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Roberto Sirigu

Season Team

  • AIAC_1965 - Fortezza del Nuraghe Sirai - 2017
    La campagna del 2017 è stata dedicate a tre linee di attività: 1) estensione della campagna di rilievo topografico dell’insediamento; 2) Interventi di restauro sull’Officina delle pelli (vano K2) e sull’area sacra della fortezza (vani γ2 e β2); 3) Documentazione, studio e pubblicazione dei dati di scavo. La campagna di rilevo topografico, avviata durante il 2016 è stata completata nel 2017 anche con una estensione della documentazione informatica (sulla base dei rilevi effettuati negli anni precedenti da Ati Ifras), e con l’elaborazione e l’informatizzazione della documentazione di fine scavo delle aree finora scavate (a cura di M. Antonietta Demurtas, con la direzione della scrivente). L‘elaborazione dei dati topografici ha portato ad una mappa generale del’insediamento che rende conto di alcuni elementi funzionali fondamentali, come il circuito completo (sebbene in parte ipotetico) della muraglia recintoria dell’Età del Ferro I, e l’estensione delle fortificazioni del Ferro II nei quadranti Nord e Nord-Est (fig. 1). Sulla base della mappa topografica si è poi estrapolata una planimetria generale della fortezza finora scavata con l'indicazione dei “quartieri” e dei singoli vani. La seconda linea di attività è stata dedicata al restauro conservativo del sito ed ha compreso una serie di interventi sulle superfici esposte delle aree più importanti finora scavate ed in particolare delle pavimentazioni realizzate con battuti di argilla, sulle quali si sono attuati interventi di applicazione di biocida (Ditta L’Officina Consorzio di Roma, a cura di Valentina Notari, sotto la direzione di Rita Ciardi). La terza attività ha riguardato la documentazione grafica e lo studio sistematico dei contesti di vita finora oggetto di indagine, mentre l’edizione ha riguardato questi ultimi (con l’edizione integrale dei materiali ceramici diagnostici) e tutte le aree di scavo finora messe in luce. La produzione ceramica è stata studiata non solo dal punto di vista morfo-tipologico ma anche tecnologico ed archeometrico, attraverso la proposta di una nuova impostazione classificatoria per la produzione ceramica del comprensorio nell’ultima fase del Ferro II locale. Lo studio dei materiali di importazione è stato affidato a Stefano Santocchini Gerg, mentre lo studio degli strumenti litici dei contesti di vita è stato affidato a Valentina Ligas. Lo studio complessivo è confluito in un volume in corso di pubblicazione (entro marzo 2018) che verrà pubblicato come primo volume della nuova Collezione di Studi Fenici del CNR –ISMA (edizioni Quasar). Figura 1. Mappa generale del Nuraghe Sirai, novembre 2017 (rilievi Ati Ifras –M. A. Demurtas, elaborazione finale M. A. Demurtas)
  • AIAC_814 - San Giovanni - 2006
    Le ricerche hanno permesso di individuare una struttura romana della quale sono stati evidenziati dei pavimenti musivi, l’edificio termale e una vicina necropoli di età imperiale databile a partire dal I secolo con tombe ad inumazione e incinerazione. Preesistenze sono rappresentate da un ampio insediamento nuragico dell’età del Bronzo a sud-ovest dell’edificio. Utili all’inquadramento cronologico sono frammenti di ceramica a vernice nera di età repubblicana e ceramica sigillata di età imperiale. Il rinvenimento di anfore di epoca punica permette di ipotizzare un precedente utilizzo agricolo, conseguente all’occupazione cartaginese della Sardegna. La prosecuzione in età romana e poi in età medievale dell’uso dell’area rientra nei canoni dell’insediamento rurale sardo. La chiesa pare riutilizzare parte dell’area e delle strutture di una villa rustica romana, caratterizzata da pavimenti musivi. La parte abitativa potrebbe stendersi verso sud-ovest dai cui terreni provengono frammenti di intonaco e mosaico, il rinvenimento, a est, di _tegolae hamatae_ è indicatore della presenza nell’area di un impianto termale. L’edificio ecclesiatico sembra quindi sovrapporsi ad una precedente villa con annesso edificio termale e necropoli, secondo una tipologia nota nelle aree di pianura della Sardegna. Successivamente il costituirsi di una comunità cristiana in epoca ancora da definire, dotata di una propria necropoli, porta all’impianto di un edificio ecclesiale con la significativa intitolazione al Battista. L’edificio noto, già nel XIII secolo, presenta rimaneggiamenti databili almeno dal XVI e oltre. Lo scavo ha permesso di dare un inquadramento