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AIAC_2626 - Colle Rotondo - 2011
Nell’estate 2011 si è tenuta la seconda campagna di scavo nell’area dell’abitato di Colle Rotondo (Anzio). Delle tre aree di scavo aperte nella campagna di scavo del 2010, si è intervenuti solo nell’area A1; altre due aree di scavo (A4 e A5) sono state aperte, rispettivamente, nella porzione sudoccidentale della parte orientale del pianoro e a cavallo tra le due parti occidentale e orientale, in corrispondenza dell’aggere più interno.
Nell’Area 1, l’attività è consistita nell’ampliamento della zona già indagata all’interno del grande aggere esterno. Qui è stata individuata una grande struttura di intonaco in parte bruciato che al suo interno contiene un’intelaiatura di pali in legno. Tale struttura, data anche la quasi completa assenza di materiali ceramici e la sua posizione, sembrerebbe al momento interpretabile come parte di un grande bastione a protezione dell’accesso all’abitato, collocabile, in base alle datazioni al radiocarbonio già effettuate presso il CEDAD di Lecce, tra la fine del X e la prima metà del IX secolo a.C.
Nell’area 4 l’apertura di una vasta area ha permesso di individuare, verso il ciglio del pianoro una lunga canaletta a sezione rettangolare con andamento NE-SO, riempita da frammenti di dolii e tegole databili al periodo alto e medio repubblicano, ben confrontabile con analoghe strutture collegate all’esecuzione di lavorazioni agricole La canaletta era scavata in gran parte nel terreno vergine, ma in alcune parti aveva intercettato e tagliato strati con materiali di età orientalizzante e arcaica. Nell’area 5 è stato messo in luce l’aggere interno con un grande fossato difensivo. Durante lo scavo del fossato è stato messo in luce, a contatto con il banco, uno strato con diversi manufatti litici databili al paleolitico medio e superiore. Per quanto infine riguarda la datazione del fossato, essa sembra essere indirettamente attestata dalla presenza di un pozzo con materiale del IV secolo a.C. tagliato dalla grande struttura difensiva.
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AIAC_2626 - Colle Rotondo - 2012
The 2012 campaign allowed us to work in three different and interesting areas:
-a wide archaeosurface dated to the Early Upper Palaeolithic (35000-30000 BC) consisting of hundreds of flakes and few tools, the trace of a knapping activities of hunters’s groups.
-the prosecution of the 2010 and 2011 excavations in the area of Archaic external agger allowed us to better understand the structure of the preceeding Final Bronze Age-Early Iron Age fortification, made of earth, wooden piles and burnt clay. Under this fortification it was possible to find a settlement level of Middle Bronze Age 2 (1650-1550 B.C.) with some fragmented but quite entire cups and a big quantity of acorns. The 2013 campaign will be surely dedicated to a better understanding of this level.
-the prosecution of the 2010 and 2011 excavations in the internal agger area allowed us to better understand the hollow under the archaic wall remains, probably pertaining to a votive deposition, with ceramics of a preceeding Early Iron Age occupation phase.
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AIAC_2866 - Montelabate - 2011
The is no summary for this season.
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AIAC_2875 - Campo Reatino - 2011
La necropoli in Loc. Campo Reatino si trova a circa 4 Km a nord-ovest della città di Rieti, presso il Km. 45,200 della S.S. 79 “Via Ternana” che la divide in due. Il sito si pone su un banco travertinoso che si eleva di 15-20 metri sulla piana di Rieti (382 m s.l.m.) e costeggia con un dislivello di circa 10 metri la sottostante località di origine lacustre propriamente detta Basso Cottano. La necropoli, di fondamentale importanza per la comprensione della prima età del ferro del Reatino, fu individuata nel 1929 da Giacomo Caprioli; successivi sporadici ritrovamenti furono effettuati da G. Filippi nel 1981.
La prima campagna di scavo sistematico della necropoli, effettuata nei mesi di luglio-settembre del 2011 ha permesso di recuperare elementi di sepolture della prima età del ferro relativi a quattro deposizioni ad incinerazione deposte entro urne a capanna, che rivelano nella decorazione strettissime analogie con quelle del gruppo Roma-Colli Albani. Si tratta di un numero assai elevato di urne a capanna, in percentuale (in totale 5 urne su 10 deposizione note da Campo reatino), rispetto alla media nota ad esempio nel Lazio (Osteria dell’Osa, rapporto 10:1).
