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Marzia Breda

Season Team

  • AIAC_2357 - Guado San Nicola - 2011
    Le attività di scavo sono state rivolte alla definizione particolareggiata dei depositi esplorati negli anni scorsi, con particolare attenzione ai livelli antropici, anche attraverso la raccolta di campioni per analisi di laboratorio. Si sono, inoltre, approfonditi gli aspetti geomorfologici dell’area sulla quale insiste il giacimento per comprendere le modalità di formazione dell’intera sequenza posta in luce con lo scavo. Per questo motivo sono state riaperte le aree esplorate negli anni scorsi, è stata realizzata una trincea di raccordo, sono stati realizzati quattro nuovi sondaggi per la verifica del contesto stratigrafico, si è attuata una prospezione del territorio fino al fiume Volturno. Queste attività hanno consentito di precisare la successione stratigrafica di seguito descritta dal basso verso l’alto: US E - Conglomerato grossolano di ciottoli di calcare e di selce con frazione varia, in matrice sabbiosa, con limite superiore troncato, erosivo e cementato; presenta un’ampia distribuzione, riconducibile ad una piana alluvionale. Rappresenta un deposito fluviale di fiume maturo a elevata energia con direzione della corrente verso Nord, contraria a quella attuale del Volturno, almeno nell’area dello scavo indagata. US D – Limi e sabbie riferibili a tre episodi, anche a stratigrafia incrociata, che dal basso verso l’alto hanno spessori di 7,10 e 40 cm.; presenza di rari ciottoli arrotondati di calcare e di selce. US C – Colata di depositi ricchi di materiali vulcanici dello spessore medio di 80 cm.; non si esclude la possibilità di azioni idriche del tutto occasionali e la messa in posto di depositi vulcanici primari. Notevole presenza di reperti preistorici talvolta con evidenti tracce di fluitazione. US B - Colata di detrito dello spessore di circa 20 cm., formatasi in più fasi, con energia più consistente rispetto alle US sottostanti; abbondante presenza di resti dell’attività antropica soprattutto nella frazione inferiore. I manufatti litici sono privi, fatte poche eccezioni, di trasporto postdeposizionale. US A – Sedimenti limoso argillosi, con anfiboli e miche, contenenti sporadici ciottoli di calcare di dimensioni ce ntimetriche; spessore compreso tra i 20 e 40 cm. con limite inferiore netto e ondulato; il tetto è sub-orizzontale, erosivo. US “tufo” – Deposito vulcanico sterile, con spessore medio di 60 cm., contenente grosse pomici in matrice fine con cristalli di feldspati, miche. I limiti inferiore e superiore sono netti. Si avanza l’ipotesi che l’uomo abbia frequentato quest’area per approvigionarsi della selce per la produzione di strumenti. Infatti l’area si caratterizza per antiche erosioni che hanno messo in luce i livelli ghiaiosi della US E ricchi di lastrine fluitate, anche di ragguardevoli dimensioni. Questa ipotesi bene si accorda con la presenza di numerose colate di terra e/o di detrito lungo un versante in erosione, con i ricoprimenti rapidi delle evidenze antropiche. Nell’ambito dei resti paleontologi particolarmente frequenti sono i resti appartenenti a cavallo e cervidi. L’industria litica è riconducibile all’Acheuleano; numerosi sono i bifacciali associati a strumenti su scheggia quali raschiatoi e denticolati, talvolta anche di buona fattura. Si annoverano materiali riconducili all’ambito levallois.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2011
    Le attività di esplorazione, condotte dal 4 al 9 luglio, hanno interessato il livello 3coll nei quadrati 138, 157, 167, 168, 169. Successivamente particolare attenzione viene posta nell’asportazione dei materiali della 3a nei quadrati 167 e 168 con l’intento di approfondire lo scavo fino al raggiungimento dei livelli sottostanti (3b e successivamente 3c). In questi due quadrati si evidenzia la transizione verso la sequenza stratigrafica già esplorata nel 1992 col sondaggio realizzato per consentire la messa in posto di uno dei piloni del nuovo padiglione degli scavi ora in uso. Infatti la paleosuperficie 3a è ricoperta parzialmente da un deposito sabbioso verdastro ricco di cristalli piroclastici già noto in letteratura come 3G. Si procede quindi all’asportazione del sottostante limo sterile (3b) dello spessore di circa 70 cm. di colore grigio verdastro, più argilloso alla base. Il sottostante 3c si identifica per il colore rosso cupo screziato