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AIAC_2507 - Regio V, insula 3 (Casa della Soffitta, V,3,3-4; pistrinum V,3,8) - 2010
L’edificio V,3,8 - oggetto della schedatura delle tecniche edilizie e dello studio complessivo degli alzati a cura di A. Casellato, v. anche bibliografia indicata - si affaccia sulla Via di Nola e occupa il settore sud-orientale dell’ _insula_. La fase più antica del complesso risale alla fine del III secolo a.C., come testimoniano alcune pareti in opera a telaio delle _fauces_, dell’atrio 11 e del viridarium 7. La definizione planimetrica della _domus_ si realizza nella seconda metà del II secolo a.C. con l’edificazione di strutture in _opus incertum_ di calcare e lava.
L’abitazione è riconducibile al tipo di casa ad atrio con impluvio centrale, tablino (10) e _cubicula_ (3 e 4) affacciati sul lato orientale dell’atrio. Nella _pars postica_ vengono realizzati il vano 6 e un piccolo ambiente (14) accessibile attraverso una stretta porta ad arco. Rimangono tracce dell’apparato decorativo parietale e pavimentale di primo Stile. L’edificio era dotato di un piano superiore raggiungibile dall’ambiente 9.
Tra il I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C. il complesso è interessato da una serie di cambiamenti che determinano la trasformazione dell’abitazione in _pistrinum_. La planimetria dell’edificio rimane inalterata, ma negli ambienti già esistenti vengono realizzate nuove strutture collegate al ciclo della panificazione, che ne cambiano la destinazione funzionale. Nell’atrio, l’impluvio viene trasformato in una doppia vasca per il lavaggio del grano, e tre macine vengono poste su una base in muratura, circondata da un pavimento lastricato. L’ambiente 2, una bottega di pertinenza alla precedente domus, diviene il luogo per la lavorazione del pane: l’apertura sulla Via di Nola viene obliterata e all’interno vengono collocate una macchina impastatrice e un banco da lavoro. Il forno viene inserito nell’angolo sud-orientale dell’atrio.
Dopo il terremoto del 62 d.C. l’edificio viene ristrutturato nelle parti danneggiate, localizzate soprattutto nella pars postica. Al momento dell’eruzione del 79 d.C. erano in corso importanti operazioni di restauro di cui un’importante documentazione, come emerso nel corso delle campagne di scavo 2008 e 2009, rimane in particolare per l’ambiente 2.
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AIAC_2843 - Pompei, Insula V,4,6-8 - 2011
Il _thermopolium_ affaccia sulla via di Nola con un caratteristico banco di mescita e vendita disposto ad L.
L’allestimento degli spazi interni (tre ampi vani quadrangolari comunicanti tra loro - 1, 2, 3 -, replicati da una seconda fila di ambienti paralleli - A, B, C - ) si adatta alla natura commerciale dell’edificio. Tale articolazione risponde probabilmente allo scopo di ricavare un settore riservato ai clienti, sviluppato anche in un vano superiore (raggiungibile dall’ _ambulacrum_ B). Come in altri edifici sulla via di Nola, la presenza di catene litiche e blocchi di calcare del Sarno - tracce di un antico apprestamento in opera a telaio - è da attribuire alla prima lottizzazione dell’ _insula_ V,4 all’inizio della seconda età sannitica. Un accesso dal vicolo dei Gladiatori (8) è stato ricavato nella fase _post_ 62 d.C. e immette nella zona produttiva. La _pars postica_ è incentrata sugli ambienti di produzione e di stoccaggio di cibi e bevande.
Il fulcro di queste attività è rappresentato dai vani E ( _torcularium_ inserito entro un ridotto ambiente quadrangolare pavimentato in cocciopesto) ed F (cella vinaria, con 8 _dolia_ di differenti dimensioni; due di questi recano il bollo di _C. Naevius Vitalis_; alcuni graffiti di numerali). Nel corso della campagna di scavo 2009 saggi stratigrafici e pulizie di superficie hanno documentato lo stato delle evidenze al 79 d.C. e la datazione del _thermopolium_.