L’elevato grado di distruzione del pacchetto archeologico dovuto ad intensi lavori agricoli (vigneto e seminativo) non ha permesso di individuare contesti funerari integri.
Nell’angolo N-E dello scavo è stato inoltre individuato un nucleo di quattro sepolture a cappuccina di età tardo antica.
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AIAC_3333 - Via Riserva del Bagno - 2013
Enrico Stefani cita tombe a camera individuate in questa località posta ad Ovest del grande pianoro su cui sorse Veio.
Sulla cima della piccola altura che domina la zona (forse uno dei “tumuli” di Oliveto Grande), all’inizio del 2013 alcune ricognizioni hanno permesso di recuperare resti di ossuari, scodelle e tazze e vaghi in pasta vitrea dell’età del Bronzo Finale.
L’apertura di alcune trincee ha permesso di constatare l’esistenza di diverse sepolture a pozzetto.
Quindi, nei mesi di giugno e luglio del 2013, sotto la direzione dell’Università di Roma Tre si è svolta una prima campagna di scavo con la collaborazione, oltre che della Soprintendenza all’Etruria Meridionale, della Direzione Generale alle Antichità del MiBACT, della Soprintendenza al Museo Preistorico ed Etnografico “L. Pigorini” e della Scuola di restauro di Venaria Reale.
Sono state messe in luce 25 sepolture, in gran parte danneggiate dalle arature moderne o da attività di scavo clandestino
Alcuni cinerari erano collocati in una custodia bivalve, di un tufo più scadente di quello del banco in cui sono scavate le tombe. Sono presenti sia lastre di copertura, sia lastre poste sul fondo delle tombe. Presente, in due casi, la fodera del pozzetto con lastre che formano piccole ciste pentagonali.
Si può ipotizzare che il rito dell’incinerazione dei defunti includesse i loro oggetti di ornamento.
Nel caso di corredo meglio conservato, quello della tomba 6, l’ossuario biconico era coperto da un coperchio apicato (in altre tombe l’urna era chiusa da una scodella); i vasi di accompagno erano un’olletta, due tazze con ansa bifora, una brocchetta e una ciotola carenata.
Urna, coperchio e brocchetta sono decorati da fasci di solcature e cuppelle, secondo un repertorio individuato anche su altri manufatti della necropoli che, assieme alla tipologia dei vasi, indica una datazione nell’ambito dell’età del Bronzo Finale, in una fase (3A) cui si datano anche i materiali di abitato individuati negli scavi di emergenza condotti a Isola Farnese (distante circa 700 metri in linea d’aria), immediatamente precedente all’inizio dell’occupazione del pianoro su cui sorgerà Veio.
Per quanto riguarda gli oggetti di bronzo, sullo scavo sono stati individuati documentati solo due anellini e uno spillone in frammenti. Presenti anche vari tipi di vaghi in pasta vitrea.
Solo in una tomba è stata trovata una fuseruola.
Lo scavo delle urne in laboratorio ha permesso di recuperare due rasoi a paletta con incavo rettangolare, associati rispettivamente con una fibula a doppia piegatura e con un spillone.
Il numero di tombe finora individuato colloca Pozzuolo tra le più estese necropoli dell’età del Bronzo finale dell’Etruria meridionale; si può stimare che con la prossima campagna di scavo si giungerà a recuperare scavare un numero complessivo di 50 tombe.
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AIAC_3333 - Via Riserva del Bagno - 2014
Gli scavi, effettuati nel mese di dicembre del 2014 e diretti da chi scrive con la collaborazione, per lo studio dei resti antropologici, degli esperti della Soprintendenza Speciale per la Preistoria e l’Etnografia L. Pigorini, si sono concentrati, come lo scorso anno) sulla cima della piccola altura che domina la zona, di Pozzuolo, identificabile (anche se di origine naturale) con uno dei "tumuli" di cui parla Stefani.
