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AIAC_2093 - Cuma, mura urbane - 2001
Sono riprese le indagini nel tratto Nord delle mura, ai due lati della porta mediana. L’intervento ha previsto prospezioni, carotaggi e saggi stratigrafici.
Ne è risultata confermata la successione delle fasi già individuata: la costruzione del grande muro nell’età di Aristodemo, con cortine in ortostati che foderano sui due lati un enorme terrapieno; l’edificazione, nella seconda metà del V secolo a.C., di due avancorpi a formare una porta a tenaglia; il raddoppiamento delle mura in età ellenistica, con la creazione di una cortina esterna, in assise piane, più avanzata verso Nord e raccordata al muro precedente con una serie di briglie trasversali; infine, l’esteso restauro di età sillana.
La situazione già nota viene ora integrata dalla scoperta di una fase più antica delle mura ad Est della porta, leggermente arretrata rispetto al muro di Aristodemo, che verosimilmente si imposta al di sopra della cinta più antica.
Un’indagine preliminare è stata condotta nell’unico tratto ben conservato delle mura meridionali, situato a Nord della Croce di Cuma. Vi si è potuto accertare che il piano antico all’esterno della cinta muraria era situato circa m 9 più in basso rispetto a quello interno. Anche qui si è riscontrata l’esistenza di un muro a doppia cortina databile con sicurezza all’età di Aristodemo; a questo venne aggiunto un avancorpo, che serviva probabilmente a delimitare una porta, situata al di sotto della strada moderna. Il muro tardo-arcaico fu poi inglobato da una struttura a doppia cortina in età ellenistica.
A seguito dello sbancamento, la cortina interna del muro tardo-arcaico è in parte scivolata in basso. Il suo smontaggio, per eseguirne il restauro, ha permesso di compiere un’accurata indagine stratigrafica nell’ _emplekton_ e negli strati naturali retrostanti, ricavando importanti informazioni sulla cronologia e sulle tecniche costruttive.
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AIAC_2093 - Cuma, mura urbane - 2002
E’ stata messa in luce tutta la struttura del braccio orientale della porta arcaica; si è precisata la cronologia della fase tardo-arcaica (fine VI-inizi V secolo a.C.) grazie al materiale restituito da un saggio effettuato nel terrapieno del braccio occidentale. Si è, inoltre, esplorata per intero la pianta dell’avancorpo orientale della fase classica (fine V secolo a.C.), che raggiunge la lunghezza di m 12, configurando, lo schema di una porta a tenaglia con la corte proiettata ed aperta verso l’esterno.
Per la fase ellenistica (seconda metà III secolo a.C.), è stato accertato che il raddoppiamento di cortine aveva interessato anche quella interna (spessore raggiunto m 12,40 circa). E’ stato constatato, inoltre, che la ristrutturazione aveva comportato l’avanzamento della testata dell’avancorpo orientale verso il centro della corte e la creazione di uno sperone verosimilmente simmetrico ad un altro sul lato occidentale. Per il periodo sillano è stata verificata l'ipotesi dell'addossamento, sul lato interno, di una nuova cortina in opera quasi reticolata (spessore raggiunto m 13 circa). E’ stato possibile, altresì, accertare l’esistenza in questa fase di una porta a doppio fornice, forse soggetta ad un nuovo restauro all'epoca della costruzione della _Via Domitiana_.
Non è ancora chiaro se un poderoso intervento di monumentalizzazione dell’area, con la realizzazione di un muro orientato nord/sud, a ridosso della cortina settentrionale dell'avancorpo orientale, e di una pavimentazione in basoli di trachite sia da assegnare al periodo augusteo o domizianeo, mentre resta confermata la probabile attribuzione cronologica all'epoca della guerra greco-gotica dell'ultima ristrutturazione delle fortificazioni, che vide rimaneggiato l'avancorpo orientale, oltre alla parte superiore degli _emplekta_ delle diverse fasi della cinta muraria.
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AIAC_2093 - Cuma, mura urbane - 2005
Dopo una campagna di carotaggi, l’Università “L’Orientale” ha operato nell’area delle fortificazioni settentrionali, aprendo tre fronti di scavo dalla porta mediana verso ovest.
L’area 1 corrisponde alla porta mediana è venuto alla luce il lastricato della _via Domitiana_ e un vasto piazzale, che si estende davanti alla _aulé_ della porta antica. Si sono inoltre rimessi in luce un mausoleo di epoca romana e una fontana fornita di una vasta cisterna ipogea, trasformata successivamente anch’essa in mausoleo. Si è poi liberata la testata settentrionale dell’avancorpo che delimita l’aulé da ovest, databile in età ellenistica. È stato quindi rimesso in luce lo spigolo della porta del periodo di Aristodemo, mentre ad est del varco si sono indagati una struttura a L, relativa forse ad una porta precedente, e un enorme collettore fognario, del periodo di Aristodemo.