La fase più antica del complesso si data all’inizio della seconda età sannitica, contestuale alla prima lottizzazione dell’area. Ulteriori trasformazioni interessano progressivamente i settori nord e ovest, sino alla definizione dell’estensione dell’edificio nel corso del I secolo a.C. Gli interventi più consistenti tra la metà del I secolo d.C. e la fase _post_ 62 d.C. riguardano il potenziamento delle funzionalità dell’impianto di ristorazione (sistema di drenaggio, strutture per la cottura, allestimento del _torcularium_ E e della cella vinaria F).
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AIAC_2844 - Pompei, Insula V,3,10 - 2011
La costruzione dell’edificio prende avvio all’inizio del II sec. a.C. su un terreno non ancora interamente occupato. La fase II (prima metà II sec. a.C.) vede la costruzione dei perimetrali e di alcuni ambienti in _opus incertum_ in calcare, talvolta con l’inserimento di lava. La casa risulta divisa in una parte di rappresentanza con atrio (A) e tablino (H+M) e in una parte privata con gli ambienti occidentali (O ed I+L) e meridionali (G+E+F e N). Non si può dire se fosse già presente un piano superiore. Gli interventi della fase III (fine II sec. a.C.), utilizzando prevalentemente lava, preannunciano l’inizio di un processo di contrazione della superficie planimetrica. Nella fase IV (I sec. a.C.) vengono innalzate o ristrutturate strutture con materiali e tecniche differenti, cambiati i percorsi interni, modificate le funzioni di alcuni ambienti e apportata una decorazione parietale e pavimentale di secondo Stile. Dalla divisione del precedente tablino H+M si creano: un nuovo tablino/corridoio H, l’apotheca M e l’ambulacrum L porticato (aperto sul viridarium I e sul triclinio N). Nella zona meridionale il grande vano G+E+F viene diviso in anticamera (G) e cucina (E+F).
L’aspetto definitivo è assunto in età giulio-claudia (fase V) con la chiusura di alcuni passaggi (l’anticamera G diviene cella ostiaria o ambiente per il coordinamento delle attività ufficiali), e il rinnovo delle decorazioni con pitture in terzo Stile finale, con l’intento di ricreare il clima delle ville d’otium in un’abitazione di città di medie dimensioni, che non possiede una parte _postica_ con giardino o peristilio.
Dopo il terremoto del 62 d.C. (fase VI) la casa non sembra aver subito gravi danni, viene ristrutturata nelle parti compromesse con materiale eterogeneo e utilizzata fino all’ultimo periodo di vita.
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AIAC_343 - Regio VI - 2005
Nel corso del 2005 sono continuate le indagini nella Regio VI: queste hanno interessato le abitazioni di III secolo a.C. scoperte nelle precedenti campagne (Casa del Granduca Michele, VI,5,5; Casa del Centauro, VI,9,3-5) e i settori posteriori delle domus VI,2,17 e VI,2,18; si è inoltre aperto un nuovo settore di indagine nell'insula VI,14 lungo il fronte affacciato su Vicolo dei Vettii. L'attività di scavo è stata estesa anche all'angolo nord-occidentale dell'insula IX,2, nel punto in cui aveva origine la viu mefiu menzionata in un'iscrizione osca, il cui tratto più orientale era stato indagato nel corso della campagna di scavo del 2004 con i sondaggi eseguiti nell'insula IX,7.