e per la consistenza decisamente sabbiosa, ricco di abbondanti concrezioni di ferro manganese ad andamento irregolare. Si individuano reperti litici e ossei, tra i quali una vertebra di erbivoro. La superficie 3c non è omogenea perché condizionata dall’andamento irregolare del sottostante travertino. Tutti i reperti sono stati cartografati con l’ausilio dell’ortofotogrammetria e della stazione totale; inoltre si è provveduto alla loro determinazione con l’inserimento di ogni informazione dimensionale, tipologica e stratigrafica nel data base generale dell’insediamento. Il terriccio asportato è stato lavato e setacciato con maglie di 1 millimetro al fine di recuperare anche i più minuti frammenti ed in particolare i microvertebrati (anfibi, uccelli e roditori). L’attività è stata orientata anche verso il al controllo dei materiali già scavati negli anni precedenti. Si sono avviate inoltre le attività di restauro di frammenti ossei di grosse dimensioni e la verifica delle determinazione dei reperti posti sulla paleo superficie 3a. Quest’ultima revisione ha consentito l’individuazione di due significati frammenti cranici di megalocero asportati per favorirne lo studio. La loro rimozioni che ha comportato un impegno di più persone per almeno due settimane. Si è provveduto inoltre al restauro sistematico dei reperti paleontologici. L’intervento, semplice per i frammenti più ridotti, è stato complesso e piuttosto lungo per i materiali di grandi dimensioni, con particolare riferimento a vertebre, frammenti cranici, palchi di cervidi, mandibole e costole.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2013
    Nel corso del 2013 sono continuate le attività di esplorazione all’interno del padiglione degli scavi dell’area archeologica di Isernia La Pineta. In particolare lo scavo ha interessato i qq. 176, 177, 178, 179 del settore I-1, già indagati negli anni precedenti fino all’unità stratigrafica denominata 3s6-9. L’esplorazione della sottostante unità stratigrafica 3colluvio, livello caratterizzato, come già noto, da materiale litico e paleontologico immerso in una matrice sabbiosa debolmente concrezionata, ricca di materiale piroclastico, ha confermato la sua natura di fenomeno di colata colluviale. L’esplorazione ha inoltre consentito di porre in luce l'US 3s10, che si sovrappone al 3a e a tratti al sottostante 3b. Essa si caratterizza per una matrice sabbiosa limosa messa in posto per flusso (debris flow) del tutto simile ad una colata di fango e per questo motivo non si può considerare strettamente in deposizione primaria. Tuttavia lo stato fisico dei materiali e la loro articolata concentrazione non pare aver subito un intenso trasporto, quanto piuttosto spostamenti di lieve entità seppure sufficienti a limitare gli originari rapporti planimetrici tra i differenti reperti. Questa archeosuperficie, individuata per le prima volta nel corso delle indagini svolte nel 1993 in occasione della realizzazione dei plinti di sostegno dell’attuale padiglione degli scavi, è molto ricca in reperti paleontologici e litici e potrà contribuire in futuro ad approfondire il tema della formazione delle archeosuperfici di Isernia La Pineta, oltre che il loro contenuto e l’organizzazione spaziale. Si sottolinea l’individuazione e il recupero di significativi resti paleontologici che vanno ad arricchire e completare le conoscenze sulla fauna pleistocenica di quest'area. A questi si associa un numero rilevante di frammenti ossei indeterminabili oltre a reperti litici in calcare e in selce. In particolare, in questa area indagata, la frequenza degli strumenti in calcare è superiore alla media registrata in altri settori. Tra i reperti in selce si annoverano in particolare schegge di piccole dimensioni e nuclei. Il materiale raccolto è stato cartografato in ambito GIS, restaurato e catalogato con l’utilizzo di schede opportunamente predisposte per la registrazione delle caratteristiche tassonomiche e conservative. Lo scavo ha visto la partecipazione di studenti provenienti da differenti università e istituzioni nazionali e internazionali. Le attività di esplorazione sono state accompagnate da numerose lezioni e da attività laboratoriali allo scopo di completare nel modo migliore la formazione specialistica dei partecipanti. Alle attività sull’area degli scavi hanno fatto seguito anche escursioni sul territorio allo scopo di favorire la conoscenza del patrimonio culturale molisano.