Dopo le ricognizioni e la prima campagna di scavo del 2013, che aveva messo in luce 23 tombe, quella di quest’anno ha consentito di individuare altre 32 tombe, portando il numero totale delle sepolture individuate a 55 tombe, un numero ragguardevole e destinato ad aumentare, sia per la presenza di altre sepolture (almeno 3 individuate ma non ancora scavate) nell’area oggetto di indagine, sia per la probabile presenza di altre tombe al di là del muro che separa la proprietà Brecciaroli (dove si sono svolti gli scavi) da quella confinante.
Diverse sepolture erano state pesantemente disturbate dalle arature, in vari casi è stato inoltre possibile riscontrare lo spostamento dei vasi del corredo. A questo punto si può ragionevolmente ipotizzare la presenza di un nucleo di almeno 80 tombe, un numero di sepolture paragonabile, in una sola necropoli del Bronzo Finale, solo a quelle di Poggio della Pozza, a testimonianza anche dell’incompletezza degli scavi finora condotti, spesso in modo non sistematico e occasionale, nelle necropoli medio-tirreniche di questa fase.
Le sepolture al momento (i materiali sono ancora in corso di studio) sembrerebbero quasi tutte attribuibili ad una fase avanzata ma non terminale dell’età del bronzo finale, parte di una necropoli del piccolo abitato protovillanoviano di Isola Farnese, immediatamente precedente la nascita del grande centro proto urbano di Veio
Lo scavo ha anche permesso di individuare un taglio irregolarmente semicircolare in parte inzeppato con blocchi di tufo che potrebbe corrispondere proprio alla costruzione di un tumulo ben visibile nelle vecchie foto aeree.
Alla sua datazione potrebbe contribuire la scoperta di una tomba a fossa del tipo “a caditoia” con materiali databili alla metà del VII secolo a.C. che sembrerebbe appunto “tagliata” dal tumulo.
L’analisi osteologica delle tombe recuperate nella campagna 2013 ha permesso di riscontrare che sono praticamente tutte sepolture singole; si riconoscono 3 Infanti I (da 0 a 6 anni), un individuo Giovanile, una femmina adulta giovane (20-25 anni); due maschi adulti; 7 adulti di sesso indeterminato, ed infine tre individui la cui esigua rappresentazione (non oltre i 2 grammi di peso in osso) non ha permesso di effettuare alcun rilevamento diagnostico.
Per quanto invece riguarda i resti del 2014, le osservazioni preliminari, condotte sul campo, durante lo scavo hanno portato al riconoscimento di circa 30 ulteriori individui cremati ed una inumazione da una tomba a fossa (Pozzuolo T. 37). L'individuo risulta rappresentato unicamente dal cranio (altamente rappresentato) e da due vertebre cervicali. L'età alla morte stimata, in base al grado di formazione dei denti permanenti è di 5-6 anni.
La serie include altre sepolture infantili: T. 30, 51, 63, 67 (tutti infanti I). I rimanenti individui sono probabilmente adulti, tra questi sono stato riconosciuti sia individui femminili, che maschili.
Anche quest’anno sono state effettuate delle TAC finalizzate al microscavo delle urne meglio conservate, che hanno potuto permettere l’individuazione puntuale di vari oggetti di corredo dell’incinerato, in particolar modo bronzei.
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AIAC_3423 - Cornaleto - 2013_Campagne 2013-2014_
Nel territorio di Sant’Arsenio l’indagine territoriale del progetto V.A.L.L.O. (Valorizzazione Archeologica di un Lago non Lago Omnicomprensivo) ha messo in luce un sistematico popolamento protostorico (età del bronzo medio-finale) delle sue alture pedemontane, con i siti del Cornaleto, i Cerri e di Costa S. Maria. L’altura del Cornaleto (593 m slm, fig. 1a), in particolare, fa parte di un sistema collinare che comprende la vicina propaggine di San Vito (520 m slm, fig. 1b) e si colloca nel versante orientale del massiccio degli Alburni, a diretto contatto con la zona pianeggiante del Vallo di Diano (fig. 1d). La sua natura geologica è di tipo carsico.