La ricerca rientra nel progetto "I Primi Secoli di Pompei", finanziato dal Ministero dell'Istruzione e della Ricerca Scientifica nell'ambito dei Progetti di Ricerca di interesse Nazionale (PRIN) per il biennio 2004-2006. (Fabrizio Pesando)
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AIAC_343 - Regio VI - 2006
Negli anni 2005 e 2006 l’Università di Perugia, nell’ambito del progetto interuniversitario “I primi secoli di Pompei”, ha continuato gli scavi nella Regio VI Insula 2, in particolare presso alcuni ambienti delle domus VI 2, 14 e VI 2, 16-21 dove i livelli intercettati testimoniano rispettivamente l’impianto di edifici di III e di metà II secolo a.C. e presso la Casa di Sallustio (VI 2, 2-4), in collaborazione con la professoressa A. Laidlaw. La cronologia dell’edificazione della domus, di età tardo-sannitica, conferma che l’occupazione dei lotti dell’insula 2 avvenne in maniera graduale, fra aree lasciate inedificate, e fu completata solo nel corso del II secolo a.C.
Due saggi di scavo, eseguiti lungo Via della Fullonica (compresa tra le insulae 5 e 7 della Regio VI), hanno permesso di documentare le fasi più antiche della strada, risalenti al pieno III secolo a.C. e il rapporto con le abitazioni originarie.
Un’area di nuovo interesse è costituita dalla Regio VII insula 15, dove le abitazioni indagate (VII 15, 1-2; VII 15, 3; VII 15, 6; VII 15, 8) hanno consentito di sviluppare un modello diacronico dell’occupazione dell’intero abitato.
Importanti informazioni sul circuito delle mura più antiche della città hanno fornito i saggi stratigrafici presso la taberna VII 7, 12 contigua alla Casa di Romolo e Remo e lungo Via dei Soprastanti, in corrispondenza del marciapiede della domus VII 16, 12-14.
Infine gli scavi presso il marciapiede antistante le domus IX 8, 8 e IX 9 (e), in corrispondenza di nicchie poste sulla facciata, hanno consentito di documentare aspetti della religiosità privata contestuali all’impianto delle abitazioni.
Il progetto è finanziato dal Ministero dell’Istruzione e della Ricerca Scientifica nell’ambito dei Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN) per i bienni 2004-2006 e 2006-2008. (Filippo Coarelli)
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AIAC_343 - Regio VI - 2010
A partire dal 2000 le unità di ricerca del “Progetto _Regio VI_” hanno studiato analiticamente singoli edifici ed eseguito saggi stratigrafici in gran parte delle _insulae_ presenti nel settore nord-occidentale della città ( _insulae_ 2, 5, 7, 9, 13 e 14 della _Regio_ VI e _insulae_ 7 e 15 della _Regio_ VII), estendendo negli ultimi anni la ricerca ad alcuni isolati ad esso limitrofi ( _insula_ 3 della _Regio_ V e _insulae_ 2 e 7 della _Regio_ IX).
Otto sono state le insulae studiate nella loro interezza e nelle quali sono state eseguite indagini stratigrafiche: VI, 2; VI, 5; VI, 7; VI, 9; VI, 10; VI, 13; VI, 14; VII, 15. Sette le abitazioni messe in luce al di sotto dei livelli di II secolo a .C. e scavate per oltre l’80% della loro superficie originaria: Casa di Iside (VI, 2, 17.20); _Domus_ VI, 2, 14; _Domus_ VI, 2, 26; Protocasa del Granduca Michele (VI, 5,5); Protocasa del Centauro (VI, 9, 3-5); Casa del Naviglio (VI,10,11); _domus_ VI, 14, 40. Otto, infine, sono state le strutture arcaiche con fondazioni in blocchi di pappamonte o a secco individuate nel corso dei sondaggi. Studi parziali, ossia dedicati solo ad alcuni edifici, hanno inoltre interessato le _insulae_ VII, 7; IX, 2 e IX, 7.
