-
AIAC_1146 - Villa San Silvestro - 2012
La campagna di scavo ha permesso di concludere le ricerche nelle aree in cui vi erano dubbi stratigrafici, cronologici o legati all'estensione e caratteristiche delle strutture. Sono stati eseguiti 11 saggi di scavo, parallelamente a ricognizioni nell'area intorno allo scavo e nelle due alture prospicienti, la Ritonna e Colle Chiavanello. A partire dal 2013, le indagini sono sospese per permettere la pubblicazione dei risultati finora ottenuti.
Presso il limite meridionale dell'area di scavo (part. 11A), a sud del tracciato stradale glareato già indagato, sono venute in luce le seguenti situazioni:
- strutture di età medio-repubblicana, in blocchi rozzamente squadrati e alzato probabilmente in pisé (anche un "pozzetto" con materiali, identificato come deposito votivo);
- portico tardo-repubblicano, di cui restano almeno 3 ambienti a quota inferiore a quella di calpestio (preparazioni dei pavimenti, fondazioni dei muri)
- occupazione di età tardo-antica dell'area (lavorazione del ferro?); questa fase ha comportato un pesante degrado delle strutture precedenti, soprattutto nell'area più orientale;
- probabile fase alto-medievale (focolare a terra con materiali associati).
Poco più a nord, un saggio ha evidenziato strutture attribuibili alle _domus_ di III secolo a.C. a cui si sovrappongono le canalizzazioni della _domus_ di II sec. a.C. ed il lato meridionale del portico di I sec. a.C.
Nelle aree a ovest ed est del tempio a doppia cella è stato possibile indagare le fasi contemporanee e successive al crollo del tempio e del portico, con la sequenza stratigrafica ben conservata dall'età tardo-antica a quella alto-medievale, associate a strutture produttive. Ricerche a monte del muro di fondo settentrionale del portico hanno evidenziato l’assenza di strutture nell’area.
Riguardo le due fasi edilizie del portico e la sua estensione nel settore est, si è chiarito che nella sua prima fase non proseguiva oltre la lunghezza del tempio a doppia cella e che l'ambiente E/F era già presente in questa fase, mentre gli ambienti più a sud lungo questa fascia del portico sono stati aggiunti solo con la seconda fase. E' stato possibile scavare l'interro tra prima e seconda fase. Infine, l'area è stata interessata da una frequentazione tardo-antica e da focolari altomedievali.
Immediatamente a sud di quanto descritto, si è completato il rilievo delle strutture precedenti al portico, le più antiche, orientate come la grande "domus" a ovest, con zoccolo di pietra ed alzato in pisé; le successive, anteriori alla realizzazione del portico, che qui ha un'unica fase (la seconda di inizi I sec. a.C.), in calce e pietra. Sono inoltre emerse strutture precedenti a ovest del muro di fondo del portico stesso.
Nell’area della vasta _domus_ di II sec. a.C., sotto il settore ovest del portico, si è scesi nelle preparazioni dei pavimenti, indagando fasi precedenti alla _domus_ stessa. Tutta l'area è stata pesantemente intaccata in età tardo-antica ed altomedievale.
Un ultimo saggio, immediatamente a nord del precedente, ad ovest del portico, ha messo in luce la presenza di buche di palo di età tarda e di una sepoltura infantile databile, come le altre rinvenute, intorno al VI sec. d.C., permettendo comunque l’indagine della preparazione pavimentale del portico.
-
AIAC_1898 - Falacrinae - 2009
The third season of excavation at the site of the Roman villa at San Lorenzo took place between the 6th July and 15th August and involved some 40 students from universities in Italy, Ireland, Spain, Slovakia and the United Kingdom. The site, which lies 4 kilometers to the south of Cittareale overlooking the Via Salaria, was first identified at the end of the 19th century, has since 2007 been the subject of detailed investigation through geophysical survey and excavation by the British School at Rome and the University of Perugia.
The aim of the 2009 excavation was to investigate a range of rooms at the northern extent of the villa, initially indicated by the geophysical survey, and whose presence was confirmed at the close of the previous year’s excavation. Furthermore, excavation continued of the late antique phase, identified in the western range of the complex, where over the course of the previous two years a small workshop has been discovered, revealing that the villa was the site of a various forms of production in the late 4th and early 5th century AD. Finally, a test trench was planned in order to assess the southern extent of the villa, in view of future excavation.
