AIAC_3026 - Nora, quartiere nord-occidentale - 2012Dal 1990 l’Università degli Studi di Genova è impegnata sul sito dell’antica città di Nora grazie ad una convenzione stipulata con la Soprintendenza per i Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano e nell’ambito di un piano di cooperazione interuniversitario sviluppato con gli Atenei di Milano, Padova, Viterbo.
Dal 1996 le indagini dell’Ateneo genovese si sono concentrate nella zona nord-occidentale della città, occupata ed urbanizzata con l’arrivo cartaginese alla fine del VI sec.a.C.; qui si sviluppa un quartiere artigianale (Area C), che da subito ha una forte valenza commerciale. Questa funzione, documentata per il IV-III sec.a.C. da un’officina di _garum_, è mantenuta fino alla trasformazione in area abitativa (fine II-I sec.a.C.), che subirà una prima monumentalizzazione, non facilmente individuabile, nel corso del II sec.d.C., poiché l’intervento severiano ne intacca profondamente le evidenze, in parte già scavate da G. Pesce nel secolo scorso. Si deve a G. Pesce la messa in luce di una struttura commerciale polivalente, il cd. _macellum/hospitium_, delle Piccole Terme, di una serie di abitazioni, anche se parte dei dati per le fasi più recenti sono andati persi.
Dal 2010, in occasione dei restauri delle Piccole Terme, si sono effettuati una serie di scavi e saggi sia all’interno dell’edificio termale sia nelle sue vicinanze per chiarirne fasi e cronologia. Le Piccole Terme si impostano su precedenti abitazioni (quartiere A-B), sfruttandone le murature; si presentano ad impianto semplice ( _frigidarium_, due _tepidaria_, un _calidarium_ ) in età severiana; nel IV sec.d.C. si aggiunge un _apodyterium_, un corridoio e un ingresso monumentale. L’abbandono della funzione termale vede una parziale occupazione di nuovo con funzioni abitative (?) e infine un’ulteriore trasformazione (VI sec. d.C.) in area artigianale con fornaci sia nella vasca del _frigidarium_ che nei _tepidaria_. Invece nell’area verso N si crea un nuovo quartiere abitativo, che rappresenta l’ultima fase di vita della città (VII-VIII sec.a.C.).
Nel 2012 lo scavo ha interessato anche la strada E-F che attraversa il quartiere, parallela ad un’altra strada (G-H), che invece lo delimita verso mare. Si è portato in luce un tratto stradale lastricato, individuando due tombini del sottostante impianto fognario. In particolare l’intervento si è focalizzato su una struttura (cd. Vano A), già nota da precedenti scavi (1992-1993), che rientra nell’ultima fase di urbanizzazione di Nora. Lo scavo ha permesso di evidenziare che, a differenza della strada G-H restata sempre in funzione, questa, che si deve forse all’intervento severiano, viene defunzionalizzata nel V sec.d.C., come testimonia la presenza di terra e sabbia che ne ricoprono quasi uniformemente il lastricato. Su questo strato naturale collassano le murature delle abitazioni ai lati della strada, anch’esse abbandonate con la fine del V sec.d.C..
Nel VII sec. la ripresa di vita comporta un livellamento dello strato di abbandono: viene costruito il cd. vano A. Si tratta di un lacerto di una più ampia struttura abitativa, che rientra nell’ultima urbanizzazione di Nora, le cui tracce si recuperano anche in prossimità delle Piccole Terme. Viene così documentata la fine della città, probabilmente in concomitanza con l’invasione araba del Campidano (753 d.C.).
AIAC_3026 - Nora, quartiere nord-occidentale - 2013Dal 1990 l’Università degli Studi di Genova è impegnata sul sito dell’antica città di Nora grazie ad una convenzione stipulata con la Soprintendenza per i Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano e nell’ambito di un piano di cooperazione interuniversitario sviluppato con gli Atenei di Milano, Padova, Viterbo.
Dal 1996 le indagini dell’Ateneo genovese si sono concentrate nella zona nord-occidentale della città, occupata ed urbanizzata con l’arrivo cartaginese alla fine del VI sec.a.C.; qui si sviluppa un quartiere artigianale (Area C), che da subito ha una forte valenza commerciale. Questa funzione, documentata per il IV-III sec.a.C. da un’officina di garum, è mantenuta fino alla trasformazione in area abitativa (fine II-I sec.a.C.), che subirà una prima monumentalizzazione, non facilmente individuabile, nel corso del II sec.d.C. Il posteriore intervento severiano ne intacca profondamente le evidenze, in parte già scavate nel secolo scorso. Si deve a G. Pesce la messa in luce di una struttura commerciale polivalente, il cd. macellum/hospitium, che nella prima fase è in realtà un horreum, delle Piccole Terme e di una serie di abitazioni. Una parte dei dati relativi alle fasi più recenti sono andati persi, ma la campagna di scavo del 2012 conferma un vitalità della città ed in particolare del quartiere nord-occidentale fino alla metà dell’VIII sec.d.C.
Dal 2010, in occasione dei restauri delle Piccole Terme, si sono effettuati una serie di scavi e saggi sia all’interno dell’edificio termale sia nelle sue vicinanze per chiarirne fasi e cronologia. Le Piccole Terme si impostano su precedenti abitazioni (quartiere A-B), sfruttandone le murature; dapprima con un impianto semplice ( frigidarium, due tepidaria, un calidarium ) (età severiana). Nel IV sec.d.C. si aggiunge un apodyterium, un corridoio e un ingresso monumentale. L’abbandono della funzione termale vede una parziale rioccupazione con funzioni abitative (?) e infine un’ulteriore trasformazione (VI sec. d.C.) in area artigianale con fornaci sia nella vasca del frigidarium che nei tepidaria (di queste ultime restano solo labili tracce). Nel 2013 è stata indagato l’interno della vasca del frigidarium, che per tre quarti risulta occupato da una fornace: si sono scavati tre piani di cottura (Fornace 1-3) sovrapposti in rapida successione, che prevedevano una profonda azione di pulitura tra l’uno e l’altro; di conseguenza la mancanza di reperti non permette una cronologia dell’uso. Invece tra la Fornace 3 e quella sottostante (Fornace 4) si trova uno spesso strato di terreno combusto contenente frr. ceramici, scorie di vetro, ossi, indizio di un probabile periodo di abbandono. Inoltre questa fornace a differenza delle tre superiori circolari, ha un impianto quadrangolare di maggiori dimensioni. Lo scavo si è interrotto a questo livello, ma è proseguito nella zona della vasca non occupata dalla fornace. Qui probabilmente era già intervenuto G.Pesce negli anno 60 del secolo scorso, giungendo a portare in luce un tratto di pavimentazione laterizia originaria della vasca, con la conseguente perdita di dati stratigrafici utili all’inquadramento cronologico. Nel contesto della stessa campagna si è provveduto al restauro pavimentale dei due tepidaria delle Piccole Terme, procedendo con erbicida, consolidanti ed integrazione e, dove ancora presenti, si sono restaurate le pilae delle suspensurae. Questa area è stata coperta con tessuto non tessuto e con strati differenti di ghiaia (più chiari per indicare vani interni; più scuri per individuare spazi aperti e /o di passaggio); la stessa metodologia conservativa è stata seguita anche per permettere la fruizione da parte dei visitatori del Parco archeologico delle fauces delle Piccole Terme e dell’ambitus (Area C/C1).