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Anna Ferrarese - Università degli Studi di Padova

Season Team

  • AIAC_3654 - Nora. Quartiere orientale - 2015
    Nel corso della campagna di scavi 2015, le indagini dell’Università di Padova nella porzione orientale della penisola di Nora sono proseguite nell’area ad est del foro, alle spalle dell’edificio moderno noto come «Casa Sarda». Nel saggio denominato PO, lo scavo, dopo un primo sondaggio esplorativo effettuato nel 2008 e la ripresa delle indagini estensive a partire dal 2014, è stato approfondito e ampliato quest’anno con l’obiettivo di sviluppare la conoscenza dell’articolazione planimetrica degli edifici di età imperiale romana che occupano questo settore dell’abitato e che allo stato attuale delle ricerche sono solo parzialmente noti. Nell’ambiente II si è portato a termine lo scavo dei due potenti strati di riempimento che obliteravano la porzione superstite delle quattro strutture murarie perimetrali e il piano pavimentale in cementizio. Tali strati presentavano al loro interno numerosissimi frammenti di intonaci dipinti e materiale edilizio di vario genere, in particolare tegole e coppi. Il piano pavimentale è risultato coperto da un sottile strato di vita, precedente all’accumulo dei livelli di obliterazione, il quale si estendeva verso est anche sopra la soglia che metteva originariamente in comunicazione l’ambiente II con l’attiguo vano IV, dotato di una capiente cisterna ipogea. In corrispondenza della soglia, sopra il sottile strato di vita, fu in un secondo momento realizzata una tamponatura muraria che venne ad occludere il passaggio tra i due ambienti. Più a est lo scavo si è approfondito negli ambienti V e VI, due vani comunicati allungati in senso nord sud che, in via preliminare, sembrerebbero fungere da diaframma tra il complesso costituito dagli ambienti I-IV e un edificio contiguo composto almeno dagli ambienti VII-VIII. Nel vano V si è portato a termine lo scavo della cisterna identificata già nella scorsa campagna di ricerche e avente la consueta planimetria “a bagnarola”: la struttura idraulica è infatti caratterizzata dalla tipica pianta rettangolare con entrambi i lati brevi curvilinei (ca. 3,2 x 1,1 m), presenta un andamento pressoché conforme a quello dei perimetrali dell’ambiente entro la quale è compresa e si approfondisce al di sotto del piano di calpestio per ca. 3,3 m. L’acqua confluiva nella cisterna mediante due apprestamenti: una prima canaletta era alimentata da un pluviale inserito nel perimetrale del vano VI che, attraversato il tramezzo che separava i due ambienti, si gettava nell’angolo sud-occidentale dell’invaso; una tubatura proveniente pure dall’esterno del vano V e costituita nella sua porzione terminale da un collo d’anfora reimpiegato (Dressel 1), confluiva invece nell’angolo sud-orientale della cisterna. Nell’ambiente VI è stato possibile identificare almeno due fasi edilizie. In un primo momento, inquadrabile a partire dal II sec. d.C., l’intero vano, accessibile da un largo varco verso sud, ma anche da due aperture secondarie lungo le pareti est e ovest, risulta pavimentato da un piano in cementizio e presenta, a ridosso della parete orientale, una struttura in argilla cruda, rivestita di intonaco lungo la fronte occidentale e alta alcune decine di centimetri; un secondo apprestamento strutturale, di cui si conserva solo la traccia in negativo nella pavimentazione, doveva trovarsi nell’angolo nord-occidentale dell’ambiente, mentre, nell’angolo opposto della stessa parete, una breve scalinata costituita da due gradini dava accesso al vano V. Nella seconda fase tanto il pavimento quanto la struttura in pisé e il più basso dei due scalini vengono obliterati mediante riporti di terreno sigillati da una massicciata funzionale alla stesura di una pavimentazione, malamente conservata lungo il perimetrale orientale del vano e posta a una quota compatibile con quella del piano di calpestio dell’ambiente V; a questo stesso momento vanno attribuite le tamponature dei due varchi d’accesso all’ambiente posti lungo le pareti occidentale e orientale. Ad est dei vani V e VI è stato possibile identificare quest’anno due distinti ambienti: il primo, pressoché quadrangolare (VII; 4,1 x 3,9 m) si trova immediatamente ad est dell’ambiente V, mentre più a meridione si sviluppa il più ampio vano VIII (4,1 x 5,5 m), forse originariamente aperto verso sud, ma in una seconda fase circoscritto anche su questo lato da un apprestamento in grandi blocchi di forma irregolare e non connessi mediante legante. Le indagini sono state infine rivolte anche a nord dell’ambiente VII nello spazio risparmiato dallo scasso effettuato in occasione della costruzione della «Casa Sarda» (vano IX). Per quanto le condizioni del tutto lacunose dell’ambiente non ne permettano al momento una precisa definizione planimetrica, si possono già da ora identificare tre gradini che conducono verso un piano del complesso posto a quota inferiore rispetto a quella dei vani sinora indagati, forse compatibile con quella dell’ambiente I; dallo scavo dei livelli immediatamente a nord del perimetrale meridionale dell’ambiente IX sono infine stati recuperati intonaci parietali in crollo, in straordinario stato di conservazione e caratterizzati da decorazioni pittoriche geometriche e figurate.