Nell’area 2 si è rinvenuto l’intero sistema di fortificazioni, pesantemente spoliato già in età pre-moderna, dotato di una torre aggettante rispetto alla cortina del periodo di Aristodemo; essa ha una pianta a croce ed è stata in seguito riassorbita dalla costruzione del raddoppiamento di età ellenistica. Sul lato sud si addossa alle mura un vasto corpo rettangolare con base sagomata, che forse poteva sorreggere una scala d’accesso al cammino di ronda dall’interno della città, trasformato in età greco-gotica in un impianto industriale.
Nell’area 3, con l’apertura di tre saggi, è stato evidenziato il percorso delle mura e la situazione stratigrafica a N di esse: un consistente strato di terreno era stato addossato alla cortina di età ellenistica, prima della sua spoliazione in età tardo antica. A sud delle mura, una scalinata lunga oltre m 50, di età repubblicana, addossata alla cortina interna di Aristodemo, serviva da contrafforte e permetteva il rapido accesso al cammino di ronda. Con la perdita di funzionalità delle mura, lo spazio occupato dalla scalinata è stato utilizzato per la costruzione di una strada che è venuta ad obliterare la gradinata stessa.
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AIAC_2093 - Cuma, mura urbane - 2006
Si sono eseguiti alcuni sondaggi per scoprire la scala d’accesso al cammino di ronda addossata alla guancia orientale della porta e il sistema di drenaggio delle acque lungo la strada che l’attraversa e poi diviene la _Via Domitiana_; quest’impianto idraulico è dotato di un adduttore, che già in età repubblicana permetteva di fare defluire le acque all’interno del collettore realizzato da Aristodemo.
Nell’area tra la porta e la masseria situata nei pressi dell’Ippodromo, continua lo scavo per l’individuazione della cortina esterna di età ellenistica. Un sondaggio stratigrafico aperto in prossimità della torre è stato approfondito fino alla risega di fondazione del muro, acquisendo così un caposaldo essenziale per la ricostruzione del sistema. La sua definizione verso l’area urbana è stata ottenuta grazie al rinvenimento della cortina interna tardo arcaica, che risulta relativamente ben conservata: si è potuto così constatare che, lungo questo percorso, essa forma una rientranza verso Sud, dove si inserisce una scala d’accesso al cammino di ronda. E’ probabile che questa deviazione sia stata determinata dall’esigenza di comprendere all’interno delle fortificazioni di Aristodemo le strutture difensive più antiche. Un saggio stratigrafico, effettuato tra le due cortine, ha permesso di confermarne la cronologia già proposta, intorno al 560 a.C.
Un sondaggio archeologico eseguito presso l’ex Ippodromo, all’interno del terrapieno di Aristodemo, ha rivelato una più antica opera difensiva, del tipo a due cortine in assise piane, foderate da strutture in scaglie tufacee, con l’ _émplekton_ costituito da strati alternati di taglime di tufo e di limo grigio, databile genericamente ante 560 a.C.
Si è, inoltre, approfondito lo scavo nella torre a pianta quadripartita e nel settore adiacente delle fortificazioni di età ellenistica: per la prima struttura, risulta confermata la cronologia agli inizi del IV sec. a.C., mentre nel secondo caso si è recuperato un consistente deposito di scheletri di animali in connessione anatomica, fra cui sono stati riconosciti almeno tre bovini e un canide.
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AIAC_2372 - Marinelle Vecchie - 2009
Gli scavi archeologici effettuati in località Marinelle Vecchie si sono svolti in corrispondenza di un’area (6 x 13 m) su cui si distribuivano molti frammenti archeologici; qui è stata messa in luce parte di una necropoli composta da 18 tombe, di cui 4 solo individuate, tre “a massetto”, una terragna e dieci alla cappuccina, tutte realizzate con materiali di risulta tra cui tegulae mammatae e parti di colonne fittile. Considerata la dimensione dell’area scavata e il numero delle tombe individuate, la necropoli appare densamente occupata. La fase preliminare dello studio conduce ad una datazione della necropoli al IV-VI sec. d.C.
Dalle ricognizioni di superficie è stato possibile rinvenire materiale archeologico molto significativo che fa pensare ad edifici di grosso pregio ornati da mosaici policromi e pavimenta sectilia; è possibile ipotizzare che questo materiale “ricco” sia da attribuire in particolare ad un edificio ecclesiastico a cui è da associare il rinvenimento di un frammento marmoreo di iscrizione funeraria paleocristiana (la terza rinvenuta nel Molise) databile tra la seconda metà del V e gli inizi del VI secolo d.C.
Interessante è il rinvenimento di un peso quadrato di bronzo coperto da patina d’argento, la cui circolazione ha inizio tra il 300 ed il 350 d.C. Considerando il grado di consunzione della patina d’argento su cui veniva impresso il valore ponderale, è presumibile che il suo peso attuale (g. 13,1) sia da riferire a quello di mezza oncia o tre solidi (g. 13,5); ciò non esclude che possa anche corrispondere a mezza oncia della riduzione della libra a g. 322 avvenuta tra il VI ed il VII sec. d.C. L’editto di Giustiniano, promulgato nel 545 d.C., ricorda che “has mensuras et pondera in sanctissima uniuscuisque civitatis ecclesia servari” (Corpus Iuris Civilis, Novellae, CXXVIII, 15), ciò al fine di evitare che gli esattori potessero usare pesi truccati.