The 2008 excavation had revealed the north-western corner of a large double colonnade, to the east of which lay an open area, and behind which appeared to lie a series of rooms. This was confirmed by the 2009 excavation, which discovered a series of five rooms, two of which were decorated with white limestone mosaic floors, and one which was decorated with a marble floor in opus sectile. These rooms, which formed the pars urbana of the villa, also served to define the northern limit of the complex, also confirmed by a substantial external wall and the end of a long paved drainage channel.
The spectacular discovery of a preserved floor in opus sectile is amongst the most important aspects of this villa. The two different types of modules used in the composition of the floor, together with the various different types of marble, suggest that the pavement can be dated to the Flavian period, a moment in which the villa was subject to significant alterations. Also discovered in this northern part of the complex was a small calidarium, as identified by the presence of in situ suspensurae and a praefurnium.
The second major area which the 2009 excavation focussed upon was the continued investigation of a series of rooms of the complex which were later reused in the late antique, after a period of abandonment of the villa in the 3rd century AD. The discovery over the previous years of a series of pools and several paved bases which had been exposed to firing, as well a number of bronze vessels and millstones, together with a small hoard of coins gave an indication as to the activity in this villa in the late antique. Excavation therefore continued of the most southerly room before the site is cut by a small track and a modern pipeline. The excavation revealed further aspects of production on the site, including the mould of a lamp, as well as confirming the probability of several phases of construction in the late antique period.
Excavation has shown that a significant part of the central range of the complex lies underneath the church and modern cemetery of San Lorenzo. Therefore, guided by the results of a magnetometry survey conducted in 2008, an evaluation trench, begun the previous year, was further extended to the south of the complex. The results suggest that the first phase of the villa lay on the southern end of the terrace, and as the villa was monumentalised in the Early Imperial period, it extended to the north, finally covering an area of approximately 10,000m².
-
AIAC_1898 - Falacrinae - 2010
La campagna di scavo 2010, che ha interessato un’area di 300 mq, si è concentrata sull’indagine del settore meridionale, separato dalla chiesa di San Lorenzo e dal moderno cimitero, dall’impianto monumentale della villa, datato a partire dall’epoca augustea, localizzato a nord della chiesa e costituito da una parte residenziale nel settore settentrionale e da quella rustico-produttiva nel settore occidentale.
Con prospezioni geofisiche e alcuni sondaggi nel 2008 e 2009 era risultata evidente l’esistenza di una serie di ambienti che sono stati ora portati alla luce. Si tratta di un edificio plausibilmente interpretabile come separato, probabilmente da un asse viario e da cortili, dal nucleo principale della villa.
La costruzione del cimitero ha parzialmente impedito di indagare la continuità tra i due nuclei. Ciononostante sono stati individuati otto ambienti il cui corpo centrale, composto da sei ambienti rettangolari allineati, era disposto nord-sud, mentre un nucleo di almeno due ambienti, anch’essi rettangolari, era disposto a partire dall’angolo nord-ovest del corpo principale.
L’orografia del terreno ha condizionato la costruzione di una serie di moderati terrazzamenti che ha avuto come risultato l’impianto di ambienti su livelli diversi, variamente danneggiati dalle arature profonde che hanno compromesso la conservazione degli alzati dei muri, di cui rimangono solamente le fondazioni, realizzate con ciottoli in calcare e laterizi, tenuti insieme da una malta molto fine. I lacerti di pavimento conservati sono tutti in cocciopesto, mentre l’assenza significativa di tessere porta ad escludere la presenza di mosaici.
Come nella parte residenziale della villa, anche il corpo meridionale ha avuto numerose fasi di ampliamento, modifica e cambio di uso dei vani. La costruzione del complesso è inquadrabile in età augustea, mentre la fase di massimo sviluppo è nella prima e media età imperiale, con un’apparente cesura nel III secolo d.C. e una sostanziale fase di riutilizzo tardo-antica, che è possibile inquadrare alla luce dei nuovi ritrovamenti tra IV e VI secolo d.C. Il dato importante emerso in questa campagna è l’esistenza, già suggerita dai risultati 2008-2009, di una fase tardo-repubblicana dell’edificio.
L’interpretazione della funzione degli ambienti risulta problematica, ma è possibile individuare almeno la presenza di una cucina. Si tratterebbe, pertanto, della continuazione della pars rustica della villa e gli ambienti rappresentano probabilmente dei quartieri servili, come spesso avviene nelle ville che sfruttano strutture precedenti.