  • AIAC_3654 - Nora. Quartiere orientale - 2016
    Le ricerche condotte dall’Università di Padova nel settore orientale dell’abitato di Nora (area P) tra settembre e ottobre 2016 si sono concentrate nell’area oltre il limite orientale del foro e in particolare nel saggio a sud-ovest della c.d. Casa Sarda (saggio PO). Qui, dopo un primo sondaggio esplorativo nel biennio 2007-2008, dal 2014, con cadenza annuale, si sta procedendo alla lettura stratigrafica e planimetrica di un complesso edilizio di età romana imperiale. In questa campagna, le indagini si sono dapprima concentrate nel vano IX (4,4 x 4,6 m), dove le ricerche avevano preso avvio già nel 2015, con la rimozione di grandi frammenti di intonaco parietale in stato di crollo, caratterizzati da decorazioni pittoriche geometriche e figurate. Lo scavo ha messo in luce in stato di giacitura primario anche consistenti lacerti di murature in crudo intonacate che, come i circostanti intonaci frammentari, sono stati asportati documentandone la posizione topografica, al fine di assecondare in un secondo momento la ricostruzione della partitura decorativa delle pareti individuate. È stato inoltre identificato il crollo della copertura del vano, costituita da tegole e coppi, che, a seguito del cedimento delle strutture murarie in materiale deperibile, collassò andando parzialmente ad obliterare una breve gradinata che caratterizza l’angolo sud-orientale dell’ambiente. I sottostanti piani di battuto pavimentale presentavano infine notevoli lacune che hanno consentito di effettuare un limitato approfondimento destinato a documentare i livelli di fondazione dell’edificio e di definire il limite costituito dallo scasso che in età contemporanea venne effettuato per posizionare gli impianti di scarico della c.d. Casa Sarda. Più a ovest, oltre la tamponatura di un varco nell’angolo sud-occidentale del vano IX, lo scavo ha interessato il corridoio X (4,9 x 1,2 m) che, con orientamento est-ovest, si apre a nord con una soglia che conduce al piccolo ambiente XI (2,9 x 2,5 m), poco conservato a ragione delle profonde asportazioni di età moderna e contemporanea; verso ovest il vano X si raccorda invece con il corridoio IV (1,3 x 5,2 m), parzialmente indagato nel corso delle passate campagne. La rimozione dei livelli di abbandono degli ambienti IV, X-XI, pure caratterizzati dalla frequente presenza di frammenti di intonaco e di laterizi, ha anche qui consentito la messa in luce di livelli sovrapposti di battuto pavimentale, testimoni di una frequentazione del complesso prolungata nel tempo. Significativo è soffermarsi sui livelli di defunzionalizzazione della pavimentazione in laterizi dell’ambiente IV: contestualmente alla spoliazione del piano pavimentale, venne asportata anche la copertura e parte delle spallette, pure in laterizi, della canaletta di «troppo pieno» che, diramandosi dal pozzo-cisterna indagato nel 2014 al centro del vano, proseguiva nel vano I, costeggiando le pareti orientale e settentrionale del vano II; in un secondo momento nella stessa fossa di spoglio venne praticato un secondo taglio in cui fu depositato un gruzzolo di 49 monete di bronzo, sigillato da una colata di malta e definitivamente obliterato dal riempimento che andò a colmare la lacuna lasciata nel corridoio dallo scasso della canaletta. Sulla base di uno studio preliminare avviato dal prof. M. Asolati secondo le modalità concordate con M. Canepa ed I. Sanna, il tesoretto sembra essere databile nella seconda metà del III sec. e va quindi ad inquadrare con precisione l’ultima fase di vita dell’ambiente in esame, precedente ai livelli di crollo e di abbandono dell’edificio. Ha infine preso avvio lo scavo dell’ambiente VIII (4,1 x 4,1 m), che si sviluppa immediatamente a sud del vano IX e che ha presentato un panorama stratigrafico analogo, se non meglio conservato, rispetto a quest’ultimo: rimossi i livelli più superficiali, sono anche qui emersi laterizi in stato di crollo pertinenti al tetto dell’edificio e sovrapposti tanto a frammenti d’intonaco dipinto, molti dei quali caratterizzati da tracce d’incannucciato che sembrano rimandare al rivestimento del soffitto dell’ambiente, quanto a lacerti di murature in crudo, talora di lunghezza superiore ad 1,5 m, caratterizzate su ambo le fronti da rivestimenti parietali dipinti.