Durante lo scavo e le ricognizioni di superficie sono state rinvenute circa 70 monete di bronzo, quasi tutte cronologicamente collocabili tra il IV ed il VI sec. d.C.
La stratigrafia è stata stravolta dalle arature fino al piano di calpestio della necropoli. La realizzazione di un canale di drenaggio risalente alla fine del XIX secolo ha inciso diagonalmente sull’area di scavo arrivando a danneggiare una delle tombe a “cassone”; il taglio del canale si conserva solo per la parte relativa al fondo, colmato da limo grasso e nerastro misto a lacerti di mosaico tardo provenienti da un edificio di epoca tardo-imperiale trinciato verosimilmente poco più a monte dai lavori di scasso per la realizzazione del canale.
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AIAC_2538 - Pontecagnano - 2010
La campagna di ricerche e scavi dell’Università degli Studi del Molise è iniziata nell’anno 2010 e si è svolta adottando la formula dello scavo-scuola. L’indagine, che si avvale dell’apporto fornito dal Laboratorio di geofisica applicata dell’Università del Molise, mira all’individuazione delle fasi dell’abitato antico del sito etrusco-campano di Pontecagnano comprese tra l’Età del Ferro e l’età Classica ed alla verifica delle ipotesi ricostruttive per l’impianto di epoca-ellenistico-romana. La ricerca ha come base di partenza il lavoro svolto negli anni ’90 dall’Università di Napoli “l’Orientale” (1989-2000) e negli anni 2002 e 2005-2006 dall’Università degli Studi di Salerno che ne costituisce l’indispensabile premessa. Le precedenti indagini condotte nell’area del “Parco Archeologico” hanno restituito consistenti evidenze dell’impianto urbano ellenistico-romano di Picentia e tracce di una fase precedente, databile ad età classica. Le più recenti campagne di scavo (2006) nella zona corrispondente all’ampliamento dell’autostrada A3 (Salerno-Reggio-Calabria) hanno consentito l’individuazione di un tratto dell’impianto urbano di età tardo-arcaica, classica ed ellenistica, di parti delle fortificazioni e di un fossato ad esse pertinenti.
L’esplorazione archeologica condotta nel 2010 dell’Università del Molise, preceduta e accompagnata da una campagna di indagini geofisiche, si è concentrata sul versante Nord dell’area del Parco archeologico di Pontecagnano. Lo scavo ha riportato alla luce parte di un quartiere abitativo di età classica (V-IV sec. a.C.) con strutture murarie in blocchi e lastre di travertino orientate NE/SO, conservate poco al di sopra del livello di fondazione e coperture in tegole in posizione di crollo. Le indagini hanno, inoltre, sottoposto a verifica le indicazioni provenienti dalle prospezioni geofisiche sull’assenza nella zona Nord del Parco archeologico di strutture riferibili all’abitato romano di Picentia. Tra i rinvenimenti più significativi (bucchero impasto, ceramica italo-geometrica; ceramica a vernice nera, ceramica comune) figura una moneta di Poseidonia databile al V sec. a.C.
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AIAC_2630 - Crocelle, villa dei Neratii - 2010
Nel 2010 si sono effettuate due campagne di scavo (tra giugno e settembre). La villa, posta a breve distanza dall’area archeologica di _Saepinum_ è nota per essere stata la dimora di una importantissima famiglia senatoria: i _Neratii_, che grande peso ha avuto per l’Impero e per il Sannio.
Della villa si conserva una lunga sostruzione in opera reticolata di cui alcuni tratti conservati per circa due metri. La struttura, di buona qualità è parte di un criptoportico che funge da _basis villae_.
Si sono aperti quattro saggi.
Nel settore C si sono recuperate oltre 50 US; la stratigrafia appare capovolta, avendo restituito materiale classico nelle US “alte” e materiale post classico più in basso, con esclusione delle ultime US. Particolarmente interessante si è rivelata la US 49: sopra questa US è stato rinvenuto capovolto un lacerto di muro crollato, denominato USM 48, costituito da elementi lapidei di forma rettangolare, tegole, e _cubilia_ a formare un piccolo arco di un cunicolo, tipo _praefurnium_.
I frammenti ceramici rinvenuti al di sotto dell’USM 0048 sono datati per la maggior parte al I secolo a.C., ma non vanno oltre la metà del I secolo d.C.
Ciò ci conferma l’ipotesi che la villa sia sta preceduta da una struttura, forse di minori dimensioni su cui si è poi impiantata poco prima della metà del I sec. d.C. una grande villa estesa in larghezza per oltre 200 m.
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AIAC_342 - Monte Vairano - 2004
The site is samnite settlement characterized by the presence of polygonal town walls, with three gates. The enclosed area covers almost 50 hectares. The area covered by archaeological investigation relates to a part of the settlement where a building on a platform, also of polygonal construction, came to light. The platform measures 8.25x16.5 metres, equal to 30x60 oscan feet. The area was completely abandoned after the Social War and a new building was constructed during the Augustan period on the remains of the settlement. Some of the outer elements of this construction have been uncovered. (Gianfranco De Benedittis)