cronologico e culturale dell’area: una fase più antica, non definita cronologicamente, vede la presenza lungo il lato sud di un muro; un pavimento mosaicato al quale si lega un residuo di muro con resto di intonaco; una fase di abbandono dell’area in cui i mosaici subiscono danni; una fase in cui il pavimento mosaicato coperto da terra rossa e da un sottile strato di calce seguito in alcuni punti da strati di calce più spessi e da strati di bruciato forse per la sistemazione di nuove pavimentazioni; la costruzione di un vano a pianta rettangolare che taglia il mosaico sul lato nord ovest del saggio; segue un crollo costituito da pietrame misto a frammenti di intonaco anche dipinto; dopo una nuova fase di abbandono l’area dovette avere una destinazione funeraria come testimoniano la presenza di due inumati; le ultime fasi sono quelle dell’utilizzo a vigneto e poi ad area di pertinenza del santuario. I materiali rinvenuti tra cui sigillate (di cui una Hayes 99 databile dal VI d.C), steccate del tipo delle c.d. “brocche campidanesi”, il cui arco cronologico sembra andare dal II-III al VI-VII d.C, e frammenti di vetro decorati a goccia, costituiscono elementi utili per la datazione. (Simonetta Angiolillo, Maria Adele Ibba)
  • AIAC_814 - San Giovanni - 2007
    Le ricerche, effettuate nell’area adiacente alla chiesa campestre dedicata a San Giovanni Battista, hanno interessato un nuovo settore di scavo (m 8x12) il cui lato breve, orientato NE/SO secondo l’asse dell’edificio di culto, risulta essere il prolungamento settentrionale dell’area indagata negli anni 2002 e 2004. L’asportazione dello strato vegetale ha consentito di evidenziare, nella parte centro settentrionale, alcuni accumuli di materiale legati ai recenti lavori di restauro della chiesa. Nella parte a S è stata invece evidenziata una fossa rettangolare dai limiti netti che recava i chiari segni lasciati dall’intervento di un mezzo meccanico. Si tratta quindi di un’altra buca, che si aggiunge alle sei identificate nella campagna di scavo 2002, legata, come le precedenti, a lavori di risistemazione e piantumazione dell’area realizzati in tempi recenti. La successiva asportazione di due strati terrosi di accumulo e di un crollo ha consentito di evidenziare un battuto pavimentale in malta di calce interessato dalla presenza di alcune buche e di due tagli, longitudinali e pressoché rettilinei, che, per i limiti netti e regolari, si configurano come trincee. Nei relativi strati di riempimento è stata rilevata oltre alla presenza di evidenze archeologiche (ceramica, fittili da costruzione, strati di preparazione pavimentale, intonaco, una considerevole quantità di tessere musive), anche quella di materiale moderno (grumi di cemento, vetro, plastica) indicatore del fatto che la realizzazione delle trincee sia avvenuta in un periodo corrispondente a una fase di frequentazione contemporanea, non meglio precisata, dell’area. Con la successiva ripulitura delle pareti di sezione delle trincee, relative ai tagli NO e SO del battuto in malta di calce, si è evidenziato uno strato costituito da tessere musive coerente con la presenza di una superficie di rivestimento pavimentale mosaicato. Si tratta di un mosaico policromo (m 2,50x1,20), nel quale è stato possibile riconoscere sia la continuazione e chiusura dei motivi decorativi a trama geometrica vegetalizzata individuati nel 2004 (cornice a treccia, a onda corrente, bordo a ogive e squame, cerchi tangenti con all’interno, alternativamente, un nodo di Salomone o un quadrato a profilo dentato), sia la presenza di nuovi motivi decorativi (losanga, fiori di loto). Nella parte centro meridionale dell’area sono state inoltre individuate due strutture: la prima, di forma quadrangolare (m 0,90x 0,85), è messa in opera con componenti litici in calcare, di cui almeno uno di reimpiego (capitello rovesciato o base di colonna), che mostrano evidenti tracce di ammaltamento; la seconda invece, di forma rettangolare (m 1,60x1), è costituita alla base da una serie di embrici e lastre litiche sistemati di piatto mentre il lato NO, unico attualmente visibile, è delimitato da embrici infissi di coltello. Per tale struttura, parzialmente evidenziata, si ipotizza la pertinenza a una tipologia tombale. Che l’area abbia avuto anche un utilizzo funerario lo attestano infatti le due inumazioni rinvenute nelle precedenti campagne di scavo, oltre alla presenza di sporadici frammenti osteologici umani ritrovati, durante lo scavo, immediatamente a S e a SO della struttura sopra menzionata