Name
Fabio Cavulli
Organisation Name
Università di Trento - Laboratorio "B. Bagolini"

Season Director

  • AIAC_3803 - Busa delle Vette - 2014
    Il sito, identificato da Piergiorgio Cesco Frare e Gabriele Fogliata, si presenta come un complesso pastorale articolato in cinque recinti principali e alcune strutture minori, tutti costruiti in pietra a secco locale. Durante la campagna di ricerche 2014 è stata effettuata un’analisi dettagliata delle tessiture murarie, delle relazioni stratigrafico-cronologiche che intercorrono tra i diversi recinti. La tecnica muraria a secco impiegata, apprezzabile nelle parti più preservate, è costituita da grandi lastre regolari (lunghe fino a 1 m) di rosso ammonitico su cui sono state giustapposte delle pietre a spigoli vivi in biancone di dimensioni medie intorno ai 30 cm e di forma approssimativamente cubica. La costruzione dei muri è probabilmente avvenuta contemporaneamente allo spietramento dell’area interna. È presumile che i muri siano stati ristrutturati annualmente. In alcuni punti i muri a secco superano il metro di altezza e questo indizia un abbandono relativamente recente. I recinti sono tutti orientati ortogonalmente alla linea di massima pendenza del versante, a protezione dell’area interna contro il detrito. L’elemento principale del complesso (denominato R1) ha forma semicircolare in pianta e forma una sorta di “D”. Gli altri hanno invece muri che si incontrano ortogonalmente tra loro anche se, in alcuni casi, presentano angoli arrotondati. È stato quasi sempre possibile proporre una cronologia di costruzione dei 5 elementi strutturali identificati. Nello stesso anno la campagna di ricerca si è focalizzata sullo scavo di alcuni saggi esplorativi di 1x1 m presso il grande recinto pastorale multiplo , nonché sulla ricognizione archeologica dell’area della Busa delle Vette e di alcune aree limitrofe. Nell’autunno 2013 è stato operato dalla ditta Zeta Esse S.C., in previsione delle ricerche, un rilievo tramite drone dell’intero complesso. Scopo principale delle indagini archeologiche era quello di chiarire l’origine, la cronologia e l’evoluzione del complesso investigato. I sondaggi 1 e 1B hanno restituito un discreto numero di piccoli frammenti di ceramica grezza (tra i quali anche frammenti di orlo esoverso), un frammentino di metallo, frammenti di osso, alcuni denti di capri-ovino, da un livello più profondo è inoltre emersa una scheggia di selce di industria e, ovunque, abbondanti carboni (a volte associati a lenti di terreno bruciato in posizione secondaria). Nel corso dello scavo sono stati campionati nei sondaggi 1 e 1B (vedi figura) alcuni carboni per datazione radiocarbonica. Allo stesso metodo di datazione è stato sottoposto uno dei denti rinvenuti. Le date testimoniano una frequentazione riferibile all’inizio del XI sec. d.C. e una più tarda intorno alla fine del XV sec. d.C. Il quadro che si evince da queste prime ricerche è entusiasmante perché caratterizzato da una articolata frequentazione nel tempo. Alcuni luoghi chiave della conca indagata sembrano essere stati occupati stagionalmente in maniera più o meno continua fino ad epoca recente come testimoniato da rinvenimenti di superficie di abbondante materiale litico. Questo è indizio di una possibile continuità dell’attività antropica in quest’area di alta quota. I dati raccolti durante questa campagna, seppur preliminari, confermano l’eccezionale importanza archeologica di questo settore del Parco (già indiziata dai rinvenimenti del non lontano Riparo Tomàss, Valle di Lamen, a 920 m), non soltanto per la conoscenza della storia della pastorizia nel feltrino, ma anche e soprattutto per la comprensione dell’evoluzione del rapporto uomo-montagna in ambito montano, indagata contemporaneamente anche in altre zone dell’arco alpino.

Season Team

  • AIAC_901 - Riparo Tagliente - 2012
    La campagna di scavo dell’anno 2012 nei depositi di Riparo Tagliente (Stallavena di Grezzana, Verona) ha interessato sia i livelli epigravettiani (Paleolitico superiore), sia quelli musteriani (Paleolitico medio). Per quanto riguarda l’Epigravettiano, si è intervenuti in due diverse aree: - settore Nord - area esterna. E’ proseguita la rimozione della base del IV taglio di US 356, una concentrazione di scarti litici in scarsa matrice. Lo scavo è stato effettuato per riquadri di 20 x 20 cm nei QQ. 21-22, 34-38, 49-50 e 52 al fine di mettere in luce il V taglio. Giunti al tetto di questo ultimo nei QQ. 20-22 e 36-37 ne è stata effettuata la pulitura ad acqua e si sono realizzate le fotografie per la composizione della prima parte del fotopiano. Le immagini sono state successivamente raddrizzate ed è stato composto il relativo fotopiano. Si è quindi iniziata la rimozione del V taglio partendo dal reperto n. 1, giungendo a fine campagna al n. 1051. - settore Nord - area di transizione tra interno ed esterno del riparo (QQ. 38-39, 53-54, 68-69, 83-84). Le indagini si sono concentrate su una superficie resa stratigraficamente omogenea dagli interventi dello scorso anno, finalizzati all’abbassamento dello “scalino” più alto che interessava i QQ. 38, 53, 68, 83. La situazione riscontrata risulta piuttosto articolata, per la presenza di diverse U.S. di limitata estensione, corrispondenti a differenti eventi più o meno puntuali nel tempo, parzialmente sovrapposti l’uno all’altro. Si tratta principalmente di accumuli di ceneri e porzioni di suoli d’abitato ricchi di residui antropici di varia natura (selci, macro e micro fauna, ocra), con numerosi strumenti litici e in osso ed ornamenti che attestano l’uso domestico di questa zona. In generale le U.S. presenti in questa area risultano ricollegabili con la stratigrafia interna, mentre quella esterna, dove si concentrano gli ammassi di scarti di lavorazione e di macellazione, sembra “agganciarsi” alla precedente in corrispondenza dell’accumulo dei massi di crollo situati subito all’esterno del riparo, grosso modo lungo la linea di sezione corrispondente al passaggio tra i QQ. 52-53. Per quanto riguarda i depositi musteriani (Paleolitico medio), lo scavo si è concentrato nel sondaggio esterno (QQ. 6-7), indagato negli anni ’70 e successivamente ampliato nelle campagne di scavo 1997-1998. I quadrati sondati corrispondono ai riqq. 8/5-6-8-9 e 9/2-3. Durante questa campagna di scavo è iniziato il lavoro di recupero di reperti faunistici idonei per poter effettuare le datazioni 14C. Lo scavo è avvenuto mantenendo la suddivisione in tagli di circa 10 cm, stabilita negli anni’70, a causa del maggiore ispessimento dell’US verso l’esterno del riparo. I reperti sono stati raccolti mediante rilevamento delle coordinate (X, Y, Z) secondo la metodologia impostata nel 1998