L’abbandono del settore meridionale del complesso servile sembra essere piuttosto precoce e inquadrabile intorno alla fine del II secolo d.C. La fase di rioccupazione tardo-antica ne ha interessato solamente la parte nord, dove i vani si aprivano su un ambiente con portico ligneo e tettoia in laterizi, che si affacciava a sua volta su un cortile al cui limite nord-est è stata individuata una possibile strada.
Una piccola struttura rettangolare situata ad est del quartiere servile ha un orientamento diverso rispetto all’edificio imperiale, il che presuppone il completo abbandono e la probabile obliterazione di quest’ultimo. La funzione del piccolo ambiente non è facilmente individuabile; si apriva certamente ad est, come dimostrato dai cardini della porta, era provvisto di pavimento in cocciopesto e di intonaco rosso alle pareti.
L’ultima fase prima del completo abbandono del complesso tardo-antico è rappresentata da una sepoltura femminile inserita nel muro occidentale della suddetta struttura. Si tratta di una tomba a fossa di forma rettangolare, priva di copertura, con il corpo della defunta orientato nord-sud, e dotata di corredo costituito da una tazza monoansata ed un pettine in osso.
-
AIAC_2549 - San Silvestro - 2010
La VI campagna di scavi a Cittareale ha inteso concentrare una parte delle sue energie presso una località rimasta sino ad ora estranea alle precedenti indagini: si tratta dell’area antistante alla chiesa di S. Silvestro, tra le frazioni di Bricca e Collicelle.
Gli scavi stratigrafici, intrapresi circa 60 m ad ovest della chiesa sulla scorta delle anomalie segnalate dalle prospezioni geofisiche, hanno interessato un’area complessiva di quasi 285 mq. Sono così emersi i resti di un muro orientato approssimativamente in senso E-W, e conservato per una lunghezza massima di circa 15 m ed un’altezza media di circa 0.50 m. La struttura costituisce una cortina di terrazzamento creata incidendo il leggero declivio argilloso del colle, appoggiandovi il basso muro di contenimento, spianando l’area a sud di esso e rivestendola (al fine di isolarla dall’umidità generata dalla vicina falda acquifera) con un sottile strato di terra e carbone e, al di sopra, con un compatto banco di argilla e laterizi sminuzzati dello spessore medio di 0.20 m.
La finalità dell’opera rimane sconosciuta, e solo a livello ipotetico può essere messa in rapporto con una seconda serie di attività che coinvolse l’area sia anteriormente che posteriormente alla creazione della platea: si tratta dei resti di quattro piccole e rudimentali fornaci, due delle quali furono obliterate dalla platea stessa, mentre le altre due andarono a loro volta a obliterare parzialmente il muro di terrazzamento.
Il materiale portato alla luce ci permette di datare queste attività al VI-IX secolo d.C., contemporaneamente dunque alla fase originaria della chiesa di S. Silvestro (di cui un’iscrizione ricorda la riconsacrazione avvenuta nel 923 d.C., al termine delle incursioni saracene) e alla deposizione delle 52 tombe della non lontana località Pallottini (indagata nelle prime due missioni di scavo degli anni 2005-2006).
-
AIAC_343 - Regio VI - 2010
A partire dal 2000 le unità di ricerca del “Progetto _Regio VI_” hanno studiato analiticamente singoli edifici ed eseguito saggi stratigrafici in gran parte delle _insulae_ presenti nel settore nord-occidentale della città ( _insulae_ 2, 5, 7, 9, 13 e 14 della _Regio_ VI e _insulae_ 7 e 15 della _Regio_ VII), estendendo negli ultimi anni la ricerca ad alcuni isolati ad esso limitrofi ( _insula_ 3 della _Regio_ V e _insulae_ 2 e 7 della _Regio_ IX).
Otto sono state le insulae studiate nella loro interezza e nelle quali sono state eseguite indagini stratigrafiche: VI, 2; VI, 5; VI, 7; VI, 9; VI, 10; VI, 13; VI, 14; VII, 15. Sette le abitazioni messe in luce al di sotto dei livelli di II secolo a .C. e scavate per oltre l’80% della loro superficie originaria: Casa di Iside (VI, 2, 17.20); _Domus_ VI, 2, 14; _Domus_ VI, 2, 26; Protocasa del Granduca Michele (VI, 5,5); Protocasa del Centauro (VI, 9, 3-5); Casa del Naviglio (VI,10,11); _domus_ VI, 14, 40. Otto, infine, sono state le strutture arcaiche con fondazioni in blocchi di pappamonte o a secco individuate nel corso dei sondaggi. Studi parziali, ossia dedicati solo ad alcuni edifici, hanno inoltre interessato le _insulae_ VII, 7; IX, 2 e IX, 7.
