Name
Lucio Calcagnile
Organisation Name
Centro di Datazione e Diagnostica (CEDAD), Università di Lecce

Season Team

  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2018
    Si è svolta dal 14 settembre al 4 ottobre 2018 l’annuale campagna di scavo a Coppa Nevigata. L’area esplorata è stata di dimensioni ridotte rispetto ad anni passati, in particolare rispetto al 2015, quando si è svolta l’ultima campagna, non senza problemi amministrativi, ma comunque autorizzata in tempi compatibili con l’organizzazione delle attività di ricerca. Sono state svolte indagini nei seguenti settori: F3B, F3C, G3H, H3A, H3E e H3F. In particolare nei settori F3B e F3C è stato ripreso lo scavo di una struttura quadrangolare delimitata da un muretto a secco e dell’area immediatamente adiacente. Sono stati asportati successivi piani di calpestio interni alla struttura ed è stata messa in luce una canaletta, che interessa la sua parte meridionale, probabilmente connessa con la realizzazione di una parete in materiale organico. Anche all’esterno vi sono tracce di accumulo di livelli successivi, coevi all’uso della struttura. Nei settori G3H, H3A, H3E e H3F sono stati esplorati i livelli relativi a tracce di strutture incendiate e a un’area adiacente. Le testimonianze degli effetti di un incendio erano state individuate in anni precedenti, ma lo scavo di quest’anno ha consentito di mettere in luce, in H3A e nella parte settentrionale di H3E, il piano di base, interrotto a nord dalla grande trincea prodotta dalla ruspa nel 1979. Sul piano erano caduti numerosi frammenti di concotto ed elementi lignei carbonizzati, che sono stati prelevati per analisi. Tale piano è delimitato da una leggera concavità. Per la stesa del piano di base sembra che siano stati tagliati i livelli precedenti. A sud-est di esso, nei settori H3E e H3F, al di sotto di abbondanti resti di concotto (forse relativi a una parete crollata), sono state individuate diverse file sub-parallele di pietre di medie dimensioni. Anche in questo caso, quindi, si tratta probabilmente di una struttura coperta, ma l’interpretazione funzionale è resa difficile proprio dalla presenza di tali file di pietre, per le quali non è possibile trovare confronti in contesti coevi. La parte sud-ovest di H3E e la parte del settore G3H non asportata dal passaggio della ruspa nel 1979 sembrano essere state occupate da un’area aperta, con presenza di piccole strutture di combustione e di buche, forse relative a pali, ma la cui distribuzione in pianta è di difficile interpretazione. Tra i materiali rinvenuti si possono ricordare alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, un frammento di rondella in osso decorata a cerchielli e uno spillone in metallo con testa a globetto.
  • AIAC_2871 - Contrada Grammena - 2011
    L'indagine archeologica, condotta dalla Soprintendenza di Catania nel 2007, ha portato alla luce una fattoria romana, caratterizzata da molteplici fasi di vita (III-VII sec. d.C), nella zona di un precedente insediamento ellenistico (IV-II sec. a.C.). In età tardo bizantina (VIII-prima metà del IX secolo d.C.) è stata costruita una basilica a tre navate con nartece, in parte distruggendo i resti della fattoria e quelli di una di una frequentazione insediativo-rurale più tarda della zona (VIII secolo d.C.). La basilica è stata modificata più volte, poi trasformata in un deposito amorfo di pietre. La sua planimetria (21,90 m E/W x 16,60 m N/S) si inquadra in un forma aritmetica di 5x4 quadrati che comprende il nartece e l'abside, con un rapporto 2:1 per la larghezza della navata centrale da quelle laterali, e una base metrica dimensionata in base a un piede di m. 0,2964, con un modulo base di m. 4,15 corrispondenti a 14 piedi. Questa pianta è simile a quella di altri edifici religiosi siciliani tradizionalmente datati tra il V e il VI sec. d.C., rivelandosi così ben ancorata alla tradizione costruttiva della tarda antichità. La centralità dell’insediamento (non lontano dall’acquedotto romano che attraversava questa zona e accanto a rete stradale di lunga distanza in uso dall'epoca romana a quella tardo-medievale), spiega la continuità della vita di un insediamento che era chiaramente snodo cruciale di questa zona.