il tempio e i portici sono pavimentate in terra battuta in questa fase che, sulla base dei reperti ceramici e numismatici, può essere ascritta alla prima metà del II secolo d.C. Anche questo complesso religioso rientra dunque tra i settori della città riqualificati nell’ambito dell’esteso intervento edilizio di età traianea, che coinvolge anche le terme, la piazza mercato porticata e il settore residenziale opposto alla piazza a Sud della _via Traiana_. A partire dalla metà del IV secolo d.C., in concomitanza con la dismissione dell’area sacra, ai muri di chiusura del santuario si addossano ambienti di forma quadrangolare con destinazione abitativa e produttiva; l’area aperta, progressivamente defunzionalizzata, ospita anche sepolture isolate, localizzate a ridosso della cornice di base del podio. Intorno alla metà del VI secolo d.C., contestualmente al generale piano di fortificazione dell’acropoli, vengono realizzati il circuito murario bizantino e il _castrum_ con ampio ricorso ad elementi di reimpiego del santuario destrutturato. Nell’ambito delle ultime indagini è stata individuata la torre del _castrum_ più interna all’acropoli: si tratta di un ambiente quadrangolare, in parte realizzato a scarpa per migliorarne le capacità di difesa, che ingloba le strutture dell’angolo sud-occidentale del portico di età imperiale.