Name
Anna Pizzarello
Organisation Name
Università di Foggia

Season Team

  • AIAC_2329 - La Rocca - 2011
    Il sito dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino è oggetto di indagine sistematica a partire dal 2005. Le ricerche hanno permesso di individuare un’importante stratigrafia che si articola in alcuni momenti di frequentazione successivi, riferibili ad una fase avanzata dell’età del Bronzo (indicativamente XII secolo a.C.), ma non si esclude che alcune strutture possano essere più antiche. Alla base della sequenza possono essere collocate una struttura a tumulo con destinazione funeraria e una struttura quadrangolare realizzata in pietrame a secco. Non essendo tuttavia stati raggiunti i rispettivi livelli di posa è attualmente impossibile stabilire la loro cronologia. La struttura a tumulo è stata messa in luce solo parzialmente in quanto ostruita da una cinta muraria sannitica. Il perimetro originario è ancora parzialmente obliterato e le attuali dimensioni risultano superiori ai 6 m di diametro (H. cons. 70 cm ca). Accanto al pietrame fitto di medie dimensioni, lungo la parte più esterna, sono presenti blocchi calcarei di grandi dimensioni, con una faccia piana rivolta verso l’alto. Coeva è una struttura muraria a secco (H. cons. 1,20 m) parzialmente asportata in epoca sannitica. Se risultassero coeve si potrebbe pensare che la struttura quadrangolare possa avere avuto una funzione di delimitazione della struttura a tumulo. Ad un momento successivo è ascrivibile un’ampia depressione artificiale, scavata nei livelli di obliterazione del perimetro del tumulo, il cui riempimento è ancora in corso di scavo. Numerosi lembi di cenere e terreno concotto testimoniano estese attività di combustione. Probabilmente si tratta di una struttura utilizzata collettivamente. In un momento successivo, quando la struttura infossata era parzialmente obliterata e sia la struttura quadrangolare che la parte sommitale del tumulo risultavano ancora visibili, fu costruita un’ulteriore struttura in pietrame a secco (h. cons. 50 cm; lung. visibile 5 m), probabilmente un parziale rifacimento a un livello più alto della struttura quadrangolare più antica descritta sopra, data la loro prossimità e l’analogo andamento. Il fatto che abbiano uno spessore considerevole e la posizione, analoga a quella della cinta sannitica, farebbero pensare che le due strutture avessero una funzione difensiva; d’altra parte, come detto, potrebbe trattarsi della semplice delimitazione dell’area in cui insiste il tumulo. In un momento più recente, nell’ambito della fase subappenninica, la frequentazione del sito vede un cambiamento significativo caratterizzato da alcuni piani di frequentazione, ciascuno con piastre di cottura legate ad attività praticate all’aperto che, secondo le analisi paleobotaniche e archeozoologiche, sarebbero da mettere in relazione alla trasformazione dei cibi. Esse risultano sovrapposte le une alle altre o intervallate da episodi di momentaneo abbandono, a testimoniare come le attività qui svolte dovevano essere probabilmente ripetute a breve distanza di tempo. Si vuole inoltre segnalare il rinvenimento di alcuni manufatti in metallo, ambra, pasta vitrea e di un ago crinale in osso decorato a globuli di ispirazione egea che trova confronti con quelli di Punta le Terrare, Manaccora e del circolo A di Micene. Tali manufatti rendono conto della capacità e dell’interesse per l’acquisizione di beni di prestigio, ma anche, più in generale, di quella delle comunità delle aree interne appenniniche, il cui ruolo nel contesto delle reti di scambio anche a lungo raggio sta meglio delineandosi negli ultimi anni. Posto nell’Alta Valle del Biferno, la Rocca di Oratino risulta in collegamento sia con la costa adriatica, attraverso la stessa valle fluviale, sia con l’area del Tavoliere attraverso uno dei percorsi tradizionali della transumanza in età storica. In questa prospettiva la frequentazione di tali percorsi, oltre ad essere funzionale alle attività maggiormente legate alla sussistenza (come lo spostamento stagionale del bestiame), sembra essere connessa anche con lo scambio di beni di prestigio, secondo modalità ancora non ben definite, ma in un quadro che continua ad arricchirsi grazie anche ad un rinnovato interesse della ricerca verso le aree interne appenniniche.