L’importanza strategica di tale collocazione è stata ampiamente dimostrata dal rinvenimento, nel corso di un survey nell’autunno del 2012, di una grande quantità di ceramica d’impasto della fase avanzata della media età del bronzo, che presenta diffusamente la tipica decorazione “appenninica”, sia sulla cima che lungo tutti i suoi versanti, zone nelle quali vennero anche riscontrati possibili allineamenti strutturali.
Le campagne di scavo effettuate tra il 2013 e il 2014 avevano come scopo principale la comprensione dell’entità e della conservazione del deposito archeologico.
A questo fine vennero aperte, tramite mezzo meccanico, tre aree sulla zona apicale dell’altura (fig. 1c) .
Una era localizzata sulla sommità (A3), e due sull’isoipsa sottostante (A1 e A4), dove era presente un terrazzo più ampio. Una quarta area (A2) risultava compromessa da disturbi recenti ed è stata per questo abbandonata dopo un primo sondaggio.
A1
L’area si trova nel terrazzo sottostante la sommità nella zona orientale, a diretto controllo visivo della valle fluviale. Presenta un’estensione di 3mx3m ed è addossata ad un setto murario che sfrutta l’andamento geologico per delimitare parte di questo terrazzo. Appena tolto il livello di humus, è venuta in luce una concentrazione di copiosi frammenti fittili. L’andamento obliquo (SW-NE) di questo strato, caratterizzato anche da massi di grandi dimensioni, e la sua collocazione topografica in prossimità di un sensibile salto di quota, ci fa supporre che tale deposito sia frutto di un’azione di scivolamento dall’alto di probabili livelli insediativi.
A3
L’area si trova sulla sommità dell’altura, nella sua parte orientale. Presenta un’estensione di 4mx3m, nella quale sono stati rinvenuti livelli stratigrafici con concentrazioni di copiosi frammenti fittili. L’inclinazione di queste stratigrafie è più dolce rispetto all’area sottostante, ma anch’esse devono aver avuto gli stessi processi erosivi, essendo a contatto diretto con il sottostante manto geologico che caratterizza tutta l’altura.
A4
L’area si trova sulla propaggine settentrionale del terrazzo inferiore alla sommità dell’altura.
Ha un’estensione 3mx10m con andamento E-W. Anch’essa, come l’area 1, si trova in un punto nevralgico del pendio con un sensibile salto altimetrico. Su tutta l’estensione dell’area, sottostante il livello di humus, viene riscontrato un potente strato farinoso di colore grigio/nerastro, di probabile natura vulcanica proveniente da fattori naturali esterni. Tale strato ha un andamento SE-NW, che segue l’andamento del pendio, con uno spessore medio di circa 50 cm. Sono presenti massi anche di grande dimensione in probabile giacitura secondaria causata da effetti di scivolamento geologico. La sezione ovest dell’area indica bene l’andamento e la probabile natura del deposito, mettendo in luce i livelli in caduta verso il pendio nord.
La situazione riscontrata, in tutte e tre le aree, dimostra come potenti processi erosivi abbiano purtroppo compromesso in modo irrimediabile, almeno in questa parte sommitale indagata dell’altura, la possibilità d’individuare elementi strutturali dell’abitato. Ciò nonostante, la quantità e soprattutto la varietà delle sintassi decorative presenti nei frammenti ceramici (30000 frammenti di cui 1000 decorati con il tipico stile appenninico, fig. 2) costituiscono un’acquisizione importante per una migliore comprensione della cultura materiale di questa fase avanzata della media età del bronzo.
Questo sito d’altura doveva comunque avere degli avamposti funzionali anche a valle; questo ruolo potrebbe essere stato svolto da un sito individuato in un vicino torrente a nord del Cornaleto (loc. i Vaddoni) con materiali riferibili al medesimo orizzonte cronologico.
Da queste iniziali campagne di ricerca, il quadro del popolamento protostorico sembra assai articolato, soprattutto nella media età del bronzo.
A tale periodo appartengono una cospicua serie di siti d’altura che si vanno a collocare in modo sistematico in quella fascia pedemontana subito sopra le bassure vallive, con funzioni certamente di controllo del territorio sia per quanto riguarda i vettori fluviali sia i valichi montani, a conferma della densa rete di contatti in queste fasi della media eta’ del bronzo (per una prima, ancora utile, analisi di questi fenomeni v. Puglisi 1959).