Per quanto concerne la localizzazione, la quantità e l’estensione degli scavi stratigrafici, il criterio-guida ha risposto ad esigenze di economicità e flessibilità. La ricerca si è indirizzata là dove la preliminare analisi architettonica dell’edificio aveva mostrato chiari indizi di fasi edilizie più antiche o dove si era reso indispensabile verificare la cronologia assoluta di un intervento. Per questo motivo, si è privilegiata la ricerca nelle strutture abitative e commerciali che per tecnica e decorazione sono state in genere riferite alla più antica fase costruttiva documentata in città (case e botteghe con facciate a blocchi di travertino e muri perimetrali in _opus africanum_ ) e, soprattutto, all’interno di quelle che mostravano evidenti segni di rialzamento della quota di frequentazione in un periodo in cui erano ancora in uso le decorazioni di I stile.
I risultati conseguiti hanno stabilito che le abitazioni costruite utilizzando le tecniche edilizie che tradizionalmente gli studi di pompeianistica consideravano più antiche risalivano al pieno III secolo a.C. e che spesso, al di sotto di edifici estesamente ristrutturati nel corso dell’età tardo-sannitica, profonde colmature avevano seppellito case più antiche senza intaccarne in maniera significativa architettura e decorazione. In particolare, sono state scavate quasi integralmente tre “protocase”, che hanno permesso di acquisire importanti informazioni sull’architettura domestica e sugli apparati decorativi di III secolo a.C.: Protocasa del Centauro (VI,9,3), Protocasa VI,14,40, Protocasa del Granduca Michele (VI,5,5).
In taluni casi, gli scavi hanno rivelato consistenti tracce della frequentazione arcaica del quartiere, forse già finalizzata a scopi residenziali. Fin dal VI secolo a.C. sembrano già essere stati definiti i principali assi stradali - con l’apertura della grande via di Mercurio e delle vie ad essa parallele - e che a questo periodo di crescita della città, culminata con la costruzione delle mura e dei due grandi santuari urbani (Tempio di Apollo e Tempio Dorico), fece seguito una forte contrazione dell’insediamento, forse per effetto della sannitizzazione cui fu coinvolta questa area della Campania antica a partire dal terzo quarto del V secolo a.C. Come suggeriscono un celebre passo di Livio (IX,38,2) e il confronto con quanto documentato in altri siti dell’area campana e lucana (Capua, Cuma, Paestum), fino agli ultimi decenni del IV secolo a.C. la città sembra funzionare solo come centro amministrativo e di supporto produttivo per un territorio popolato da piccoli vici e da fattorie, la cui economia si basava sostanzialmente sull’agricoltura, sull’allevamento e sul controllo delle vie di comunicazione. A questo periodo sono infatti riferibili solo alcune modeste case costituite da una o due stanze affacciate su un cortile, che, fra la metà e la fine del IV secolo a.C., occuparono, in prossimità dell’area forense e del Foro Triangolare, spazi rimasti per quasi un secolo liberi da costruzioni.
Solo all’indomani della fine della Seconda Guerra Sannitica e della stipula del foedus fra Roma e le popolazioni residenti nella valle del Sarno si registrò una inversione di tendenza, con una sistematica e pianificata rioccupazione del sito, allora dotato di nuove infrastrutture (prima fase delle mura ad _agger_ e creazione del reticolo viario interno). Da questa nuova fase urbana, databile sullo scorcio del IV secolo a.C., avrà origine la grande Pompei ellenistica; gli scavi hanno documentato che alla fase iniziale dello sviluppo della _Regio_ VI (III secolo a.C.) appartengono sia _domus_ aristocratiche ad atrio tuscanico (e.g. Casa degli Scienziati, del Naviglio), sia case che utilizzano ancora una tipologia edilizia locale (Protocasa del Centauro), mentre solo alla fine del III secolo si assiste alla definitiva diffusione anche presso i ceti medi della casa ad atrio (e.g. Protocasa del Granduca Michele; _domus_ VI, 14,40).