Per quanto concerne la localizzazione, la quantità e l’estensione degli scavi stratigrafici, il criterio-guida ha risposto ad esigenze di economicità e flessibilità. La ricerca si è indirizzata là dove la preliminare analisi architettonica dell’edificio aveva mostrato chiari indizi di fasi edilizie più antiche o dove si era reso indispensabile verificare la cronologia assoluta di un intervento. Per questo motivo, si è privilegiata la ricerca nelle strutture abitative e commerciali che per tecnica e decorazione sono state in genere riferite alla più antica fase costruttiva documentata in città (case e botteghe con facciate a blocchi di travertino e muri perimetrali in _opus africanum_ ) e, soprattutto, all’interno di quelle che mostravano evidenti segni di rialzamento della quota di frequentazione in un periodo in cui erano ancora in uso le decorazioni di I stile.
I risultati conseguiti hanno stabilito che le abitazioni costruite utilizzando le tecniche edilizie che tradizionalmente gli studi di pompeianistica consideravano più antiche risalivano al pieno III secolo a.C. e che spesso, al di sotto di edifici estesamente ristrutturati nel corso dell’età tardo-sannitica, profonde colmature avevano seppellito case più antiche senza intaccarne in maniera significativa architettura e decorazione. In particolare, sono state scavate quasi integralmente tre “protocase”, che hanno permesso di acquisire importanti informazioni sull’architettura domestica e sugli apparati decorativi di III secolo a.C.: Protocasa del Centauro (VI,9,3), Protocasa VI,14,40, Protocasa del Granduca Michele (VI,5,5).
In taluni casi, gli scavi hanno rivelato consistenti tracce della frequentazione arcaica del quartiere, forse già finalizzata a scopi residenziali. Fin dal VI secolo a.C. sembrano già essere stati definiti i principali assi stradali - con l’apertura della grande via di Mercurio e delle vie ad essa parallele - e che a questo periodo di crescita della città, culminata con la costruzione delle mura e dei due grandi santuari urbani (Tempio di Apollo e Tempio Dorico), fece seguito una forte contrazione dell’insediamento, forse per effetto della sannitizzazione cui fu coinvolta questa area della Campania antica a partire dal terzo quarto del V secolo a.C. Come suggeriscono un celebre passo di Livio (IX,38,2) e il confronto con quanto documentato in altri siti dell’area campana e lucana (Capua, Cuma, Paestum), fino agli ultimi decenni del IV secolo a.C. la città sembra funzionare solo come centro amministrativo e di supporto produttivo per un territorio popolato da piccoli vici e da fattorie, la cui economia si basava sostanzialmente sull’agricoltura, sull’allevamento e sul controllo delle vie di comunicazione. A questo periodo sono infatti riferibili solo alcune modeste case costituite da una o due stanze affacciate su un cortile, che, fra la metà e la fine del IV secolo a.C., occuparono, in prossimità dell’area forense e del Foro Triangolare, spazi rimasti per quasi un secolo liberi da costruzioni.
Solo all’indomani della fine della Seconda Guerra Sannitica e della stipula del foedus fra Roma e le popolazioni residenti nella valle del Sarno si registrò una inversione di tendenza, con una sistematica e pianificata rioccupazione del sito, allora dotato di nuove infrastrutture (prima fase delle mura ad _agger_ e creazione del reticolo viario interno). Da questa nuova fase urbana, databile sullo scorcio del IV secolo a.C., avrà origine la grande Pompei ellenistica; gli scavi hanno documentato che alla fase iniziale dello sviluppo della _Regio_ VI (III secolo a.C.) appartengono sia _domus_ aristocratiche ad atrio tuscanico (e.g. Casa degli Scienziati, del Naviglio), sia case che utilizzano ancora una tipologia edilizia locale (Protocasa del Centauro), mentre solo alla fine del III secolo si assiste alla definitiva diffusione anche presso i ceti medi della casa ad atrio (e.g. Protocasa del Granduca Michele; _domus_ VI, 14,40).