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AIAC_343 - Regio VI - 2004
Dall'anno 2000 le Università di Perugia, Venezia, Trieste, Siena e l'Orientale di Napoli sono impegnate in un progetto di ricerca volto allo studio sistematico delle insulae della Regio VI di Pompei, al fine di ricostruire la storia edilizia di tutte le unità abitative e commerciali in esse presenti attraverso l'analisi delle stratigrafie murarie. Questa attività, che si propone di raccogliere tutte le informazioni in previsione di un'edizione completa degli isolati, è stata integrata da una serie di campagne di scavo, che hanno avuto come obiettivo l'indagine sui tempi e sui modi dell'occupazione di questo settore della città. Quanto finora emerso ha permesso di riferire al VI secolo a.C. la prima occupazione del quartiere e di individuare una serie di abitazioni, databili al III secolo a.C., sepolte al di sotto di una spessa colmata artificiale nel corso del II secolo a.C. Alcune delle domus più antiche, di differente tipologia edilizia, mostrano elevati livelli di conservazione nella struttura e nella decorazione superstite, che prefigurano ulteriori iniziative di studio e di valorizzazione. Infine, l'integrazione dei dati di scavo con la documentazione emersa dall'analisi delle stratigrafie verticali ha indicato tra la metà e l'ultimo quarto del II secolo a.C. il periodo in cui ebbe termine il processo di urbanizzazione della Regio VI, il cui aspetto rimase sostanzialmente invariato fino all'epoca dell'eruzione del 79 d.C. (Paolo Barconi, Filippo Coarelli, Fabrizio Pesando, Annapaola Zaccaria Ruggiu)
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AIAC_805 - Regio VI.7 - 2006
L’Università di Venezia ha diretto tra il 2003 e il 2006 attività di ricerca e di indagine sul terreno, nelle insulae 14-sud e 7 della Regio VI e nelle insulae 3 e 4 della Regio V. I dati raccolti vengono trattati, analizzati e interpretati tramite un GIS in corso di realizzazione e implementazione al fine di ottenere una piattaforma di partenza per la raccolta integrale delle informazioni inerenti lo scavo e l’analisi dei contesti ceramici. I Data Base elaborati sono correlati alla cartografia utilizzata ed elaborata, alla documentazione fotografica e grafica, alle classi ceramiche dei saggi di scavo. Questo tipo particolare di GIS consente anche la rappresentazione su base quantitativa delle classi dei reperti per contesto stratigrafico e della distribuzione della ceramica all’interno dello scavo in rapporto alla classe, all’aspetto morfologico, al tipo, alla cronologia. In questa fase di elaborazione, ci si è limitati all’analisi di tipo ceramologico e all’inserimento dei reperti ceramici, ma il programma è strutturato per l’inserimento e l’elaborazione di tutti i tipi di reperti archeologici. (Anna Paola Zaccaria Ruggiu, Chiara Maratini)
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AIAC_922 - Brentino-Belluno in Valdadige - 2006
On the eastern stretch of the _Via Claudia Augusta_ in the direction of _Tridentum_, ancient Trento, stand the remains of a large architectural complex in a territory rich in rural settlements, villas and small villages.
In 2004 investigations examined the south-western sector of the area, occupied by a vast open space-courtyard with square pilasters of varying sizes, a system of transverse channels and rooms facing onto it along the north, west and south sides. There were other open spaces to the west and south. The rooms were paved in opus signinum with make ups of bricks placed edge on or cobbles. Cisterns for water and channels were found within some rooms. Most of the construction can be attributed to phase IV, that is to the 1st-3rd century A.D.
In 2005 excavation evidence suggested that some parts of the flooring was constituted by wooden planks as the walls presented ledges while the floor make ups were of rough cobbles and broken brick packed into earth. In other areas, perhaps for residential use, the floors were made up of opus signinum with pottery inclusions, white mortar with make ups of either broken bricks placed edge on or cobbles and broken brick. The walls had regular courses of cobbles and stones, with brick wedges fixed into grey mortar. (MiBAC)